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giovedì 22 marzo 2012

17 marzo 2012 Canale Herron-Franchetti, Pizzo Intermesoli

Lo standard orario ISO.CAVALIERI 2000 è stato ancora aggiornato. Questa volta il raduno dei Cavalieri (il Pontifex, Massimo, Velluto e sottoscritto) era fissato alle 4.
Con questi orari il pre-montagna dei Cavalieri della Polvere si sovrappone al post-discoteca dei Cavalieri della Polverina.Lo abbiamo capito in una stazione di servizio sull’autostrada. Mentre entravamo al bar un tipo in t-shirt, tatuaggi e piercing stava mezzo accartocciato, in piedi ma con la testa poggiata accanto alla cassa. Poi si è levato, ha barcollato, ha baccagliato con la cassiera. Ci siamo avvicinati. Il tipo aveva gusti bizzarri: alla barista stava chiedendo Cappuccino e C…(una parte molto intima dell’anatomia femminile).
Si era sull’orlo di uno scontro titanico fra Cavalieri della Polvere e quelli della Polverina.Ma ogni ardore di Cavaliere è stato spento dalla barista, che così ha immediatamente spiegato al Tatuato: “Io ti spacco il C…” (parte anch’essa un po’ intima dell’anatomia, nella fattispecie maschile).
Scampato lo scontro siamo ripartiti.

Il progetto, interamente by Pontifex, era interessante: scalare il Canale Herron-Franchetti, condotti dall’amico Andrea Di Donato. Ma sotto al primo si celava un altro progetto…diabolico.
Ai Cavalieri Velluto e Massimo, in assoluto alla prima uscita su roccia e in cordata, il Pontifex aveva spiegato che era un’uscita tranquillissima, una passeggiata! Andrea sul suo sito ha descritto così la nostra e sua passeggiata : “La scalata è entusiasmante. Vari e non facili i risalti di misto incontrati. Inoltre lo scarso innevamento non ci ha aiutati!! Grazie a tutti per la ottima esperienza di alpinismo d'altri tempi!!”
E per completare la truffa il Pontifex aveva assicurato ad Andrea che tutti i partecipanti erano esperti! Andrea per tutta l’uscita, scherzando ma non troppo, non riusciva a capacitarsi che il Pontifex gli avesse giocato un tiro così mancino.

I Cavalieri Velluto e Massimo hanno imparato molte cose, ed hanno avuto una prima iniziazione all’alpinismo ed anche al suo gergo tecnico. Ad esempio:

“Non è difficile”. Lo diceva continuamente il Pontifex. Significa: “ Salita di misto, con pendenza fino a 60° e qualche salto di 3° e 4°. Ramponi ai piedi, da usare con molta attenzione su neve, ghiaccio e roccia. Per le mani devi scegliere: se non vuoi morire togli i guanti. Però se non li togli hai il vantaggio di non perdere le mani per congelamento”.

“Questo è l’ultimo”. Lo diceva continuamente il Pontifex, ma anche Andrea lo ripeteva spesso riferendosi ai molteplici salti che hanno punteggiato la salita nel nostro canale. Significa : “So che sei un po’ alla frutta, e che più di un abbraccio di Naomi Campbell, più di un barattolo di Nutella da consumare a cucchiaiate, addirittura più di un abbraccio del Pontifex , tu vorresti tornare a casa subito. E allora ti dico che stiamo tornando a casa” .

Velluto e Massimo hanno attraversato tutte le sfumature e le metamorfosi del terrore. Prima una franca ed esplicita paura. Poi sbigottimento. Quindi paralisi cognitiva. Inebetimento. In seguito irrefrenabile ilarità. E finalmente una pacata e rassegnata lucidità.
E’ stato al colmo della lucidità che il Cavalier Massimo scalando uno dei salti ha trovato un sasso di una decina di centimetri di diametro. Era in bilico (il sasso...ma anche il Cavaliere non scherzava) ed ha deciso, per motivi non chiari, di lanciarlo in alto poco dietro la verticale della sua testa, ma molto sulla verticale della mia testa!
Con pari lungimiranza e lucidità il Cavalier Velluto ha lanciato a valle la sua picozza, ormai annoiato per il percorso che con tutti quei salti stava diventando troppo facile.
A questo punto il Pontifex ha ripreso l’iniziativa ed ha voluto riaffermare il suo primato, lanciando nel vuoto un friend della nostra guida.

Ecco… "Friend", altro termine appreso dai due Cavalieri Novelli. Il friend è:


Al principio il Cavaliere Massimo credeva fosse un modo cameratesco di relazionarsi fra compagni di cordata, tipo “Mettiamo questa assicurazione, Amico mio, My Friend".
Smarrimento iniziale a parte, i due Cavalieri Novelli hanno superato egregiamente la prova: complimenti a Velluto e Massimo!

Vengo alla relazione.
La salita si snoda lungo il canale che divide il 2° dal 3° pilastro della parete est del Pizzo iIntermesoli. Partendo dai Prati di Tivo si imbocca il sentiero che conduce in Val Maone fino ad arrivare nei pressi dei primi massi erratici situati all'inizio della valle, a circa 1 ora e 30 dalla partenza. Da questo punto non è difficile individuare a destra il canale al cui imbocco si nota un grosso masso che lo divide.
Si percorre la prima parte che man mano si restringe, superando pendenze di 40 - 45°, fino ad arrivare al primo salto, costituito da una paretina di 3°. Dopo la paretina, salendo una piccola goulotte, si raggiunge una selletta dalla quale si traversa a sinistra in discesa fino a prendere il canale che conduce sotto il secondo salto, costituito da un colatoio alto 10 metri (passaggi di 4°). Continuando per il canale con pendenza di 45° si arriva sotto il salto forse più difficile, costituito da un camino con masso incastrato. Abbiamo superato questo salto con l'aiuto di un fungo di neve, che abbiamo dovuto un po’ sfaldare e adattare alla salita. Poi però ci ha fatto da appoggio per una paretina soprastante con passaggio difficile (4+). Superato questo ostacolo si continua lungamente per il canale con pendenze anche di 60° fino ad arrivare sotto l'ultimo salto di 10 metri (3°). Si percorre quindi l'ultima parte del canale fino ai pratoni terminali.
Per la discesa si traversa lungamente a destra prima orizzontalmente e poi scendendo e costeggiando la base delle pareti gialle del Picco Pio XI. Si arriva quindi all'imbocco di un ripido canalino che si percorre fino al fondovalle.Una volta in Val Maone si riprende il sentiero percorso all'andata e si torna ai Prati di Tivo (tempo complessivo 8-9 ore). Ringraziamenti:
Ringrazio Andrea, che alla truffa del Pontifex ha sorriso, e capito che era a fin di bene: l’iniziazione di due Scudieri della Polvere, ora Cavalieri!
Ringrazio il Pontifex, chè la parte tecnica della relazione è sua.
Ringrazio Velluto e Massimo, che alla truffa del Pontifex hanno sorriso, e capito che era a fin di bene: fare uno scherzetto ad Andrea!

mercoledì 18 maggio 2011

Pio XI in due puntate

Non è un telefilm sul Pontefice che pontificò negli anni ‘20 e ’30 del secolo scorso. Anche perché se così fosse il nostro Pontifex pretenderebbe uno sceneggiato di almeno 4 puntate. Anzi c’è da dire che la recente beatificazione di altro pontefice suo competitor non lo ha messo di buon umore…

No, si tratta del raggiungimento della cima del Picco Pio XI che ha richiesto ben due tentativi.
Il primo tentativo nel giorno settimo del mese di Maria (7/5/2011).
Nella formazione d’attacco il Mascherone, Esmeralda, Massimo, ed il sottoscritto.

Arrivati al piazzale di Prati di Tivo un alpinista già perfettamente allestito si stacca dalla sua autovettura e comincia a fissarci il lunotto posteriore. E subito ci affronta: “Ma siete i Cavalieri della Polvere?” . Non sappiamo se negare o prepararci al peggio ( che avremo combinato?). Ma l’adesivo sul lunotto oramai non possiamo negarlo. Ma tutto va per il meglio. Vuole dirci che ci conosce via web, è del CAI di Frascati e sembra lieto dell’incontro. E lieti pure noi ( e sempre stupiti dei tanti che ci riconoscono) lo salutiamo e imbocchiamo il sentiero per la Val Maone.

La nostra guida per quest’uscita è “Gran Sasso d’Italia” , CAI/TCI, edizione 1992. Ci dice che a quota 1600 del sentiero si trova la Grotta dell’Oro. Ed in effetti a 3 km circa dai Prati, ed a quella quota, troviamo la grotta.


Ci dice che a destra della grotta c’è un canale (via classificata F) che ci porta ai margini della Conca del Sambuco, sulla cresta che può portarci al Picco. Con la santa pazienza risaliamo la morena ripida che immette nel canale (qualche passo avanti e vari passi indietro) e saliamo seguendo tracce di sentiero molto aleatorie e intermittenti, ma che presto spariscono del tutto.
La via è facile. Se il terreno fosse stabile sarebbe facilissima. Ma è tutta pietraie, roccia marcia, terra e prati ripidi. Ad ogni passo stacchiamo pietre.
Ad un certo punto attentiamo anche alla vita del Mascherone provocando il distacco di parecchi grossi massi che cominciano a rimbalzare all’impazzata. Dall’alto lo avvertiamo, ma non sappiamo dirgli altro. Invece Esmeralda dà al Mascherone il suggerimento giusto : di spostarsi a destra. Il Mascherone in effetti lo fa prontamente ed evita conseguenze.
Però se ne torna a casa ( se ne va proprio ! E torna a casa trovando un passaggio in auto. Ha un impegno e non può aspettare i Cavalieri impigliati nei meandri di Pio XI).



Si continua a salire superando qualche salto di roccia friabile e terra, qualche prato ripido, e qualche chiazza di neve sul pendio terminale. Si arriva quindi in cresta, e lì la vista si apre su un selvaggio Intermesoli e sulla solitaria Conca del Sambuco. Alle spalle erba gialla, pietre e roccia, davanti un mare di neve. Decidiamo che raggiungere la cima per la cresta non è proprio banale, e considerando che non vogliamo rifare in discesa la via di salita, e dobbiamo quindi raggiungere Pietracamela, tagliamo a mezza costa la Conca del Sambuco piegando verso nord, per risalire la cresta dalla sua estremità nord verso la cima. Tutto bene, senonchè invece di imboccare il facilissimo pendio che dall’estremità nord della Conca del Sambuco porta alla cima, imbocchiamo un vicino pendio, poi tramutatosi in canalino. Molto divertente, ma rinunciamo dopo 15 minuti!
Poi è una lunga camminata per arrivare a Pietracamela. A 50 metri dal paese ci prende un colpo: una spaventosa frana ha spazzato via la sterrata che stiamo percorrendo. Per fortuna è facile aggirarla. Ma poi di nuovo un colpo: il paese è proprio chiuso. Ma a ben guardare la chiusura è scavalcabile. Infine un passaggio in autostop ci riporta ai Prati.

Il secondo tentativo, 7 giorni dopo, è illuminato dalla presenza del Pontifex. Ma fra i bagliori ho riconosciuto anche i cavalieri Massimo, Nicola, Polveronzola e Marco. E mi sono riconosciuto anch'io.
Il Pontifex che aveva ascoltato i resoconti della precedente uscita ci assicura conoscere ben altra e più agevole via, su cui ci condurrà infallibilmente alla meta. Ci porta quindi fino alla Grotta dell’Oro e ci fa imboccare esattamente lo stesso canale del 7 maggio!
Vabbè, si sale per pietre, ghiaie, terre ed erbe. Il Cavalier Marco, che ci stupisce sempre con effetti speciali, repentini smarrimenti, scomparse e ricomparse, ci allieta con una deviazione dalla via maestra, anzi dalla via del Maestro, e si infila in una situazione , diciamo, incresciosa. Si ritrova su una inconsistente cengietta, fatta di terra e roccette sfatte, con 20 metri di vuoto sotto. Indietro non vuol tornare e affronta la cengietta.
Non si può dire che un Pontifex bestemmi…e non lo dico. Ma non è stato contento.
Si continua quindi come al primo tentativo. Guadagnamo la cresta, ci caliamo sulla Conca del Sambuco, tagliamo a mezza costa verso nord. Questa volta imbocchiamo il pendio giusto (che si trova proprio all’estremità nord della Conca) e risaliamo di 200 metri , direzione sud, fino alla cima.Quindi ci avviamo verso Pietracamela in direzione nord. Dopo una mezzora però, all’altezza di Prato Tondo(quota circa 1750), pieghiamo ad ovest scendendo verso il fondo della Val Maone. Seguiamo vaghi segnali rossi e nastri sbiaditi attaccati ai rami. Ma il Pontifex di nuovo conferma la Sua Infinita Previdenza e Preveggenza:
Arrivati al fondovalle alcuni, fra cui l’Esimio, hanno svoltano a nord verso Pietracamela (in discesa). Ed altri a sud risalendo circa 300 metri per raggiungere Prati di Tivo.

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