Dunque, sabato 6 novembre siamo stati sul Monte Torrone e su Sasso D’Andrè.
La storia è un po’ lunga , per chi non abbia voglia di leggerla tutta eccone una versione sintetica:
E' a quel punto che abbiamo la visione del Pontifex benedicente sopra di noi, sulla cima del Capraro, circonfuso di apposite nuvole.
Beh...mò questa c'ho di foto. Se se ne trova un'altra con più Cavalieri ce la metto!
La prima volta che sentii parlare degli Aquilotti di Pietracamela fu quando, agli inizi degli anni 80, partecipai ad un bellissimo corso di alpinismo organizzato da varie sezioni abruzzesi del CAI che si svolse ai Prati di Tivo.
sitavano, comparavano la dorsale dell’Intermesoli alle gobbe di un cammello (come si può apprezzare dalla foto) e di lì si arrivò a Pietracamela. Fino al 1925, l’alpinismo in questo paesino sperduto dell’interno abruzzese, era riservato a pochi isolati montanari che fungevano da guide e portatori con l’unico scopo di procurarsi un minimo guadagno da accostare alle scarse risorse che offriva la vita nei paesi dell’entroterra. Ma proprio intorno all’anno 1925, per opera di Ernesto Sivitilli, si formò un gruppo di giovani alpinisti che prese il nome di Aquilotti del Gran Sasso. Fu l’inizio di una lunga ed instancabile attività che durò per più di cinquanta anni attraverso grandi nomi dell’alpinismo abruzzese:
Trinetti Marino (Tenaccio)
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Giovanni Acitelli, originario di Assergi, fu una delle prime guide del Gran Sasso. Dedicò con grande passione e volontà la sua vita a questo massiccio realizzando la sistematica conquista di cime sia in estate che in inverno. Eccezionale tempra di montanaro, innamorato della terra d’origine, si elevò una spanna su tutti gli altri e fu per tanti anni maestro ai propri figli Domenico e Berardino e a molti altri alpinisti. Di lui non rimane praticamente nessuno scritto al di là di lettere che inviava periodicamente alla sezione di Roma per indicare lo stato del Rifugio Garibaldi. I primi documenti che attestano la sua attività di guida risalgono al 31 dicembre 1878 quando condusse tre alpinisti, Carlo Restelli di Roma, l’Ing. Nievo di Bergamo ed il maggiore del Genio Zucchi, sul Corno Grande.
Dò qui l'elenco delle guide a cui il Club Alpino Italiano, Sezione di Roma, ha rilasciato il libretto di riconoscimento, e la tariffa stabilita. Aggiungo inoltre quelle guide che, sebbene non munite di libretto, pure sono raccomandabili.

NORME PRESCRITTE ALLE GUIDE DELL’APPENNINO CENTRALE RICONOSCIUTE ED APPROVATE DALLA SEZIONE DEL CLUB ALPINO IN ROMA
1. Ogni guida riconosciuta è obbligata a dar visione del suo libretto al viaggiatore, il quale nello spazio in bianco potrà, a servizio terminato, dichiarare se fu, o no, soddisfatto dell'opera della guida.
2. I viaggiatori, oltre alle note che sono pregati di apporre nello spazio bianco del libretto, potranno sempre dirigere i loro reclami alla presidenza della Sezione di Roma, qualora taluna delle guide venisse meno al suo ufficio o trasgredisse in qualche modo i proprii doveri.
3. Ogni guida deve provvedersi a sue spese degli strumenti necessari alle guide.
4. A richiesta della presidenza, ogni guida dovrà presentare il libretto. E’ rigorosamente vietato, sotto pena di perdere la qualità di guida del Club Alpino, di darlo ad imprestito.
5. Alla guide sarà vietato di richiedere dal viaggiatore un prezzo maggiore di quello portato dalla annessa tariffa. Potrà solo accettare mancie, quando vengano offerte.
6. Le guide riconosciute dalla Sezione si incaricheranno di procurare i portatori e i conduttori di muli alle persone che ne faranno ricerca. Il prezzo pei portatori e per il nolo dei muli si stabilirà d'accordo coi viaggiatori.
7. Il carico che una guida è obbligata a portare nelle corse ordinarie non dovrà superare gli otto chilogrammi; gli oggetti da portarsi, però, dalla guida non dovranno essere di grande volume, nè tali da impedirle di compiere i doveri spettanti al servizio che essa deve prestare.
8. Nelle escursioni si intende che il vitto per le guide ed i portatori debba sempre essere a carico dei viaggiatori.
9. Nel caso che alcuna delle guide si rendesse indegna della fiducia del Club, sarà alla medesima ritirato il libretto, e sarà dato avviso del fatto nelle pubblicazioni sociali.
10. Le guide avranno cura della pulizia e conservazione dei Ricoveri Alpini di spettanza della Società, e, quando vi riscontrino guasti o dispersioni di oggetti, ne avvertiranno la Direzione.
Il Segretario Il Presidente
ENRICO ABBATE GIACOMO MALVANO
Le prime ascensioni di Giovanni Acitelli:
- 08.09.1887 Corno Piccolo, prima ascensione e traversata da N a S del Corno Piccolo con Enrico Abbate
- 18.08.1892 Corno Grande, Vetta Centrale per parete NO, prima salita con Orlando Gualerzi
- 26.08.1892 Corno Grande, Vetta Occidentale per parete S via diretta (la direttissima) con O.Gualerzi, I.C.Gavini e V.Rebaudi
-08.02.1893 Corno Piccolo prima invernale con E.Abbate, I.C.Gavini e O.Gualerzi
- 01.08.1894 Monte Infornace (prima ascensione), Monte Prena (seconda ascensione), Monte Camicia (prima ascensione) per cresta Ovest e Vado di Ferruccio
- 23.03.1895 Corno Grande, Vetta Orientale per il versante NO, traversata da N (ghiacciaio) a S della Vetta Occidentale, prima invernale con O.Gualerzi e E.Scifoni
- 20.02.1899 Monte Infornace e Monte Prena per la cresta Infornace-Prena, prima invernale con M.Rava, M.Ferraguti,P.Donini e L.Castrati
- 13.07.1899 Corno Grande, Vetta Centrale per versante SE prima salita con Pier Luigi Donini
- 06.03.1911 Corno Grande, Vetta Occidentale per parete S (attuale canale Bissolati) prima salita e prima invernale con L.Bissolati e G.Lorenzini.
Morì nel gennaio 1929 e venne così ricordato nel Bollettino della Sez CAI di L'Aquila del febbraio 1929:
Hanno partecipato oltre al sottoscritto il Mascherone, Il Pontifex, e un’aspirante Cavaliera, nonché sorella del sottoscritto.
Abbiamo fatto rilevazioni precise sulle ripercussioni che la presenza di Cavalieri di sesso femminile producono sulla fisiologia del Pontifex: in salita accelera di 50 mt/ora, in discesa di 100 mt/ora; inoltre taglia molti sentieri e aggredisce a vista i pendii. Quando gli è stato fatto notare il Pontifex ha osservato: “Che ci posso fare se piaccio alle donne!”
La cresta si snoda in tre balzi. Eravamo indecisi se il secondo fosse la cima. Consultata la carta abbiamo proseguito, avendo individuato come cima la sommità all’estremità est della cresta. La cresta si fa a tratti stretta e si proceda su roccia un po’ marcia e pietrisco.
Nel week-end del 16 e 17 ottobre, unitamente a rappresentanti dell'Abruzzo MTB - scuola MTB "Orsetti" di Penne (nella persona di Moreno, maestro federale mtb nonchè angolano doc) e del CAI di Ascoli Piceno nell'estensione dello slow-bike - pedalare per conoscere (nella persona di Sonia, anch'essa maestra federale di mtb) ho avuto l'opportunità di pedalare sull'Etna.
Nuova rievocazione storica dell’inaugurazione di un altro importantissimo rifugio presente sul nostro Gran Sasso: il Duca degli Abruzzi. Situato a m. 2388 sulla cresta del Monte Portella fu costruito nel 1908 dalla sezione del CAI di Roma. Fu il secondo rifugio edificato sul Gran Sasso e decretò l’inizio del declino del Rifugio Garibaldi, in quanto, soprattutto in inverno, era molto più facilmente raggiungibile ed utilizzabile in quanto non sommerso dalla neve. Infatti il Garibaldi, trovandosi in una conca, veniva sempre ricoperto da metri di neve a tal punto che parecchie volte non se ne riusciva a rintracciare neanche il tetto. Anche oggi, nonostante le nevicate siano sensibilmente diminuite rispetto all’inizio secolo scorso, capita di trovarlo ricoperto di neve come si può apprezzare dalle foto del nostro Cavalier Fausto.
In quella pittoresca regione, di cui S.A.R. il Principe Luigi Amedeo di Savoia porta il nome, nell’Abruzzo “forte e gentile”, e proprio nel suo maggior gruppo di monti, è stato inaugurato, per cura della Sezione di Roma del C.A.I., il 28 giugno 1908, un nuovo Rifugio, che, col consenso dell’augusto Principe, fu appunto intitolato “Duca degli Abruzzi”. Da più di venti anni il Gran Sasso d’Italia aveva un rifugio situato nella così detta Conca d’Oro, a ridosso del Corno Grande, a 2200 metri di altezza, appena sufficiente per le escursioni estive e assolutamente inadatto per le invernali, rimanendo esso d’inverno completamente sepolto dalla neve e richiedendo, per accedervi, di affrontare il Passo della Portella, valico battuto dalle più fiere tormente e che già costò la vita a più di una persona. A rendere più facile l’ascensione alla maggior vetta dell’Appennino e alle altre del gruppo, fu decisa la costruzione di un nuovo rifugio, che sorge in posizione eminente a circa 2400 m., sul crestone che, partendo dal Monte Portella (m. 2388) in direzione Est, descrive un arco di cerchio e va a congiungersi con la parte meridionale del Corno Grande (m. 2914); e trovasi precisamente ad un terzo circa di questo crestone partendo dal Monte Portella, nel mezzo di un tratto pianeggiante quasi per 100 metri, limitato alle estremità da due preminenze aventi segnali di pietra. La sua posizione è tale che i venti, battendo da ogni lato, spazzano e sgombrano dalla neve la località ove sorge. Questa ubicazione richiese però un accurato studio sulla robustezza della sua costruzione. Si può raggiungerlo e tornare senza alcuna difficoltà, anche in cattive condizioni di tempo, evitando il Passo della Portella. L’ampio panorama che di lassù si gode, si estende dalle varie vette del Gruppo del Gran Sasso al vicino Gruppo del Prena, sul Campo Imperatore del Gran Sasso, sulla Maiella, sul Gruppo del Sirente e del Velino, col bellissimo altipiano di Rocca di Mezzo, sulla valle dell’Aterno con Aquila, ecc. Il sentiero di accesso abbandona a circa 2000 m. la mulattiera che dal vallone Portella va alla fonte delle Fondare, e con ampie svolte sale sino al Rifugio (ore da 3 e mezza a 4 da Assergi). In vicinanza rimane sempre della neve: acqua eccellente si può portare dalla fonte di Portella, oppure farla prendere alle Fondare, fonte distante mezz’ora circa in discesa. Il vecchio Rifugio è visibilissimo dal nuovo e ne dista in discesa mezz’ora circa. Alla cerimonia dell’inaugurazione intervennero una trentina di soci, tutti della Sezione di Roma. Partiti da Roma il giorno 27 in ferrovia, si riunirono tutti alla stazione di Paganica, donde in vettura, alle 6 del 28, proseguirono per Assergi (m. 847), ultimo paese della vallata alle falde del Gruppo del Gran Sasso: quivi giunti alle 7,30 furono festosamente accolti dalla popolazione e dalle autorità. Alle 8,30 la comitiva si incamminò per il sentiero che a zig-zag si inerpica pel ripido vallone Portella, sostando alquanto alle 10,50 alla fonte di Portella (m. 1870). Alle 11,35 lasciavano a sinistra il vecchio sentiero del Passo di Portella e alle 12,15 giungevano al nuovo rifugio, dove si era precedentemente recata la Commisione organizzatrice e con essa S.A.S.S. il Principe Carlo di Hohenzollern, cugino dell’Imperatore di Germania. Immediatamente ebbe luogo la inaugurazione. Il socio rev. Mons. Lupi benedisse la bandiera e il Rifugio.
L’on. Brunialti, Vice-Presidente, pronunciò un elevato discorso, dichiarando inaugurato il nuovo rifugio in nome di S.M. il Re, mentre la signora Maria Abbate rompeva la bottiglia di “champagne” e il tricolore veniva solennemente innalzato, salutato da 21 colpi di mortaio. Seguì il pranzo, durante il quale il Rifugio ebbe il battesimo dell’uragano e della folgore. Il Vice-Presidente comm. Cora brindò all’alpinismo e alla prosperità della nostra Sezione. Replicò il Principe di Hohenzollern, dichiarandosi onorato dell’appartenervi ed entusiasta delle nostre montagne. Alle 17, il gradito ospite tenente del Genio sig. Pedata, della Colombaia Militare di Roma, venuto espressamente, dopo genialissime parole effettuò una lanciata di piccioni viaggiatori recanti a Roma telegrammi a S.M. il Re, a S.M. la Regina Madre e a S.A.R. il Duca degli Abruzzi, telegramma quest’ultimo inoltrato a bordo della Regia Nave “Regina Elena” a mezzo della radiotelegrafia. Reduci da escursioni effettuate nei dintorni, i gitanti riunironsi alla sera nuovamente al Rifugio, ove nel frattempo era stato continuo l’arrivo di autorità e di comitive dai vicini paesi, e quivi, dopo lauta cena, assistettero a fuochi d’artificio e alla illuminazione a luce di bengala del Rifugio e delle adiacenze. Alle ore 22 riposavano nel nuovo Rifugio oltre 40 persone, mentre il rifugio vecchio rigurgitava di comitive che dovettero adattarsi anche all’aperto. Alle 12 del giorno seguente tutti i gitanti intervenuti all’inaugurazione del rifugio erano riuniti a un sontuoso pranzo di chiusura ad Assergi, al quale prese parte anche il senatore Malvano, Presidente della Sezione. Felicissimi i discorsi del dottor Giulio Giacobbe, sindaco di Camarda, di cui Assergi è frazione, e del notaio Tommaso Giacobbe, ai quali rispose il Presidente Malvano. Alle 14 fra i saluti entusiastici di quella popolazione, la comitiva lasciò l’ospitale paese, in carrozza, alla volta di Paganica, dove veniva cortesemente ricevuta dalla famiglia del marchese Alfonso Dragonetti, che offrì ai gitanti un rinfresco nella sua artistica ville. Alla stazione di Paganica si riprese il treno, che portò tutti a Roma dopo la mezzanotte.