sabato 7 maggio 2011

Moriggia-Acitelli

in salita nella Direttissima
la strettoia della Direttissima
inizio discesa nel Moriggia-Acitelli
Rinaldinho studia il canale
inizio parte ripida
sopra la strettoia
sotto la strettoia
inizio valle dell'Inferno
Valle dell'Inferno
risalita dalla V. dell'Inferno
Discesa da M.Aquila
Regione: Abruzzo Data: 07/05/2011

Nome: Fabrizio e Rinaldinho E-mail: Fadoraf@yahoo.it
Nome gita: Corno Grande Vetta W: Canale MORIGGIA-ACITELLI Partenza da: strada per l'albergo di Campo Imperatore (tornante)
Quota partenza: 2000 Dislivello: 1250
Esposiz. salita: Sud Esposiz. discesa: Sud
Difficoltà: Sci-alpinista ottimo Manto nevoso: Stupendo
Tipo di neve: Trasformata Valutazione gita: Stupendo
Bibliografia: Valle partenza: Campo Imperatore
Commento gita: Salita: tornante/m.Aquila/sella di Corno Grande/Direttissima/vetta. Discesa: Canale Moriggia-Acitelli/valle dell'Inferno/risalita a M.Aquila/discesa finale da m.Aquila. Partenza ore 10,25 (il nostro consulente speciale,alias Cristyano, ci aveva detto di partire tardi per propiziare le condizioni migliori della neve). Discesa ore 13 (+ o -). Condizioni climatiche ottime. La strettoia del Moriggia-Acitelli costringe a derapare-scalettare per circa 20 metri (ci passano gli sci giusti-giusti,quasi comodi)
Manto nevoso: Firn stupendo, ammorbidito al punto giusto. Buon innevamento in quota (direi migliore del mio precedente accesso di 15 giorni orsono). Pericolo valanghe 1

martedì 26 aprile 2011

MONTE ROZZA MT.2.064 E MONTE COSTOGNILLO MT2.339 (Gruppo del Velino).








DA UN PO' DI TEMPO ERO STATO COLPITO DA CRISI DI ASTINENZA DEL "DUEMILISTA" CHE CONSISTE NELLA NECESSITA' DI SALIRE UN DUEMILA NUOVO PER NON PERDERE INNANZITUTTO L'ABITUDINE E, POI, PER SCALARE QUALCHE POSIZIONE IN CLASSIFICA DEL CLUB.CONSIDERATE LE PESSIME CONDIZIONI METEO SUL VERSANTE ADRIATICO L'UNICA ZONA CON TEMPO VARIABILE ERA LA ZONA DEL VELINO.LA SCELTA CADE SUL MONTE ROZZA E SUL MONTE COSTOGNILLO CHE RISULTANO MANCARE ALLA MIA COLLEZIONE PUR ESSENDO PASSATO DIVERSE VOLTE NELLE LORO VICINANZE.COMPAGNI DI GITA SONO MIMMO DI BARTOLOMEO, NEO COLLEZIONISTA DI DUEMILA, E GIUSEPPE DE TOMMASO POLISPORTIVO DI ALTO LIVELLO.SUPERFLUO E' RELAZIONARE LA GITA PERCHE' LE PREDETTE CIME S'INCONTRANO PERCORRENDO IL CLASSICO ITINERARIO CHE PARTENDO DA ROSCIOLO CONDUCE SULLA VETTA DEL VELINO.LA NEVE INIZIA SUI DUEMILA METRI E SOLO I VERSANTI RIVOLTI A NORD SONO BEN INNEVATI.

sabato 23 aprile 2011

... buona Pasqua


a tutti i Cavalieri e frequentatori del blog
...

semplicemente buone feste

lunedì 18 aprile 2011

16 aprile 2011 Serra Le Gravare

Sarò breve.

La cima si è persa nella nebbia. Al Mascherone si è perso l’orologio. Un cappello di una neo-Cavaliera, nonché sorella, ha cercato in tutti i modi di perdersi:

La destinazione era Serra Le Gravare. La Compagnia numerosa: i Cavalieri Mascherone, Massimo, Paolo, Velluto e sottoscritto; la Cavaliera suddetta.

Si parte da Passo Godi (quota 1542), imboccando il sentiero Y2, segnato bianco-rosso, che parte nei pressi dello skylift a sinistra della strada (venendo da Scanno). Si attraversa la piana, si attraversa un boschetto e si punta su un evidente passo a sinistra dei paravalanghe. In breve si è su Valico dello Scalone, quota 1926.

Qui si è verificato l’increscioso episodio del cappello e forse anche il disdicevole smarrimento dell’orologio. Il valico era a dir poco freddino, e il tentativo di fuga del cappello la dice lunga sul vento che lo batteva ( e soprattutto batteva noi!).

Si svalica quindi, e si scende sul versante opposto, seguendo il sentiero che piega in direzione sud-est. Da lì abbiamo percorso Piano Le Gravare per qualche chilometro, tenendoci sempre alle pendici di Serra di Rocca Chiarano in direzione sud-sud-est .


Altro non so.


A mia discolpa posso dire che la nebbia era fitta. Che il rimpianto orologio/altimetro del Mascherone si era perso. Che in seguito quando, ripetutamente, chiedevamo l’ora e la quota al Mascherone, egli ci rispondeva male. Che prima di fare dietro front eravamo a quota 2050 di un monte che per me era Serra Le Gravare…ma si era fatto tardi, non si vedeva nulla, la pendenza aumentava e ci siamo ritirati!

mercoledì 13 aprile 2011

PALAZZO del SIRENTE (via Vette d'Argento)


uno schema dell'itinerario


in salita nel bosco


nella Neviera


Rinaldinho saggia l'ingresso


obbligatorie curve saltate


sto per entrare anch'io


primo piano di Rinaldinho;io sono ancora alla partenza


dopo una strettoia il canale si allarga


qui neve ottima


Rinaldinho continua a saltare


ora bella discesa nel Canale Scurribile (o Canale della Valanga) della Neviera


una piccola relazione della via alpinistica


Mi ero dato come regola quella di pubblicare su questo Blog solo le cose in cui fossero presenti almeno 2 Cavalieri (me compreso).
Ma per questo itinerario faccio un'eccezione perchè merita.

Itinerario:
si sale per il classico sentiero che porta alla base della Neviera.Si risale la Neviera.Si raggiunge la cresta e la si segue verso Nord fino in vetta (Q.2277).Circa 20-30 metri prima della vetta scende giù diritto questo canalino molto ripido nei primi 20-30 metri.Ad occhio avevamo giudicato 55°,ed una relazione alpinistica di Guzzardi ce l'ha poi confermato.Ad ogni modo al di là delle valutazioni in gradi,i primi metri appaiono verticali da dovunque li si guardi e sono tali da intimorire.Segue poi una strettoia sempre ripida,poi la pendenza continua per un pò sui 40°,per poi andare scemando all'uscita sui 35° ed aprirsi sui vasti pendii inferiori.Si raggiunge un'insellatura e si piega infine a dx per il canale Scurribile della Neviera,mediante il quale ci si ricollega all'itinerario di salita.

lunedì 11 aprile 2011

Intermesoli (Canale dei PILASTRI)

Itinerario grandioso con un dislivello importante (1700 m.).
Salita per la Val Maone,Sella dei Grilli (solito caldo africano),pendio sud dell'Intermesoli (ultimi 200 m. di dislivello sci in spalla causa mancanza di neve). Discesa dalla vetta alla sella di Q.2438 tra le vette Meridionale e Settentrionale dell'Intermesoli,poi nella conca del Sambuco fino al suo fondo (q.2010).Ripellaggio e salita alla larga sella tra Intermesoli Sud e Picco Pio XI (q.2300 circa). Discesa finale prima per un ripido pendio in direzione Est.Si raggiunge così una specie di altopiano sbilenco pendente verso est,soprastante le strutture ed i Pilastri dell'Intermesoli.Da qui si traversa in direzione Nord per entrare nel largo canale che in direzione ENE scende verso la Val Maone,avendo a sx le alte strutture rocciose del Picco Pio XI.Il largo canale diventa uno stretto canale che termina su di un salto di roccia.Occorre allora traversare a sx per entrare in un altro canalino stretto e ripido che conduce infine sui ghiaioni della sx orografica della Val Maone.Una lingua di neve permette di raggiungere trionfalmente il fondo della Val Maone a q.1660 circa.Di qui un'autostrada tracciata da decine di altri scialpinisti,riporta alle Cascata del Rio Arno.Riposti gli sci sullo zaino si ritorna a Prati di Tivo mediante la pista di collegamento.
Manto nevoso: Neve dura dalla vetta alla sella tra le due cime dell'Intermesoli. Neve marcia nella conca del Sambuco:tenendosi sulla linea delle svalangate,neve abbastanza buona. Neve molto marcia nel pendio che adduce all'altopiano soprastante i pilastri dell'Intermesoli (numerose colate di neve umida). Neve discreta nel canalone dei Pilastri (slavinamento centrale di neve umida). Neve buona (firn) nei canalini sotto la strettoia fino al fondo della Val Maone. Pericolo valanghe 1-2 NB:itinerario impossibile da effettuare con il benchè minimo sospetto di instabilità del manto nevoso.



L'Intermesoli alla partenza




salita alla sella dei Grilli



vetta Da sx:Mauro,Rinaldinho,Cristyano,io,Gino Perini (incontrato casualmente in vetta)



inizio discesa



verso la sella



il cavalier Mauro



verso il Sambuco



si scia al cospetto di scenari grandiosi



ambiente bellissimo



verso la sella tra Intermesoli e Picco Pio XI



qualcuno ha problemi con le pelli



discesa verso est sopra i Pilastri dell'Intermesoli



traverso sul pendio inclinato



nel canalone dei Pilastri



si scia sotto le pareti del Picco Pio XI



Stop:il canalone finisce su salti di roccia



traverso a sx per sentierino e roccette per intercettare un canale parallelo



nel canalino curve saltate obbligatorie



sul fondo della val Maone si riprende l'autostrada tracciata da decine e decine di altri scialpinisti

venerdì 8 aprile 2011

Cevedale e dintorni

Inizierei il racconto con una battuta, che fa pure rima: "dal cevedale all'ospedale". Sì, perchè poche ore dopo essere rientrati a casa da una "tre giorni" sul gruppo del Cevedale, una banale, ma violenta caduta sulle scale di un parcheggio comunale, mi hanno costretto ad un breve ricovero ospedaliero e ora mi trovo convalescente con due costole fratturate.Naturalmente (e giustamente aggiungo io) in molti mi hanno preso in giro per  la rocambolesca e poco "onorevole" caduta, ma purtroppo non sono riuscito a mantenere il segreto su quanto accaduto.
Colgo l'occasione per ringrazie gli amici che mi hanno soccorso, in particolare "Pastarella?" al quale ho fatto prendere uno spavento terribile, e tutti coloro che mi sono stati vicino mostrandomi tutto il loro affetto. Grazie!!
Insomma la mia stagione scialpinistica è finita parecchio in anticipo, rispetto a quanto avevo previsto. E sono maggiormente dipiaciuto per non aver concluso la stagione con le classiche sulle montagne di casa che tanto amiamo, ma ora torniamo alla "tre giorni" sul Cevedale.
Come spesso accade, insiema a Luca partiamo da casa alle ore 22,30 di venerdì 1° aprile con destinazione Cogolo di Pejo (TN) dove arriviamo verso le 5,00 del mattino seguente. Il tempo di prepararci ed attendere un poco di luce del giorno, verso le 6,00 siamo già in cammino da località Malga Mare con destinazione Monte Cevedale. Questa volta, però, i 1800 metri di dislivello e 15,7 km di sviluppo, sommati alla notte passata alla guida ed una scarsa e poco piacevole colazione in autogrill, si sono rivelati fatali per la mia performance. Difatti, superata la quota 2900 m circa, quando ormai eravamo sotto un sole cocente, ho dovuto lottare con tutte le mie forze residue per raggiungere la vetta sulla quale, in ogni caso, siamo giunti dopo appena cinque ore di cammino.
Stanchezza e fatica indicibile a parte, è stata una gita fantastica, che ci ha permesso di godere di un magnifico sole ed una visibilità sulle alpi quasi sconfinata, come dimostrano le foto (poche a dire il vero: ero troppo stanco per fare foto) pubblicate sul mio album

Relazione:
Dal parcheggio adiacente la centrale Enel, nei pressi di Malga Mare a quota 1972 m, che si raggiunge attraverso una stretta strada asfaltata che inizia dal centro abitato di Cogolo di Pejo (indicazione turistica),  si seguono le indicazioni per il rifugio "Larcher" (cartello di legno). Si transita alla destra di Malga Mare, avanzando fin sotto ad una bastionata rocciosa, che si aggira andando verso destra sulle tracce del sentiero estivo, fino a raggiungere un pianoro a quota 2200 m. dal quale proseguiamo verso sinistra lungo un dorso. Si supera sulla sinistra un cocuzzolo e, leggermente in discesa, si raggiunge la stazione intermedia di una teleferica in località "Pian Venezia" a quota 2283 m. Ora si prosegue al centro dell'ampia valle, praticamnete pianeggiante, e la percorriamo fino alla fine transitando alcune decine di metri al di sotto del rifugio "Larcher", che ci lasciamo alla nostra destra. Al termine della valle, piegando a sinistra, si risale un ripido canale attraverso il quale si perviene sulla morena glaciale a quota 2700 m. A questo punto, traversando a sinistra (segnavia bianco rossi sulle rocce), si raggiunge il grande avvallamento tra le rocce, risalendo il quale si perviene nel grande catino glaciale a quota 3050 m. Ora la vetta del Monte Cevedale è ben visibile. Si prosegue l'ascesa piegando leggermente a destra, transitando alla sinistra di alcuni serracchi fino a raggiungere un colle ai piedi del ripido pendio di vetta, che si raggiunge lungo il margine sinistro del pendio stesso.
La discesa per l'itinerario di salita, tenendo sempre ben presente che si tratta di un ambiente glaciale, fino a raggiungere il rifugio "Larcher" (affollatissimo) dove abbiamo trascrorso le due notti successive. 
Presso il citato rifugio, in maniera del tutto casuale ed indipendente dalle nostre scelte, ci raggiunge anche "Annibale" con un gruppo di amici trentini, insieme ai quali era salito dalla Val Martello. Ecco svelato anche l'indovinello del post precedente. 
Recuperate le forze, poco prima delle 7,00 del 3 aprile u.s. siamo di nuovo in marcia sotto un magnifico cielo terso ed una temperatura poco più fresca della giornata precedente. Dopo aver fatto un breve tratto della salita insieme ad "Annibale" ed i suoi amici trentini (loro erano diretti sulla Zufallspitze), ci dirigiamo verso la nostra meta: Palon de la Mare 3703 m, seconda cima più alta del Trentino dopo il Cevedale.
Relazione:
Dal rifugio "Larcher" ci si abbassa fino al fondo della valle sottostante, al termine della quale, piegando a sinistra, si risale un ripido canale attraverso il quale si perviene sulla morena glaciale a quota 2700 m. A questo punto, traversando a sinistra (segnavia bianco rossi sulle rocce), si raggiunge il grande avvallamento tra le rocce, risalendo il quale si perviene nel grande catino glaciale a quota 3050 m. Fino a questo punto l'itenerario è in comune con quello percorso il giorno precedente per la salita al Monte Cevedale.
Da questo punto, piegando costantemente a sinistra, si entra nella Vedretta de la Mare che si risale dolcemente puntanto al Col de la Mare (poco distante alla nostra destra è visibile il bivacco Colombo a quota 3485 m). Continuando in semicurva verso sinistra, si rimonta il grande crestone nord che scende dal Palon de la Mare dove si perviene sci ai piedi, potendo godere del grandioso ed emozionante panorama sul ghiacciaio dei Forni e le montagne circostanti, come la imponente piramide del Gran Zebrù. Guardare le foto per credere.
La discesa per l'itinerario di salita.
 
Per la terza giornata, dovendo fare il viaggio di ritorno a casa, abbiamo previsto una salita più breve, che però si è rivelata molto più ostica di quanto avessimo previsto. Difatti le nostre buone intenzioni di salita a Cima delle Marmotte 3330 m, sono naufragate a quota 3100 m. circa sotto una cresta che nulla aveva a che vedere con una salita scialpinistica.
Dal rifugio "Larcher" a quota 2607 m si traversa il pendio sovrastante, seguendo il segnavia n. 104 in direzione est, fino a raggiungere un colle dal quale, prima in direzione sud-est e poi in direzione nord-est, si raggiunge località "le Pozze" a quota 2785 m circa. Da questo punto, in direzione nord, bisognerebbe raggiungere prima Cima Lagolungo e poi, attraverso la Vedretta di Careser, la Cima Marmotta. 
Evidentemente noi, seguendo alcune tracce di salita (anche di discesa) abbiamo risalito un canale piuttosto ripido, in parte occupato anche da slavine spontanee cadute nei giorni antecendenti, al termine del quale ci siamo trovati su una cresta rocciosa che adduceva ad un'altra cresta sovrastata da poco rassicuranti cornici. Non riuscendo a capire dove fossimo finiti e non potendo vedere nessuna delle cime sovrastanti, siamo stati costretti a rinunciare alla nostra meta. Tuttavia abbiamo potuto godere di una magnifica sciata, su terreno ripido e neve ancora ghiacciata, fino al "Pian Venezia" a quota 2283 m. Da questo punto in poi il rientro a Malga Mare è stato un vero incubo, a causa del manto nevoso ancora abbondante ma completamente collassato che faceva sprofondare completamente gli sci sotto la neve.
Clicca qui per le foto di quest'ultima gita.

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