mercoledì 23 marzo 2011
vorrei proporvi un nuovo candidato per le prossime elzioni
.....vi prego di ascoltare e leggere con attenzione......merita! cliccate sul titolo per vedere il filmato
lunedì 21 marzo 2011
ANGOLO CULTURALE : FAUSTO DE STEFANI

FAUSTO DE STEFANI E' STATO UNO DEI PRECURSORI DELL'ALPINISMO HIMALAIANO. HA SALITO TUTTI I QUATTORDICI OTTOMILA DELLA TERRA SENZA OSSIGENO TRANNE L'EVEREST.IL PONTIFEX NON MANCHERA' ALL'APPUNTAMENTO E FA PRESENTE CHE, PER L'OCCASIONE, E' STATO INVITATO A PRANZO COME OSPITE D'ONORE IN RAPPRESENTANZA DELL'ORDINE. .
domenica 20 marzo 2011
Monte SERRONE














Monte Serrone (1974 m)
Vallelonga
Prati d'Angro
Ambienti belli e deserti per questo interessante itinerario.
Salita per il Vallone Tasseto (prima mezz' ora a piedi) e l' anfiteatro glaciale della Portella (piuttosto delicata oggi l' uscita da quest' ultimo, in diagonale a sinistra, per guadagnare la cresta finale).
Discesa per lo stesso percorso.
P.S. : la sterrata per i Prati presenta intorno a quota 1100 (a circa 2 km dall' inizio della gita) un marcato avvallamento sassoso che è superabile solo con un fuoristrada, un suv o una macchina piuttosto alta da terra (noi siamo passati con la gloriosa Fiat Uno prima serie).
Manto nevoso: A tutto firn; quota neve sciabile 1270 m.
sabato 12 marzo 2011
CAVALIERI ALL'ACETO.
DA UN PO' DI TEMPO ALCUNI CAVALIERI, IN PRIMIS IL MASCHERONE, SONO LATITANTI ANCHE SE CHIAMATI IN CAUSA. DALLE MIE PARTI SI DICE CHE SONO ANDATI ALL'ACETO.E PENSARE CHE UNA VOLTA ERANO VINI D0C O CREDEVANO DI ESSERLO!!!
mercoledì 9 marzo 2011
Cima di Scarpe 2802 m.
Approfittando dei preparativi dei bagagli, mi concedo un'ultima breve fuga. Lasciata l'auto in albergo a disposizione del resto della famiglia, con la prima corsa della funivia raggiungo la stazione a monte de "La Rosetta" posto poco sotto la vetta dalla quale ci si affaccia sul grande altopiano delle Pale di San Martino. Calzati gli sci, ci si abbassa in direzione est poco sotto il Rifugio Rosetta (Pedrotti) a quota 2581 m circa. Qui montate le pelli, ancora in direzione est, si punta direttamente ad un evidente costone che si risale direttamente, procedendo nettamente in direzione sud fino a raggiungere Cima delle Scarpe (paletto in legno) dalla quale si gode di una vertiginosa vista sulla Pala di San Martino e la sottostante Valle Praditali.
Non nascondo che durante questa breve gita sull'altopiano della Pale, più volte ho preso in considerazione l'idea di trasferirmi per qualche anno da queste parti.
Per le altre foto clicca qui, oppure sul titolo del post.
martedì 8 marzo 2011
Cima Bocche 2754 m.
Durante la salita, in totale solitudine, più volte mi giro a scrutare le pieghe del citato Monte Mulaz, finché non scopro la presenza di una evidente traccia di salita e parecchie tracce di discesa; scoperta che fa aumentare notevolmente la mia delusione (per la precedente rinuncia) che si placa solo quando, superato un primo colletto al di sopra della Malga Bocche, il panorama che si para davanti ai miei occhi è assolutamente straordinario.
Relazione:
Per le altre foto della gita clicca qui, oppure sul titolo del post.
8 MARZO 2011 - FESTA DELLA DONNA.
UN AUGURIO DI CUORE ALLE DONNE DEL NOSTRO ORDINE DA PARTE DEL PONTIFEX.COME POSSO ESSERE DEPOSTO DA UNA MASSA DI VOCCAPERTI CHE PENSANO SOLO A CIME, GOBBETTE, SCI, BICICLETTE,ED ALTRO TRASCURANDO IL GENTIL SESSO.ORMAI QUESTO E' DIVENTATO UN BLOG DOVE VIGE LA FAMOSA FRASE DI AL CAPONE (FUORICLASSE DEL CRIMINE DEGLI ANNI 30):"TUTTE CHIACCHERE E DISTINTIVI".QUESTO PERCHE'OGNI CAVALIERE INSEGUE UN PRIMATO.CHI FESTEGGIA IL RAGGIUNGIMENTO DI UN CERTO NUMERO DI 2000 ED AGGIORNA LA CLASSIFICA,CHI VA A SCIARE MATTINA E SERA,CHI IMPIEGA MINOR TEMPO A RAGGIUNGERE LA CIMA DI UNA MONTAGNA, CHI VA PIU' VOLTE A MONTE RAPINA, CHI HA PIU' DITINTIVI DELL'ORDINE ED ORA ANCHE LA DIVISA.DOPO VI LAMENTATE CHE MANCANO LE CAVALIERE!!!!CHIUDO CON UN DETTO POPOLARE:"CHI NE BONE PI LU RE NE BONE MANCH' PI LA REGINE".
Carnevale...
Incredulo e convinto che Pastarella (o affini...) abbia "gigioneggiato" con il demenziale avviso, pubblico un insignificante post per avere conferma dello scherzo carnevalesco....!
domenica 6 marzo 2011
Colbricòn 2602 m
Vacanza in famiglia, per cui niente skialp... Queste erano le miei intenzioni quando ci siamo messi in viaggio verso San Martino di Castrozza, ma quando in prossimità di Passo Rolle ho avvistato questa magnifica montagna, ho subito informato mia moglie (santa donna) che avrei fatto almeno una fuga.
Considerato che "Bambi" (mio figlio Marco) era piuttosto "cotto" dopo l'intera giornata trascorsa a sciare, organizzo subito la fuga solitaria, nel senso che ero solo a bordo della mia autovettura. Sì, perché già al parcheggio ho dovuto constatare una massiccia presenza di auto e parecchi skialper pronti alla partenza e con i quali, sostanzialmente, ho condiviso la salita.
Naturalmente la presenza di tutte quelle auto ha generato la solita "agitazione", così che ho iniziato a forzare l'andatura fino a raggiungere e superare tutti gli skialper che mi avevano preceduto alla partenza, tranne due tizi (uno dei quali una guardia forestale provinciale) che, evidentemente, erano agitati almeno quanto lo ero io.
Al contrario della salita, la discesa l'ho effettuata in perfetta solitudine, accompagnato solo dal fruscio della magnifica polvere soffice che ancora copriva i pendii a nord del Colbricon. Insomma una gita grandiosa, che regala un panorama stupefacente sulle vicine Pale di San Martino.
Relazione:
Dal parcheggio ubicato sulla strada che da Predazzo conduce a Passo Rolle, poco più a monte del crocevia per Passo Valles, parte una strada forestale (cartello indicatore) che si percorre seguendo l'indicazione per la Malga Colbricon. Raggiunta la radura nella quale è ubicata la malga, si prosegue in direzione sud-est in piano attraverso un bosco rado. Proseguendo a mezza costa, in leggera discesa, si raggiunge una piana dalla quale, superata una costola rocciosa alla nostra destra, si inizia a salire verso destra per un avvallamento (quota 1870 m. circa). Continuando a salire in obliquo verso destra su terreno ondulato, si raggiunge la Forcella Colbricon a quota 2420 m, dalla quale si raggiunge una spalla a sinistra che si risale, transitando sotto un breve e ripido pendio. Dalla spalla, in obliquo verso destra, si raggiunge la vetta (paletto di legno) superando un ultimo tratto ripido. La discesa si effettua per l'itinerario di salita.
perle foto della gita clicca qui, oppure sul titolo del post
sabato 26 febbraio 2011
PIZZO DEL DIAVOLO MT.2.410





ERA ORA!!!AL TERZO TENTATIVO HO RAGGIUNTO LA CIMA DEL PIZZO DEL DIAVOLO IN INVERNO, ULTIMO BALUARDO DELLA CRESTA CHE SOVRASTA IL LAGO DI PILATO, SITUATO NEI MONTI SIBILLINI.COMPAGNI DI GITA MIMMO DI BARTOLOMEO, BRUNO AMMAZZALORSO (IN ESTATE PRESTATO ALLE ATTIVITA' BALNEARI IN QUANTO GESTISCE LO STABILIMENTO BALNEARE "LA LAMPARA") ED IL SOTTOSCRITTO.QUESTA VOLTA, ANZICHE' PASSARE DAL RIFUGIOO ZILIOLI, ABBIAMO OPTATO PER LA CRESTA SUD-EST DI CIMA DI PRATO PULITO E, UNA VOLTA RAGGIUNTA LA VETTA, ABBIAMO PROSEGUITO FINO ALLA CIMA DEL REDENTORE.BRUNO SI E' FERMATO SU QUESTA ULTIMA ASPERITA'.DA QUI PARTE LA CRESTA CHE CONDUCE AL PIZZO DEL DIAVOLO.SONO CINQUECENTO METRI NON DIFFICILI, MA CHE COMPORTA UNA PROGRESSIONE ATTENTA E DELICATA PERCHE' E' MOLTO SOTTILE, AFFILATA ED E' MOLTO ESPOSTA."IL RE DEI DUEMILA"IN OCCASIONE DEL PENULTIMO TENTATIVO E' RIMASTO TALMENTE IMPRESSIONATO AL PUNTO CHE NELL'ULTIMA OCCASIONE,QUELLA VITTORIOSA, HA PREFERITO, SUO MALGRADO, "SCAPPARE" ALL'ESTERO!!!LE IMMAGINI PARLANO DA SOLE E PROSSIMAMENTE APRIRO' UN ALBUM FOTOGRAFICO IN MODO DA DIMINUIRE LE FOTO DEL POST.CLICCARE SULLA FOTO PER INGRANDIRE.
domenica 20 febbraio 2011
Monte Cavallaccio (Piz Chavalatsch) 2764 m
In quest'ultima giornata sulle Alpi il meteo non è certamente dalla nostra parte, ma non vogliamo certamente rinunciare alla possibilità di effettuare una nuova gita prima di ripartire.
Dopo aver preso in considerazione quattro possibili salite, alcune delle quali ci avrebbero allontanato ulteriormente dalla strada del ritorno, mentre Annibale parte alla volta del Friuli, Mauro ed io decidiamo di onorare la Valle Venosta che ci ha ospitato effettuando la salita al Monte Cavallaccio nel Gruppo dell'Ortles - Cevedale. Così facendo avremmo certamente guadagnato tempo per il viaggio di ritorno.
Una volta individuato l'indicazione stradale per i "Masi di Montichiari", ci inerpichiamo lungo una stretta stradina asfaltata che alla fine ci conduce ad un parcheggio a monte degli ultimi masi, posti su ripidi e suggestivi prati a quota 1535 m.
(vista sulla Valle Venosta dai Masi di Montichiari)
Dal parcheggio, in direzione sud ovest, si risalgono i ripidi prati alle spalle di una cartello con carta turistica della zona, seguendo la segnaletica n. 14. Tenendosi alla destra della recinzione dei campi innevati, in breve ci si immette sulla strada forestale che, ancora in direzione sud ovest (sinistra), si inoltra nella stratta Valle del Cavallaccio (Gutfalltal) e sale verso la "Dolferalm" a quota 2066 m. Lasciata la malga alla nostra destra si prosegue verso il fondo dell'anfiteatro, poco più in alto, dal quale normalmente per via intuiva si raggiunge la vetta per facili ed ampi dossi.
Nel nostro caso, però, le cose sono andate in maniera ben diversa. Difatti subito dopo la malga è iniziata una dura lotta con il manto nevoso, piuttosto profondo e priva di qualunque traccia di passaggi precedenti. Non potendo valutare la pendenza dei pendii soprastanti e attraverso i quali saremmo dovuti pervenire in vetta a causa della scarsa visibilità, tenuto conto che l'abbontante manto nevoso presentava non pochi rischi di valanga (marcato 3), abbiamo puntato ad una costola che abbiamo risalito con grande fatica fino ad intersecare la cresta attarverso la quale, poi, raggiungere la vetta. Tuttavia a quota 2630 m circa, poco a ovest della croce di vetta del Munwarter (Vitea Spitze) quotato 2621 m, abbiamo "gettato la spugna" per sfinimento, oltre che per la scarsa visibilità.
In effetti avevamo impiegato quasi quattro ore per raggiungere la cresta e ne avremmo impiegato almeno una quinta per raggiungere la vetta, attraverso il filo di cresta che a tratti si presentava piuttosto affilata ed esposta.
Recuperate un po' di energie, poco dopo le 13 iniziamo la discesa tenendo ben presente la traccia di salita, potendo comunque inanellare belle curve sull'abbondante manto nevoso, come detto piuttosto profondo e ancora polveroso.
In conclusione un'altra bella gita, anche se non abbiamo raggiunto la vetta del Monte Cavallaccio.
(Il punto della cresta dalla quale abbiamo iniziato la discesa, sullo sfondo si intravede la vetta del Monte Cavallaccio)
sabato 19 febbraio 2011
Piz Daint 2968 m e Munt Buffalora 2630 m
(il Piz Daint visto dal Munt Buffalora)
Ancora una gita in Svizzera, in bassa Engadina, ancora polvere (un po' meno a dire il vero) e tanto sole. L'ottimo innevamento che avevamo rilevato nel corso della gita al Piz Dora e Piz Turettas, ci hanno fatto propendere nuovamente per questa regione della vicina Svizzera, che si è rivelata con tutta la sua bellezza non appena abbiamo superato il Passo del Forno (Ofenpass) attraverso il quale si entra nella regione dell'Engadina.
Benché la stanchezza accumulata iniziava a farsi sentire nelle gambe, ancora prima di calzare gli sci ed iniziare la gita per il Piz Daint, dopo aver osservato il vicino Munt Buffalora non abbiamo avuto dubbi: anche oggi avremmo effettuato due salite; l'occasione era troppo "ghiotta" e la bellissima giornata di sole è stato un ulteriore stimolo.
Devo dire che la bellezza dei luoghi ed i panorami straordinari sulle Alpi, mi hanno letteralmente lasciato a "bocca aperta", al punto che insieme ad Annibale abbiamo subito iniziato a fantasticare sulle possibili altre salite con gli sci che si sarebbero potute effettuare in quella zona, ammesso che le regole del Parco dell'Engadina lo avrebbero consentito. In conclusione, qui bisogna assolutamente tornare!
Relazione:
Da Tubre in Valle Venosta, dove abbiamo stabilito la nostra base, si attraversa il confine con la Svizzera, si prosegue per la Valle Monastero fino al Passo del Forno che si supera, iniziando la discesa verso l'Engadina fino a raggiungere na grande spianata che si apre sulla nostra sinistra, dove è ubicato un ampio parcheggio sulla sinistra della strada poco prima del ristorante "Buffalora" alla nostra destra.
Dal parcheggio si supera un fossato e ci sinoltra nel piano mantenendosi leggermente a sinistra (direzione sud est), puntando direttamente al tratto finale della Val Murtarol e seguendo, ora, il corso di un torrente fino ad una biforcazione. A questo punto pieghiamo decisamente a destra (direzione sud, sud ovest) ancora lungo il torrente, per poi raggiungere un altro ampio pianoro che si attraversa puntanto direttamente al crestone nord ovest del Piz Daint, che si aggira andando attaccare il meno ripido versante ovest. Si raggiunge un colle a quota 2641 m e si prosegue sulla panoramica ed ampia cresta fino a raggiungere la base della Pala sommitale del Piz Daint, dove il terreno diviene piuttosto ripido, ed in breve si perviene in vetta.
Dopo aver effettuato la discesa per l'itinerario di salita fino al colle a quota 2641 m, abbiamo piegato in direzione ovest fino al fondo dell'ampia valle ai piedi della montagna, iniziando la risalita puntando ad un costone a nord est del Munt Buffalora, che abbiamo superato a quota 2150 m circa (o poco di più). A questo punto in direzione sud ovest si risale il pendio punteggiato da alberi isolati, fino a raggiungere un ripiano a quota 2360 m passando alla sinistra di una evidente altura arrotondata, per poi piegare a destra fino ad una sella che si supera. Mantenendosi sul lato destro della cresta, ora evidente, in breve si perviene sulla vetta del Munt Buffalora. In discesa si segue l'itinerario di salita, attraversando il bosco rado fino "all'Alp Buffalora", per poi attraversare la piana in leggera discesa fino al parcheggio.
Per le foto della gita clicca qui o sul titolo del post.
venerdì 18 febbraio 2011
Piz Dora 2951 m e Piz Turettas 2958 m
Dopo che la sera precedente avevamo valuatato le diverse possibilità, materia nella quale il nostro "Annibale" si conferma un vero "condottiero", considerate anche le buone previsioni meteo, solo durante la colazione decidiamo di fare il breve viaggio nella vicina Val Monastero in Svizzera per la salita al Piz Dora, una delle più belle classiche scialpinistiche della zona.
Per descrivere la giornata si potrebbero utilizzare una lunga serie di aggettivi, tra i quali "fantasmagorico", oppure "magnifico" e ancora "spaziale", ecc., ecc... La verità è che oggi abbiamo semplicemente goduto di luogi bellissimi, finalmente ci siamo immersi nella nostra amata polvere dall'inizio alla fine, insomma "M.C.S." al cubo (visto che eravamo in tre). Proprio per questa ragione, avendo trovato sulla vetta una ventina di giovani svizzeri armati di grosse tavole da polvere, mi sono affrettato a spellare ed iniziare la discesa prima che i citati svizzeri potessero "fregarmi" il pendio che presentava solo due tracce di discesa del giorno prima. Tutto questo sotto lo sguardo perplesso di Mauro che, invece, ha sostenuto che c'era ancora molto spazio da sfruttare nonostante il passaggio dei numerosi freerider. Evidentemente Mauro non mi conosce ancora, vero Pastarella?
Viste le ottime condizioni della neve, non ci siamo lasciati sfuggire la possibilità di effettuare una seconda salita, con conseguente discesa in powder, concatenando la gita al vicino Piz Turettas.
Per avere la conferma di quanto scrivo, basta cliccare qui o sul titolo e guardare le foto scattate durante la gita.
Relazione:
Occorre evidenziare che non bisogna lasciare la traccia segnalata, anche in discesa, per evitare di danneggiare la punta degli alberelli in crescita.
Dalla radura, in direzione sud ovest si risale ancora il bosco, ora più ripido e rado, fino a raggiungere un valloncello nel quale è ubicato un altro piccolo baito a quota 2200 m, Era de la Bescha. Ora piegando leggermente verso sinistra, pur mantenendo la direzione sud ovest, si raggiunge una marcata costola (Cap Nair a 2434 m) che si aggira a sinistra in modo da immetersi in un valloncello esposto ad est attraverso il quale si raggiunge il pendio finale, facendo attenzione ad alcuni tratti più ripidi .
Effettuata la discesa per il medesimo vallone di salita fino a quota 2400 m circa, in corrispondenza della sella dove inizia il citato valloncello, una volta ripellato si traversa l'ampio crinale in direzione sud est, fino a raggiungere un ampio ripiano dove c'è il Lago di Chazforà. Da qui in direzione sud si risalgono i pendii soprastanti attraverso i quali si perviene ad un altra spianata, caraterizzata da dossi e vallette, che si attraversa sempre in direzione sud puntando direttamente all'evidente Piz Turettas.
Per la salita alla vetta è opportuno puntare alla dorsale est attraverso la quale si risale in cresta, mentre nel nostro caso abbiamo seguito la traccia già esistente che taglia, da ovest ad est, tutta la parte bassa della ripida parte del Turettas; scelta quest'ultima poco saggia, a mio parere...
Per la discesa si segue l'itenerario di salita.
giovedì 17 febbraio 2011
Punta di Mezzo (Mittereck) 2908 m
Prima di mercoledì 16 febbraio, ancora qualche dubbio sulle condizioni meteo sull'arco alpino e alcuni inconvenienti tecnici, ma alla fine la saggia decisione: si parte!!
E' così che mercoledì sera, Mauro ed il sottoscritto, raggiungiamo Annibale (già sul posto da alcuni giorni) a Bressanone, dove ci limitiamo a trascorrere la notte e consumare la colazione al mattino seguente, per poi metterci di nuovo in viaggio fino a raggiungere l'alta Val Venosta e la Vallelunga, sempre sotto la pioggia battente e scarsa visibilità. Ciò nonostante, dopo aver individuato la località di partenza a Kapron, calziamo gli sci ed iniziamo la lunga gita fino alla vetta del Mittereck a quota 2908 m nelle alpi Venostane.
Relazione:
Normalmente dalla vetta si gode di una bella vista sul Lago di Resia, ma nel nostro caso a malapena abbiamo potuto individuare il percorso di discesa rimanendo sempre sulla traccia di salita. Peccato!
Curiosità:
Una volta tornati in prossimità della Malga del Monte dei Buoi, alcuni nostri interrogativi hanno avuto puntuale risposta: a) perchè la strada forestale era battuta; b) che voleva dire uno strano cartello con scritto "stop"; c) a cosa servivano delle grosse slitte in legno che abbiamo visto trasportate fino alla malga trainate da un quad cingolato.
Proprio davanti al cartello di "stop" erano ferme, una dietro l'altra, le quattro grosse slitte di legno tutte cariche di bambini ed un adulto al posto del "conducente". Alla mia domanda di come si riuscisse a frenare il mezzo, immaginando la discesa sulla strada battuta, uno dei "conducendi" con italiano molto stentato risponde: "niente frenare, chi frena arriva ultimo!!". E' così che sotto i nostri sguardi perplessi vediamo le quattro slitte partire verso valle in una corsa sfrenata....
Ora capiamo la ragione per la quale i campioni di slittino si chiamano "Armin Zoeggeler".
Il resto del pomeriggio lo trascorriamo, con qualche difficoltà, a trovare un alloggio in Valle Venosta per i successivi tre giorni. Solo dopo parecchie telefonate e la visita presso due centri di informazione, troviamo sistemazione presso l'hotel Grief di Malles dove, durante la cena, inizia una fitta consultazione sulle possibili gite da effettuare l'indomani.
Per le altre foto clicca sul titolo del post
martedì 15 febbraio 2011
Domenica 13 febbraio 2011 il Cavaliere Silente aveva organizzato tutto nei minimi dettagli
Il Cavaliere Silente aveva organizzato tutto nei minimi dettagli.
Una superclassica, il Corno Grande “via Calderone”. Aveva perfino ottenuto la benedizione e la partecipazione del Pontifex. Il quale per parte sua aveva garantito il massimo impegno sulle condizioni meteo. E insomma alla fine si era pure fatto sfuggire la promessa di un meteo perfetto.
Ma alle 7.00 di domenica il Cavaliere Silente non c’era. Improrogabili impegni fisiologici lo trattenevano a casa. Anzi era trattenuto già da parecchie ore, come testimoniato da puntuali dispacci notturni che diffondeva per sms ai Cavalieri convocati.
Doveva essere successo che il Pontifex , impegnando i suoi superpoteri sul meteo, si era distratto sulla salute dei Cavalieri.
Una superclassica, il Corno Grande “via Calderone”. Aveva perfino ottenuto la benedizione e la partecipazione del Pontifex. Il quale per parte sua aveva garantito il massimo impegno sulle condizioni meteo. E insomma alla fine si era pure fatto sfuggire la promessa di un meteo perfetto.
Ma alle 7.00 di domenica il Cavaliere Silente non c’era. Improrogabili impegni fisiologici lo trattenevano a casa. Anzi era trattenuto già da parecchie ore, come testimoniato da puntuali dispacci notturni che diffondeva per sms ai Cavalieri convocati.
Doveva essere successo che il Pontifex , impegnando i suoi superpoteri sul meteo, si era distratto sulla salute dei Cavalieri.
Insomma però si parte, e siamo in quattro: Cavalier Angelo, Mascherone, Pontifex e sottoscritto. Ma la distrazione del Pontifex si avverte anche sulla Teramo Mare: il nostro bar preferito è chiuso! Niente incontro con le nostre bariste predilette, le verdi vestite, allegre, scollate, dal-pontifex-preferite, e-dai-camionisti-pure, bariste della Teramo Mare.
Ripieghiamo su un bar di Villa Vomano, immerso in densi vapori di pollaio. Poi dentro va meglio, non ci sono polli, ci sono anche paste alla crema, cornetti, cappuccini, duplo, liquirizie e insomma tutto il normale corredo da bar della Val Vomano. Si corre in apnea in auto, e si riparte sollevati alla volta di Prati di Tivo.
Ripieghiamo su un bar di Villa Vomano, immerso in densi vapori di pollaio. Poi dentro va meglio, non ci sono polli, ci sono anche paste alla crema, cornetti, cappuccini, duplo, liquirizie e insomma tutto il normale corredo da bar della Val Vomano. Si corre in apnea in auto, e si riparte sollevati alla volta di Prati di Tivo.
Veloci i preparativi sul piazzale dei Prati di Tivo.
Beh, veloci i nostri. Si sa… un Pontifex non può assemblarsi in quattro e quattrotto. Infatti per un po’ il Pontifex sparisce. Ma quando riemerge alla luce non possiamo che ammirarlo: un superbo Pontifex fasciato di rosso col baffo dorato dal primo sole.
Come ogni Pontifex degno delle Sue Funzioni il nostro Pontifex è Ispettore di Fune.
Ispettore di Fune deve essere un mestiere antico, di sicuro è arcano: a noi cavalieri Egli non ha mai rivelato cosa sia. Ma una cosa l’abbiamo compresa: non paga gli impianti di risalita.
Il Pontifex incede dunque verso l’ingresso della cabinovia, con il passo che si addice ad un Pontifex/ Alto Ispettore di Fune, e chiede che si adempia la Sua Volontà (non pagare).
Beh, veloci i nostri. Si sa… un Pontifex non può assemblarsi in quattro e quattrotto. Infatti per un po’ il Pontifex sparisce. Ma quando riemerge alla luce non possiamo che ammirarlo: un superbo Pontifex fasciato di rosso col baffo dorato dal primo sole.
Come ogni Pontifex degno delle Sue Funzioni il nostro Pontifex è Ispettore di Fune.
Ispettore di Fune deve essere un mestiere antico, di sicuro è arcano: a noi cavalieri Egli non ha mai rivelato cosa sia. Ma una cosa l’abbiamo compresa: non paga gli impianti di risalita.
Il Pontifex incede dunque verso l’ingresso della cabinovia, con il passo che si addice ad un Pontifex/ Alto Ispettore di Fune, e chiede che si adempia la Sua Volontà (non pagare).
Ma viene respinto.
Niente paura: succede sempre.
Poi l’Ispettore si reca da solo in zona biglietteria, non sappiamo cosa faccia, comunque baccaglia spiega infine saluta già come uno di casa torna con biglietto.
Niente paura: succede sempre.
Poi l’Ispettore si reca da solo in zona biglietteria, non sappiamo cosa faccia, comunque baccaglia spiega infine saluta già come uno di casa torna con biglietto.
Dalla Madonnina, a poco più di 2000 metri, ci avviamo verso il Franchetti seguendo le tracce sulla neve, all'incirca lungo il percorso estivo, sentiero 3.
Il Cavalier Angelo, però si avvia di più…. unico con sci, lo rivedremo sulla sella del Calderone.
C’è un bel po’ di neve. La traccia non guasta per fare il traverso del Passo delle Scalette, che insomma... richiede sempre una certa attenzione.
Arrivati al Franchetti (quota 2430) aspettiamo il Pontifex, che per tutta la salita ha salutato, benedetto, redarguito, illuminato i viandanti.
Dal Franchetti al Ghiacciaio del Calderone la traccia dobbiamo farla noi. Si punta verso sud, fino ad entrare nella conca del ghiacciaio, quindi si piega a ovest puntando su una sua ben visibile sella. E la neve sfonda ed è crostosa. Fatica per pestarla, e fatica per tirare fuori il piede incastrato…
Meno male che il paesaggio ci ripaga di tutto…
Arrivati al Franchetti (quota 2430) aspettiamo il Pontifex, che per tutta la salita ha salutato, benedetto, redarguito, illuminato i viandanti.
Dal Franchetti al Ghiacciaio del Calderone la traccia dobbiamo farla noi. Si punta verso sud, fino ad entrare nella conca del ghiacciaio, quindi si piega a ovest puntando su una sua ben visibile sella. E la neve sfonda ed è crostosa. Fatica per pestarla, e fatica per tirare fuori il piede incastrato…
Meno male che il paesaggio ci ripaga di tutto…
E che sorpresa! Sulla cima c'è un party:
Si torna quindi al Franchetti. Io e il Mascherone arriviamo un po’ prima, e ci rendiamo subito conto che sta per accadere l’inevitabile : un incontro fra il Pontifex ed un gruppo di simpatici belgi che intendono dormire per 4 notti nel locale invernale. Consci dell’eccezionalità dell’evento (non delle 4 notti... dell’incontro Pontifex/Nordeuropei !) prepariamo la troupe, e le riprese.
Il Pontifex irrompe al Franchetti, fa una decina di domande ai belgi in un linguaggio non identificato.
Poi si concentra sui lupi, in loretese i “liupe”. E spiega a gesti il concetto:
Il Pontifex irrompe al Franchetti, fa una decina di domande ai belgi in un linguaggio non identificato.
Poi si concentra sui lupi, in loretese i “liupe”. E spiega a gesti il concetto:
Cominciano ad accorrere molti belgi, escono dal Franchetti, ed il Pontifex proferisce un bel sermone, anche se con intermezzi animaleschi, vantando anche la sua superiorità linguistica:
E si riparte... e i belgi attoniti stanno, affacciati alla terrazza del Franchetti, a seguire con lo sguardo il Pontifex dei "liupe".
Il rientro si svolge tranquillamente: Passo delle Scalette, l'Ispettore di Fune sale con noi nella cabinovia, si riparte con l'auto del Cavalier Angelo, e infine sosta birra in un bar a valle (il Pontifex alla barista: " Mi riconosci?". La barista: "Mbeh certo, dopo decine di volte ti riconosco sì!". Il Pontifex: " Ora mi spoglio" e con fare familiare va nel retro del bar).
"LU' SANGUE SI LAGNE MA' NZARMAGNE"
CITO QUESTO DETTO POPOLARE PER COMMENTARE I RISULTATI DEL SONDAGGIO.
giovedì 10 febbraio 2011
MORRONE e COLLE della CROCE



















Regione: Abruzzo Data: 10/02/2011
Nome: Fabrizio,Mauro,Renato. E-mail: [SPAM]Fadoraf@yahoo.it
Nome gita: Morrone e Colle della Croce Partenza da: Colle delle Vacche
Quota partenza: 1066 Dislivello: 1300
Esposiz. salita: Ovest Esposiz. discesa: Sud
Difficoltà: Sciatore buono Manto nevoso: Stupendo
Tipo di neve: Trasformata Valutazione gita: Stupendo
Bibliografia: Valle partenza:
Commento gita: Dal colle delle Vacche abbiamo seguito tutta la forestale (perfettamente innevata) fino allo Iaccio Rosso (1552 m). Poi su per gli amplissimi pendii ad Ovest del Morrone.In vetta aggirando sul lato nord (neve polverosa) le rocce sottostanti la cima (2061 m).Discesa (su firn un pò duro, fantastico) per il versante Ovest fino a q.1600 circa.Ripellamento e salita in direzione Nord al Colle della Croce (1902 m). Ripida discesa finale a Sud nel Coppo Rosso su neve un pò ammollata,ma ben sciabile.Nella parte finale bassa occorre sfruttare canali ancora innevati,perchè la neve comincia un pò a scarseggiare.Attraverso una breve fascia di bosco,rientro sulla forestale a pochissima distanza dal Colle delle Vacche.
Manto nevoso: Fantastico firn duro sotto il Morrone. Firn ammollato (forse per la diversa esposizione e/o per l'orario) sotto il Colle della Croce. Sole e tempo stupendo. Poco vento,ma temperatura frizzante.
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