venerdì 19 ottobre 2012

Chi va in bici e chi ad arrampicare










Mentre l'altra mattina mi recavo ad arrampicare con il caro Carlo, che come sempre si esprimeva alla grande, finalmente ho capito cosa va facendo Pastarella, in compagnia di Angelo, su e giù per le terre con la bici.

Ho inserito un filmato della mattinata a Roccamorice.
Per vederlo cliccate sul link sottostante.
http://www.youtube.com/watch?v=6iKWCgeKP6Y&list=UUtgjvLf_eSk8nvne_HY7V7Q&index=1&feature=plcp

Un caro saluto a Pastarella ed Angelo

giovedì 18 ottobre 2012

CAVALLO PAZZO (CRAZY HORSE) ALLA 2^ SPALLA DEL CORNO PICCOLO





SONO PROPRIO CONTENTO DI AVER FATTO QUESTA VIA DI ARRAMPICATA, LA CENTESIMA DEL GRAN SASSO CHE HO PERCORSO , DEDICATA AL MITICO CAVALLO PAZZO, CAPO GUERRIERO SIOUX CHE INSIEME A GERONIMO, CAPO GUERRIERO APACHE, HA INFLUITO SULLA MIA FORMAZIONE CARATTERIALE E CULTURALE, AVENDO LETTO MOLTO IN PROPOSITO, AL PUNTO CHE ANCH’IO SONO DIVENTATO UN CAPO (IL PONTIFEX).DA LORO HO SOPRATTUTTO IMPARATO LA CULTURA DELL’ALLENAMENTO SISTEMATICO IN QUANTO PUR AVENDO ENTRAMBI UN INNATO TALENTO PER IL COMBATTIMENTO SI SOTTOPONEVAMO AD ALLENAMENTI MASSACRANTI E SONO RIUSCITI A RIMANERE IN VITA STANDO SEMPRE IN PRIMA LINEA. LORO  ERANO CAPI INDISCUSSI INVECE IL PONTIFEX, OGNI TANTO VACILLA, VIENE COLTO DA IMBOSCATE ORGANIZZATE DA ALCUNI CAVALIERI PERCHE’ FRUSTRATI DALLA ELEVATA POTENZA (MEGAHERTZ) DEL SOMMO , MENTRE LORO VIAGGIANO AD UNA POTENZA NORMALE (HERTZ) E I RISULTATI SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI. GLI ATTACCHI SI RIVELANO UN “FUOCO DI PAGLIA”. TUTTO CIO’ PREMESSO, LA VIA SI SNODA TRA LA VIA DEL VECCHIACCIO E LA MARSILI-SIVITILLI ALLA SECONDA SPALLA DEL CORNO PICCOLO ED E’ CLASSIFICA TD+ CON TRATTI DI 6B (7° GRADO). E’ CARATTERIZZATA DA UN’ARRAMPICATA PRETTAMENTE SU PLACCA COMPATTA DOVE LE PROTEZIONI POSSIBILI SONO GLI SPIT, GIA’ IN LOCO, SALVO UNA FESSURA OBLIQUA (5+) NEL TRATTO FINALE DELLA VIA DOVE SI POSSONO METTERE DEI FRIENDS OLTRE AGLI SPIT PRESENTI COMUNQUE DISTANTI TRA LORO. DEVO RINGRAZIARE I COMPAGNI DI CORDATA (ANTONIO D’ARCANGELO E ROBERTO D’ORAZIO) CHE MI HANNO ACCOMPAGNATO SU QUESTA BELLA VIA CHE HA RAPPRESENTATO PER ME IL CORONAMENTO DI UNA STAGIONE ECCEZIONALE SOTTO IL PROFILO ARRAMPICATORIO NONCHE’ LA CENTESIMA VIA DI ARRAMPICATA PERCORSA AL GRAN SASSO.PER QUESTI MOTIVI ALLA FINE DELLA GIORNATA CI SIAMO ABBUFFATI CON PANINI E BIRRA DA “COCCIA D’ARGENTO” A MONTORIO AL VOMANO CON LA MODICA SOMMA DI 10,00 EURO. L’OCCASIONE E’ PROPIZIA PER PARLARE DI ANTONIO E ROBERTO, COMPAGNI DI CORDATA DA LUNGO TEMPO, CON I QUALI HO IL PIACERE DI CONDIVIDERE DELLE BELLE GIORNATE IN MONTAGNA ED ANCHE LORO, SECONDO IL MIO “AUTOREVOLE “ GIUDIZIO, HANNO DEI PRIMATI PERSONALI INSUPERABILI. ANTONIO, ALPINISTA DI LUNGO CORSO, AVRA’ EFFETTUATO PIU’ DI MILLECINQUECENTO ASCENSIONI SU VIE DI ROCCIA (CHIARAMENTE TENENDO CONTO DELLE RIPETIZIONI), COSA CHE NEL CENTRO ITALIA, SALVO I PROFESSIONISTI, COSTITUISCE UN PRIMATO IN AGGIUNTA A QUELLO DEL NUMERO DI RIPETIZIONI EFFETTUATE AD UNA VIA: PIU’ DI CENTO VOLTE IL VECCHIACCIO E LE PLACCHE DEL TOTEM. ROBERTO, INVECE, TALENTUOSO POLISPORTIVO ECCELLENTE, A TUTT’OGGI, HA PRATICATO E PRATICA, AD ALTO LIVELLO, MOLTEPLICI SPORTS ( SCI, SCI ALPINISMO, MARATONA, CORSA CAMPESTRE,CICLISMO, MOUNTAINBIKE, CICLOCROSS, VOLO CON DELTAPLANO, PARAPENDIO, VELA. ECC.).ATTUALMENTE IL SUO SPORT PREFERITO E’ L’ARRAMPICATA ED AGEVOLMENTE VIAGGIA SUL 7A IN FALESIA E IN MONTAGNA PERCORRE VIE ED (ESTREMAMENTE DIFFICILE) ANCHE DA CAPOCORDATA.FACCIO PRESENTE CHE TUTTI E TRE MESSI INSIEME FACCIAMO LA SOMMA COMPLESSIVA DI ANNI 173 (CENTOSETTANTATRE) E NON E’ POCO TENENDO CONTO DEL TASSO DI DIFFICOLTA’ DELLA VIA!!!!!AMPIO SERVIZIO FOTOGRAFICO NELLA GALLERIA DEL PONTIFEX.

mercoledì 17 ottobre 2012

FINESTRA e Canale Bergonzini

Canale Bergonzini

Fox in salita nel Canale

il Canale svolta a sx

Si risale il ramo di sx

il canale si allarga

si raggiunge la cresta

verso la Finestra


Panorama dalla Finestra

Io alla Finestra

canale dall'alto

parte finale della salita alla Finestra

lunedì 15 ottobre 2012

la cascata del Macellaro ...

Di certo questo è tra i posti più suggestivi e selvaggi della Majella che io abbia visitato.





















(in viola la traccia percorsa da noi, in giallo il sentiero n. 8)


Partendo da Fara san Martino per il vallone di santo Spirito, si percorre inizialmente il sentiero n. 8
(CAI) e già da subito si ha un anticipo di quello che da li a poco si andrà ad incontrare.

Per la descrizione dell'itinerario ritengo, per debito di riconoscenza, rinviare alla descrizione pubblicata sul sito auaa.it (clicca qui) da cui è stata presa l'idea dell'escursione.
L'itinerario si sviluppa inizialmente su una traccia ben evidente e poi, essendo letteralmente immersi nel canyon (vallone delle Mandrelle) intuitivamente si arriva alla base della cascata che, per il momento non si può superare. A dire il vero Angelo e Carlo hanno già individuato una via per riuscire a scavalcare il salto (circa 50 mt). Unica richiesta avanzata è trovare qualcuno che gli porti il materiale alla base! E' stato commentato che per bellezza dei posti non sarebbe fuori luogo una "ferratina" che permetterebbe di ricollegare l'itinerario al sentiero per cima Pomilio e al Grande Assente di praticare la sua nuova passione anche sulla Majella.




Nell'itinerario si incontra anche una scaletta metallica (con tanto di targhetta di ringraziamento) per aggirare un saltino all'interno di una grossa caverna le cui pareti sono i lembi del canyon che quasi si toccano.


Per visualizzare le altre foto: clicca aecche e naecche.


domenica 14 ottobre 2012

Persi... di vista !!!!


Oggi bellissima uscita sul Corno grande per la direttissima insieme ad Angelo. Compagni d'eccezione Andrea Daprai(recordman)ed il suo amico Mirko(quest'anno 8° al trofeo Mezzalama). Noi quattro arriviamo al rifugio Mussolini dove ci attendono Andrea e Armando del soccorso alpino del corpo forestale dell'Aquila. Scendiamo dalle macchine per le presentazioni,vedo Andrea e Mirko in tutina tecnica e scarpette da running (comincio a preocuparmi). Si parte e Angelo dice ai nostri compagni: "andate pure con il vostro passo !....non vi preoccupate per noi" Risposta di Daprai: "andiamo tutti insieme!" Dopo dieci minuti,ad un ritmo per noi insostenibile pensando di dover arrivare in cima al Corno Grande,rallentiamo. In breve si formano due gruppetti,noi del primo svalicando la sella del monte Aquila scorgiamo in lontananza quelli del secondo che coorrono. Andrea il forestale rimasto con noi serafico mi dice: "stanno rompendo il passo!" A quel punto prendo coscienza che l'idea di Angelo di rallentare è stata la soluzione migliore. Quando arriviamo in cima ci complimentiamo con i tre che con tranquillità sono saliti per la direttissima in 58 minuti (nemmeno affannati). Foto di rito e discesa. Bella la giornata trascorsa insieme all'amico Angelo ,al simpatico Andrea e ai tre atleti di grande livello e simpatia.

giovedì 11 ottobre 2012

"VITE (ANNIBALE) MANTE' CANN' (CAVALIER SILVIO) E CANN' MANTE' VITE"

IN RIFERIMENTO AL PENULTIMO POST.
E ' FINITA LA PACE CARI CAVALIERI!! CON IL RIENTRO TRA I RANGHI DEL CAVALIER SILVIO RIEMERGE L'ANNOSO FALSO PROBLEMA CHE, TRA L'ALTRO, E' LO SPACCATO DELLA NAZIONE: PONTIFEX SI , PONTIFEX NO. LE COSE CHE FUNZIONANO IN ITALIA NON VANNO BENE, LA MERITOCRAZIA IN ITALIA E' UN OPZIONAL ED E' PER QUESTO IL PONTIFEX, PERSONA CAPACE, RAPPRESENTATIVA, NON RACCOMANDATO PER RICOPRIRE LA CARICA IN UN PAESE DOVE SI RACCOMANDANO PURE PER UN CERTIFICATO ANAGRAFICO DEVE ESSERE IN QUALCHE MODO RIMOSSO.LO DICO UNA VOLTA PER TUTTE, PER L'ULTIMA VOLTA, NON INTENDO NE' DIMETTERMI (IN ITALIA NON SI E' DIMESSO MAI NESSUNO!!) NE' TANTOMENO ESSERE RIMOSSO (GLI INCIUCI SONO PASSATI DI MODA).IL MIO IPOTETICO SOSTITUTO CHE DOVREBBE ESSERE ? IL MITICO ANNIBALE!! LUI NEGA QUESTA POSSIBILITA' ED  IN CUOR SUO VORREBBE PRENDERE IL MIO POSTO. E' CONSAPEVOLE DEI PROPRI LIMITI E CREA SOLO MALUMORE NELL'ORDINE, CREANDO UN IPOTETICO FRONTE ANTIPONTIFEX. GLI ALTRI CAVALIERI NON ABBOCCANO ALLE PROVOCAZIONI  DEL CAVALIER SILVIO AL QUALE AUGURO DI FARE, PROSSIMAMENTE, AFFARI  IN QUALCHE PAESE TROPICALE IN MODO CHE IN ESTATE LAVORA IN ITALIA ED IN INVERNO VA A "SVERNARE" LONTANO  LASCIANDOCI UN ATTIMINO IN PACE,ANCHE SE I SUOI POST SONO SIMPATICI PERO' SOVVERSIVI PERCHE' ANTIPONTIFEX.

Quei maledetti rifiuti al rifugio Garibaldi

Cari Cavalieri vi riporto un post di una lettrice uscito sul blog "Il Pensiero" per sensibilizzare tutti al rispetto dei nostri monti e delle nostre misere e rare strutture presenti.
Conserviamo quel poco che abbiamo!!
 
Pensate ad una camminata in montagna, i verdi prati di Campo Pericoli, un panorama mozzafiato e il Corno Grande che svetta sul cielo d’Abruzzo. Pensate anche al rifugio Garibaldi, la più antica costruzione alpinistica degli Appennini, situato a quota 2230 mt in una zona denominata Conca dell’Oro. – Ci siete?- Ora pensate all’inciviltà dell’uomo, al suo disprezzo per la natura. – Cosa viene fuori?- Il totale di questa unione ci è stato fornito da alcuni lettori, alpinisti e semplici amanti della montagna. Partendo dalla cima più alta del Gran Sasso è possibile trovare rifiuti di ogni genere, lattine, tonno in scatola, fazzoletti e bottiglie di plastica. Scendendo più a valle si arriva al Rifugio Garibaldi, chiuso per una “fantomatica” ristrutturazione; mai finita! Nell’edificio ci sono due stanze,una chiusa ed una sempre aperta per eventuali emergenze. Lo spettacolo che si presenta agli occhi dei turisti non è dei migliori; sacchi di calce, bottiglie di vetro, bicchieri di carta, confezioni di biscotti, reti metalliche. Eppure quel posto ha un importante valore storico, costruito nel 1886, fu il primo rifugio degli Appennini ed uno dei lavoratori partecipò alla spedizione dei mille. Sulla porta c’è scritto – Chi apre serra- come per dire rispettate le regole e non sporcate l’ambiente- ma evidentemente la maggior parte delle persone non sa leggere o lo ignora totalmente. I vecchi gestori dicevano che questo era un luogo di memoria, un presidio per educare le persone al rispetto della natura, alla solidarietà e all’aiuto reciproco, un posto dove ci si immedesimava con la natura e tutte le sue risorse. Perché abbandonare una meraviglia del genere? Perché lasciare la montagna in balia di qualche grezzo e incivile escursionista? Perché non sensibilizzare le persone al rispetto della natura? Quel luogo potrebbe tornare ad essere un oasi di pace, relax, posto d’incontri e di vecchie storie di pastori.Come cantava Ivan Graziani – “Gran, Gran Sasso, che parli con le stelle, le lacrime asciughi sono sempre quelle, Grande Sasso conserva il tuo mistero e ogni sogno fatto li vivrò davvero”. I sogni ci sono, perché non farli avverare?
 
Mattia Di Valentino

lunedì 8 ottobre 2012

6 ottobre 2012, Via dei Laghetti

Sabato 6 ottobre 2012: prima gita sociale clandestina dei Cavalieri.

Alle ore 6.30 dieci Cavalieri giovani e forti si sono radunati all'insaputa del Pontifex, e sotto l'egida di Annibale, l'Antipontifex.
I Cavalieri, ma non Annibale, si sono assembrati nel luogo caro alla loro protettrice, Santa Filomena.
Evidentemente Annibale ha subodorato una complicità fra la Santa e il Santo, ed ha chiesto di essere prelevato, Lui solo, presso altro luogo fortemente simbolico: IKEA.
Un segno dei tempi: da Filomena, Santa Mediterranea a IKEA, Divinità Nordeuropea.
Annibale, ed i Cavalieri Paolo,Nicola, Vincenzo, Fausto, Marco da Teramo, Carlo, e sottoscritto, nonché le Cavaliere Polveronzola, e l'aspirante Catia hanno eletto la Via dei Laghetti a meta di questo Viaggio di rottura con la Tradizione (leggi: con il Pontifex).
Mentre noi rompevamo con la Tradizione, la Tradizione arrampicava su Cavallo Pazzo, via del Corno Piccolo.
Altro segno del Rovesciamento dei Tempi: il Sulfureo antagonista del Pontifex, il corrosivo Annibale, sceglie una soave "Via dei Laghetti" mentre l' ecumenico ed ex-saggio Pontifex cavalca un Cavallo Pazzo.
Condotti con mano sicura da Annibale arrampichiamo la Via dei Laghetti.
In vari passaggi assicuriamo Catia e i Cavalieri che chiedono assistenza.
Marco da Teramo continua a piegare allegramente e con sicurezza per varianti che fanno la sua Via dei Laghetti un grado più alto della Via degli altri; e come quando si tuffa con gli sci a serpeggiare per canalini ripidi,  gioiosamente dice che lui non sa sciare, non sa arrampicare, non sa fare...
Carlo Climber passeggia elegantemente dove gli altri Cavalieri si aggrappano disperati.
Annibale interrompe la sua vigile conduzione solo per fare foto. Ma fa foto solo a Cavalieri donne. Ma fra un tiro ed una sicura le donne passano ogni 5 minuti. Ergo: ogni 5 minuti Annibale lascia corde, moschettoni, mezzi barcaioli, li affida al primo Cavaliere che passa e si dedica all'ars fotoamatoria.
Il Mascherone Vincenzo si sacrifica, e fa un turno da tutor di Catia (e' tradizione che i Cavalieri proteggano le donzelle dalle attenzioni del Pontifex. Ma l'Antipontifex non è da meno e la prudenza non è mai troppa).
Catia alle prime prese con la roccia, è brava e avanza tenace, e si estasia mentre la Via si snoda nell'ambiente selvaggio dentro le visceri del Prena. E noi non possiamo che condividere il piacere di questa bellissima Via.
Il Cavalier Paolo manca da un semestre, ma ha la stessa forma fisica dell'ultima uscita.
Sul Cavalier Velluto mantengo il massimo riserbo, perché è rimasto silenziosissimo e assorto.
La Cavaliera Alice sale spedita perche' ha fatto scuola di roccia, ed ha frequentato anche un seminario "L'arrampicata con zaino carico fino a dieci kg di dolci, oltre a tutto il resto".
Il Cavalier Fausto di tanto in tanto, per motivi che gli studiosi tuttora indagano, urla: "Patroooclooo!".
A mezza via due bellissime aquile hanno volteggiato sui Cavalieri. A me e' parsa semplicemente una fortuna, un raro spettacolo della natura. Ma ho visto Cavalieri agitarsi, incupirsi e confabulare, il Condottiero toccarsi parti innominabili. Io non ne capisco nulla ma ho sentito parlare di calcio, presagi, 2 a zero... Doveva esserci da qualche parte una terza aquila...

Per gentile concessione del Cavalier-Condottier Annibale riporto la relazione tecnica:

Bella via caratterizzata dalla presenza di numerosi laghetti dalle limpide acque.
L'itinerario si svolge quasi sempre sul fondo di un canale dove numerose cascatelle formano delle pozze di acqua trasparente (i Laghetti), questi salti a volte possono essere aggirati sui lati, a volte vanno superati direttamente con passaggi alpinistici fino al III grado.
A parte la difficoltà alpinistica occorre fare molta attenzione alla roccia poiché a tratti è coperta di pietrisco e può essere scivolosa. Per questo la salita va affrontata con adeguata preparazione tecnica e materiale adeguato (imbraco, corda, ecc.).
"I Laghetti" sono alimentati da acqua di fusione o dalle piogge.
E' indispensabile sapersi muovere su roccia, ma nonostante la via presenti passaggi impegnativi, a differenza della via Brancadoro, non è mai esposta.
I tre passaggi di III° grado sono degli infidi salti di due-tre metri che impongono molta attenzione.
Difficoltà: PD (alpinistica con passaggi di II e III grado)

Accesso:
Raggiunta la piana di Campo Imperatore nei pressi del bivio per Santo Stefano di Sessanio, inizia una sterrata che si inoltra in direzione di Monte Prena e Monte Infornace.
Questa pista costeggia un piccolo casale per pastori e quindi passa nei pressi di un fontanile (Fonte S. Lorenzo, 1657 mt).

Salita:
Parcheggiata l'auto poco più avanti si segue verso sinistra il fiume di ghiaia (la Canala) incontrando in successione prima due casaletti vicini, quindi si oltrepassa l'inizio della via Cieri (altro itinerario che porta su Monte Prena) ed infine si raggiunge la presa dell'acquedotto (+/- 1810 mt) dove inizia la via.
Questa si svolge all'interno di un ampio canalone con paretine e numerosi passaggi di II e III grado, sempre allietati dalla presenza di numerose pozze d'acqua.
 La prima difficoltà (Cengetta ad S) si incontra subito e si estrinseca in comodi, brevissimi passaggi di 2° grado.
Subito all´inizio, dopo qualche roccetta, infatti si trova sulla sx il primo salto, bagnato da un rivolo di acqua.
Il primo salto bagnato finisce su di un terrazzino e poi riprende piegando a destra con una cengetta (Cengetta ad S).
Dopo il primo ramo della cengetta (obliquo da sx a dx),si svolta a sx con un saltino che obbliga ad un passaggetto scomodo.
Ora la rampetta (secondo ramo della cengetta) va da dx a sx per circa dieci metri.
Si svolta ancora facilmente verso dx e con un'altra rampetta (terzo ramo della cengetta) si raggiunge una zona rocciosa piana,comoda con le prime pozze d'acqua.

La via continua incassata nel canale, alternando roccette a passaggi di I°-II° grado.
La roccia è a tratti ottima, molto compatta e levigata dall´acqua.
In particolare dopo un po' si incontra un tratto in cui occorre traversare sulla parete di dx,alti sopra una pozza d'acqua in basso sulla sx.
Ancora una rampetta sulla dx con delle grosse clessidre al di sopra (spesso bagnata, 10m. II°).
Segue un muretto di meno di tre metri con buone prese e senza difficoltà particolari (III°).
Passaggi più facili portano ad una biforcazione dalla quale si prosegue verso dx superando una liscia placchetta appoggiata a uno spigolo, quasi a formare un diedro, che va superata forzando il passaggio in aderenza, senza appoggi per i piedi e con un solo buon appiglio per la mano destra, subito dietro lo spigolo (III+°).
Il terzo passaggio più impegnativo, anche questo non privo di qualche difficoltà, è uno stretto camino che precede un masso incastrato.
Uno dei lati del camino è completamente lisciato dall´acqua. E' possibile passare sia all'interno che all'esterno del  masso incastrato (III°).
Si perviene ad una zona più coricata.
Ancora un saltino facile (II°)
Poi un salto va superato sul diedrino di sx,con appoggi lisci a dx (II°+).
Si continua per roccette e passaggi di I-II grado anche divertenti, a volte su roccia compatta e abbastanza liscia.
 Il canale conduce, con ripide rampe ad una forcella della Cresta Sud-Est (2329 m.) dove ci si ricongiunge con la via Brancadoro proveniente da destra (bella vista sulla cresta Est e sul Monte Camicia ). Si sale ancora per roccette sul filo,poi per ghiaie si superano  noiosi e lunghi pendii, obliquando verso sinistra, e si raggiunge la vetta.

Per la discesa, dalla croce si continua sulla cresta, verso Sud-Ovest, incontrando varie strette insellature con ripidi panorami sulla Comba detritica Ovest del Prena e sull'alto Vallone di Fossaceca..
Si supera un'anticima a quota 2499 e si scende con due brevi tratti attrezzati fino a raggiungere la sella di q.2419 , interposta tra Infornace e Prena.
Si scende ora decisamente verso Sud nel vallone della Canala  per vaghe tracce,pendii ghiaiosi,roccette e dossi erbosi , piegando progressivamente verso dx fino a raggiungere una selletta erbosa (2179 m) posta alla base di un colossale monolito giallastro che costituisce l'anticima Sud dell'Infornace.
Seguendo ancora  vaghe tracce e sporadici ometti verso Sud, a zig-zag tra erba e ghiaie, si raggiunge infine una conca  lungo la via dei Laghetti,ricongiungendosi con l'itinerario di salita e ritrovando i bolli giallorossi della via.
La via segnalata però viene seguita in discesa solo per 50 metri circa, perchè la si  abbandona  poco più in basso risalendo ad una selletta della sx orografica,con un breve risalita di pochi metri (cerchio di vernice gialla su una roccia).
Traversando alla medesima quota o in lievissima discesa in direzione Est su pendii ripidi, si raggiunge infine una lunga dorsale morenica discendente dalla sella tra il Prena e M.Veticoso.
Seguendo la dorsale in direzione sud-Ovest si raggiunge nuovamente la presa dell'acquedotto (1810 m) ed in breve il punto di partenza.

giovedì 4 ottobre 2012

Torri di CASANOVA;Forchetta S.COLOMBA;Sentiero delle CIMETTE

inizio canale

passaggi di I°-II°

inizio ferrata

discesa dalla prima torre

vetta con panorama delle altre Torri

discesa delicata di una crestina

le Torri di Casanova

canale Nord di S. Colomba

Sentiero delle Cimette

a bocca aperta,guardando l'ambiente

sulla banca rocciosa


il sentiero delle Cimette nel Vallone Malepasso

la cengia Ovest delle Torri,da noi percorsa (sconsigliabile)

sulla cengia

ritorno sulla cresta
quota partenza (m): 1600
quota vetta (m): 2362
dislivello complessivo (m): 1200

note:
Percorso auto:
Da Assergi si prende la Strada Statale della Funivia del Gran Sasso d’Italia (n° 17 bis); superata la stazione inferiore si prosegue per Campo Imperatore. Più avanti, ad un bivio, si va a sinistra per l’Albergo di Campo Imperatore (stazione superiore della funivia) trascurando la strada che attraversa, in direzione Est, tutto l’altopiano. Superato dopo 500 metri il bivio che a sinistra porta ai ruderi di Sant’Egidio si parcheggia subito dopo su un grande spiazzo a destra, quota 1660 m.

Itinerario:
A piedi si continua lungo il bordo destro della strada (in direzione dell’albergo di Campo Imperatore), per un centinaio di metri, fino ad incontrare una pista,percorsa dagli allevatori di bestiame con le jeep, che attraversa il Piano di Pietranzoni e poi tutto il desolato altopiano di Campo Imperatore in direzione del Monte Brancastello e delle Torri di Casanova (Nord-Est). La via è segnata da vecchi segni sbiaditi di vernice giallo-rosso del CAI. Seguirla per circa un km fino ad incrociare una sterrata più marcata,che si segue a destra (direzione Est) per un centinaio di metri . Ad un secondo bivio si riprende la traccia in direzione Nord-Est (abbandonando la strada principale) fin quando non diventa evanescente; dopodiché, superato il sentiero per il Vado del Piaverano, si raggiunge il pianoro sabbioso compreso tra le Torri di Casanova e Monte Faeto (1897 mt).
Qui la pista termina.Si continua nella valletta che si ha di fronte (Canalone ad Ovest di Monte Faeto), sempre nella stessa direzione, seguendo tracce di sentiero, piccoli omini di pietra e segnali sempre più rari e sbiaditi,portandosi direttamente sotto il conoide ghiaioso del M.Faeto.
Dopo aver superato una struttura in cemento, sulla sinistra si individuano i segnavia della via CAI Penne.
Qui ha inizio la via Familiari che risale all'interno di un canalino e ,con facili passaggi di arrampicata( primo e secondo grado) , permette di uscire in cresta più o meno a metà strada tra il Vado del Piaverano e le Torri di Casanova, dove iniziano i tratti attrezzati.
Si percorre la cresta verso Est, si sale di qualche metro e si scende dall’altra parte fino a raggiungere la base dell’inizio della via ferrata per le Torri di Casanova, quota 2276 m (su una lapide sbiadita e quasi illeggibile c’è scritto “VIA GIANNI FAMILIARI, COLONNELLO PILOTA, PLURIDECORATO AL V. M.”).
Indossata l’attrezzatura adatta si inizia a salire su una scaletta leggermente piegata a parabola, poi tramite corda fissa di acciaio (l’unico spezzone rimesso da poco tempo e quindi in buone condizioni) si sale una paretina quasi verticale di 20 metri. La corda termina, inaspettatamente, un metro prima di uscire su una cresta esposta ambo i lati.
Si va a destra e in pochi secondi si raggiunge un’altra scaletta, poi c’è una corta corda sempre di acciaio che aiuta a riguadagnare la cresta.
Si continua sulla cresta, si sale su un roccione alto un paio di metri (anche questo esposto ambo i lati e senza nessuna protezione) e si è sulla prima Torre di Casanova 2330 m circa.
Si inizia a scendere dall’altra parte (la corda, che scende lungo la paretina opposta da dove si proviene, parte, ahimè! un metro più in basso della cresta e si nota all’ultimo momento); dopo 15 metri circa si tocca la base(è da notare che la corda che scende da questo versante alla base ha la metà delle maglie spezzate per il continuo sfregamento con l’anello che la tiene legata alla parete). Si sale lungo un pendio detritico fino a raggiungere una sella dove è posta una tabella del CAI dell’Aquila con su scritto: “CLUB ALPINO ITALIANO, Sezione dell’AQUILA, TORRI DI CASANOVA, M. 2362”.
Abbandonato il sentiero, con una salita in direzione Nord (passi di I grado), in pochi minuti si raggiunge l’omino di pietre della Torre più alta, 2362 m .Ripreso il sentiero si scende lungamente tra gli arditi pinnacoli (ottimo lo spettacolo sulle Torri di Casanova, le guglie dell’Infornace e il Prena), si oltrepassa una cengia e si giunge su una sella a quota 2291 m.
Si risale dall’altra parte su un cocuzzolo arrotondato, formato da breccia bianca (2308 m), si continua sul versante Nord. Si supera una strettoia che dà accesso al versante Sud e si scende ripidamente, aiutati da una buona corda d’acciaio, fino a raggiungere la Forchetta di Santa Colomba 2260 m. Da questo punto parte in direzione Nord uno stretto e ripido canalone ,prevalentemente detritico (canale Nord di S. Colomba).
Si scende nel canale ricercando il terreno più agevole fino a fuoriuscire nell’alto vallone di Fossaceca.
Questo è uno dei posti più selvaggi ed incredibili di tutto il Gran Sasso.
Il panorama è impressionante e maestoso : dall'Infornace alle Torri di Casanova un’ incredibile successione di valli, canali, torri, ghiaioni, pratoni!
La via delle cimette
Nell’alto Vallone di Fossaceca , si può ammirare il piano di sovrascorrimento superiore che sormonta la Dolomia principale su una successione rovesciata di calcare e maiolica.
Questo piano è marcato da una meravigliosa cengia, la via delle Cimette, percorribile a piedi.
Il sentiero delle Cimette si mostra in tutta la sua bellezza.
Si alza dolcemente, si snoda sopra la cengia del sovrascorrimento geologico;è un sentiero riportato in antiche carte catastali, usato dai pastori tempi addietro, ora poco conosciuto, o meglio conosciuto agli addetti ai lavori e agli appassionati.
Un sentiero di rara bellezza, a tratti pericoloso (in alcuni tratti l'esposizione e la fragilità del terreno richiedono grande attenzione) e di elevatissima importanza geologica.
E' un sentiero che viaggia sopra il vallone di Santa Colomba, con salti di 300 metri verticali, affacci vertiginosi su un territorio incredibile.
Sopra Dolomie, sotto calcare e maiolica piegati.
Il sentiero sospeso che corre sulla cengia,sarebbe più adatto ad essere percorsa dai numerosi camosci che popolano la zona che non dagli escursionisti che grazie ad essa possono concatenare in un unico giro i selvaggi valloni di Fossaceca e Malepasso.
La bellezza dell'itinerario è quantomeno pari alla sua difficoltà. Terreno scosceso ed esposto, lunghi tratti privi di segni e ambiente selvaggio, sono ingredienti tali da rendere questo itinerario fra i più belli e difficili della valle e dell'intero massiccio del Gran Sasso.
Ci si dirige quindi verso l'evidente cengia della via delle Cimette. Da appena sotto all'intaglio della Forchetta di Santa Colomba si inizia a scendere a sinistra su un ampia pietraia che permette di arrivare all'inizio della cengia che si percorre tutta per via inizialmente molto intuitiva.
Arrivati in cima allo sperone (2214 m.) che si affaccia verso il vicino vallone del Malepasso conviene scendere un pochino cercando di individuare la via più comoda per guadagnare il centro dell’Alto Vallone Malepasso .
Siamo ora dall'altra parte del Cimone di Santa Colomba, sotto le Torri di Casanova, in un grande anfiteatro dolomitico.
Si attraversano i Prati di S. Colomba per seguire un’altra evidente cengia (omologa a quella precedente) che attraversa l’alto Vallone del Malepasso.
Percorsa la cengia,obliquando verso sinistra,si raggiunge la cresta sommitale nei pressi del Vado del Piaverano.
Si raggiunge il vado e si scende a Campo Imperatore verso le auto.

Archivio blog