


CARI CAVALIERI,IMPARATE DAL PONTIFEX;ECCO PERCHE' NON SI PERDE MAI IN MONTAGNA E RAGGIUNGE LE CIME AL PRIMO COLPO SENZA GIROVAGARE!!!
Cliccate sulla foto per ingrandire.

Dalla cima si torna per la via di salita, il sentiero 7A.
Nulla ti tutto ciò. I Cavalieri, questa volta deliberatamente, tirano dritti verso ovest, tagliando pendii e vallette, e ricongiungendosi al tratto finale del 7A.
I Cavalieri si alimentano con appropriate dosi di carboidrati e zuccheri, perfettamente calibrate allo sforzo.
Macchè! I Cavalieri si sono abbuffati di buonissimi TATONI (by Fiorella) e ottimi COOKIES (by Polveronzola), senza nessuna proporzione rispetto alle fatiche compiute . E senza trascurare di ingurgitare anche le loro educate razioni di pane e olio, o altri sobri alimenti.





Ma la spedizione ha avuto un altro inconveniente : la paura delle vipere...tutta colpa del Mascherone!
Ad un certo punto, non e' chiaro perché, al Mascherone viene in mente una barzelletta. Fa una certa resistenza al racconto perché c'e' presenza di donzelle. Ma poi cede. E ci racconta di due compagni in montagna. Uno fa pipi' e viene morso da una vipera proprio li', dove meno se lo sarebbe aspettato. Il compagno chiede istruzioni ad un medico, e saputo il rimedio...decide di lasciar morire l' amico. Questo tragico epilogo ci farà pensare spesso alle vipere durante il percorso...anche perché ogni tanto la pipi' si deve pur fare...
Ed ecco la relazione.
Da Opi imbocchiamo la strada verso Forca D' Acero. Dopo una decina di chilometri si raggiunge il rifugio di Forca D' Acero (quota 1530), e ne ammiriamo la mirabile fattura ( questo rifugio sembra una casa delle streghe alla Disney, con baracche affastellate una all'altra, e oggetti incongrui disseminati dappertutto, fin sui tetti...se ricordo bene: bici, aratri, pupazzi...). Si prosegue per poco più di un chilometro, trovando sulla sinistra l'indicazione del sentiero P3 (siamo a quota 1458). Il sentiero aggira un colle e si immette sulla valle Inguagnera dopo un paio di chilometri, a quota 1520, incrociando il sentiero P7 che proviene dall' altro versante della valle. Ancora un chilometro e un centinaio di metri di dislivello e si e' al pozzo Inguagnera:

Poco dopo decidiamo di lasciare il sentiero e di puntare direttamente alla cresta, che da li' e' ben in vista. Salito un pendio pietroso e ripido ci troviamo su una sella a quota 2000 circa. Ascendiamo su una cima vicina, a nord-est rispetto alla sella...ma non e' la nostra. Torniamo alla sella, saliamo verso sud- ovest e in qualche minuto siamo su Cima di Serra Matarazzo.
Ma anche Cima Nella:
Ma anche Cima Presepe:
Vabbe' un po' di confusione sui nomi. E in tempi come questi, di battesimi di cime, i Cavalieri potrebbero avanzare istanza di battesimo su questa cima: Cima della Polvere, o Cima Cadepo' ad esempio.
Siamo tornati seguendo questa volta il sentiero quasi integralmente, solo tagliando il tratto che passa per il Valico Inguagnera, a quota 1804.
La nuova Cavaliera Per-Ora-Innominata, tornati in auto, ci ha deliziato con memorabili pastarelle, a base di miele, uova, burro, frutta secca, cannella.
Questi commoventi dolcetti ora siedono alla destra delle ciambelline di Marco e della crostata di Polveronzola.
Infine volevo proporre un quiz geologico a lettori e Cavalieri.
La zona era piena di una sorta di “terrazzamenti”, o meglio, cordonature fatte con accumuli di pietre (non so se si vedono bene sulla foto). Secondo voi è un fenomeno naturale (per me si)?
...anche se oggi ho fatto il giretto da solo, in verità sono circondato da tantissimi arrampicatori... ce ne sono veramente tanti... tanto per cambiare, vado ad attaccare "bottone" con qualcuno...
...e chi incontro?? Il mitico Pontifex (alias Gabriele) dei Cavalieri della polvere!!! Loro oggi fanno una via di 3°-4°...bravissimi...
(aggiornamento post di Angelo)
Sulla cresta, avvicinandoci a Cima Zis perdo una birra con Angelo (devo ancora adempiere alla scommessa, per la verità): mi aveva sempre detto che io a Cima Zis c’ero stato…era vero.
Su Cima Zis osserviamo una tabellina d’alluminio, targata "Associazione Zaini In Spalla":
E scopriamo perché è stata chiamata Cima Zis. Abbiamo deciso che ora anche noi Cavalieri della Polvere vogliamo intitolare una cima. Cima CDP? Beh…non suona tanto bene. Vabbè, ci pensiamo un attimo.
Su Cimata di Macchia Triste abbiamo percepito chiaramente che l’estate sta finendo:
Prima di Iaccio dei Montoni incontro con un conduttore di cavalli, che ci ha raccontato di non scendere a valle da maggio, e ci ha chiesto che giorno era. Visto che i nostri compagni non ci capivano, volevamo confidare a lui il nostro progetto dei 2000. Poi c’abbiamo ripensato, essendoci venuto il dubbio che neanche lui e il suo cavallo c’avrebbero capito, che pure battono 2000 ininterrottamente da maggio:
Dunque, relaziono ordinatamente:
Si esce a Valle Del Salto sulla A24. Alla prima rotatoria si svolta a sinistra. Dopo circa un chilometro si imbocca una sterrata sulla sinistra, evidenziata solo da una tabella del Parco. Dopo pochi chilometri di sterrata si arriva a Cartore, dove si lascia l’auto. Si parte a quota 1000, in prossimità di parcheggio e fontana ci sono le tabelle del parco e i segnali di inizio sentiero 2B.
Si segue il sentiero per tutto il Vallone di Fua (che intorno a 1600 metri prende il nome di Vallone del Cieco). Il sentiero è sempre ben segnato dalle classiche bande di vernice. D’altra parte in questa stretta valle il sentiero è una via obbligata. Ciononostante è cosparso di inutili cartelli di legno ove campeggiano grandi “2”. A quota 1700 la valle si apre su un pianoro (“Le Caparnie”) disseminato di capanne e stazzi (il primo è il Rifugio Panei). Dalla zona delle Caparnie si diparte verso nord-ovest una sterrata, che abbiamo imboccato per risalire il costone che ci avrebbe portato su Cima Zis. Arrivati al vicino valico abbiamo proseguito a vista e guadagnato la cresta (con circa 300 metri di dislivello) fra Monte Morrone e Cima Zis. Raggiunta la cima, abbiamo proseguito in cresta verso est , godendo di una vista splendida, il lago con un’acqua dalle sfrangiature quasi caraibiche.
Tornati a “valle” lungo la cresta (eravamo a quota 1850 circa), a est del lago, abbiamo proseguito a vista verso la Cimata (2090).
Lì ci siamo separati, e in due abbiamo proseguito verso sud-ovest , imboccando poco dopo il sentiero 2H verso Murolungo. Dal sentiero ci scostiamo a quota 2050 circa, per entrare nel pianoro di Iaccio dei Montoni, confinato a nord da Murolungo e sugli altri lati da grandi salti di roccia. La cima è a quota 2083, esattamente a sud della cima di Murolungo, segnata da un alto ometto, un vero omone! Per di più l’omone è fasciato da uno di quei parasole per auto di pellicola d’alluminio:
Per tornare alle Caparnie, raggiungiamo il sentiero 2H, quindi deviamo a nord-est, camminando parallelamente alla vertiginosa parete di Murolungo in cui si apre la grande fenditura della Grotta dell’ Oro:
Bellissimo tour di oltre 10 chilometri e 1500 metri di dislivello.
A rendere bella, divertente e indimenticabile il tutto sono stati i tanti amici e le rispettive famiglie, oltre che i miei familiari, che hanno partecipato ai festeggiamenti domenica 29 agosto a Pescocostanzo. Ringrazio di cuore tutti!

Passo a relazionare la salita a Costa Stellata, fatta con Cavalier Angelo e Cavaliera Polveronzola.
Usciti ad Avezzano sulla A25 si procede verso Forme, seguendo prima le indicazioni per Alba Fucens, quindi per Forme. Arrivati in paese si imbocca una strada che piega verso nord-ovest con indicazione “Ristorante Casale da Monte”.
Percorrendola per circa 2.5 km si arriva alla base della Valle Majelama, a quota 1133, riconoscibile per i segnali del sentiero 8, e tabelle del Parco. Si percorre la valle risalendo il sentiero 8 fino a quota 1400 circa. Lì la valle si allarga, e lì si leggono segnali del sentiero 1G che si diparte a destra dal sentiero 8 e comincia a salire ripido verso est, imboccando un valloncello che immette sulla Valle della Genzana (posta fra Costa Stellata e Costone della Cerasa).
Arrivati a quota 1800 circa decidiamo di abbandonare il sentiero e salire a vista il costone che ci conduce in 30-40 minuti sulla cima di Costa Stellata (quota 2151).
Proseguendo in cresta raggiungiamo dopo 10 minuti Capo di Pezza (quota 2177). Chiudendo l' anello scendiamo a Vado di Castellaneta(2068), e ritorniamo sulla via di salita attraversando la Valle della Genzana.