domenica 5 settembre 2010

Cima Zis, Cimata di Macchia Triste, Iaccio dei Montoni

Nuova puntata della saga dei 2000, sabato scorso. E soprattutto bella passeggiata con amici. Eravamo in quattro: Polveronzola, Angelo, Marco (medievale) e il sottoscritto.
Le cime raggiunte sono di quelle che ti fanno favoleggiare già da bambino: Cima Zis, Cimata di Macchia Triste, Iaccio dei Montoni.
Scherzi a parte, l’ambiente è straordinario: quella cintura di montagne che corona il Lago della Duchessa, che dall’orlo di pareti vertiginose come quelle di Murolungo, offrono una vista sulle acque sempre cangianti del lago, e su tutta la splendida zona del Velino.
Il programma era duro...ma abbiamo provato per la verità a ridurre le fatiche. C’è una sterrata che da Cartore svalica sopra la zona delle Caparnie, già a quota 1700, a 20 minuti di cammino dal lago. Non sapevamo dove si imboccasse, ma il fortunato incontro con un villico in fuoristrada ci ha illuminato. Abbiamo però coperto con fatica un dislivello di 200 metri o poco più, poi la mia 16 ha dovuto rinunciare. E’ una sterrata ripida in molti punti, curve a gomito, e fondo a tratti costituito da uno spesso strato mobile di pietre. Vabbè ci tornerò con l’Ulysse.

Polveronzola era un po’ febbricitante e Marco un po’ fuori forma, ma abbiamo percorso il Vallone di Fua, quindi abbiamo proseguito rapidi, abbiamo toccato le prime due cime, fino a quando non tanto per stanchezza quanto per un muto interrogativo sulla salute mentale dei loro compagni Marco e Polveronzola ci hanno lasciato continuare per Iaccio dei Montoni.

Sotto Cima Zis incontro con bruco vestito a festa:


Sulla cresta, avvicinandoci a Cima Zis perdo una birra con Angelo (devo ancora adempiere alla scommessa, per la verità): mi aveva sempre detto che io a Cima Zis c’ero stato…era vero.

Su Cima Zis osserviamo una tabellina d’alluminio, targata "Associazione Zaini In Spalla":

E scopriamo perché è stata chiamata Cima Zis. Abbiamo deciso che ora anche noi Cavalieri della Polvere vogliamo intitolare una cima. Cima CDP? Beh…non suona tanto bene. Vabbè, ci pensiamo un attimo.

Su Cimata di Macchia Triste abbiamo percepito chiaramente che l’estate sta finendo:


Prima di Iaccio dei Montoni incontro con un conduttore di cavalli, che ci ha raccontato di non scendere a valle da maggio, e ci ha chiesto che giorno era. Visto che i nostri compagni non ci capivano, volevamo confidare a lui il nostro progetto dei 2000. Poi c’abbiamo ripensato, essendoci venuto il dubbio che neanche lui e il suo cavallo c’avrebbero capito, che pure battono 2000 ininterrottamente da maggio:

Dunque, relaziono ordinatamente:
Si esce a Valle Del Salto sulla A24. Alla prima rotatoria si svolta a sinistra. Dopo circa un chilometro si imbocca una sterrata sulla sinistra, evidenziata solo da una tabella del Parco. Dopo pochi chilometri di sterrata si arriva a Cartore, dove si lascia l’auto. Si parte a quota 1000, in prossimità di parcheggio e fontana ci sono le tabelle del parco e i segnali di inizio sentiero 2B.
Si segue il sentiero per tutto il Vallone di Fua (che intorno a 1600 metri prende il nome di Vallone del Cieco). Il sentiero è sempre ben segnato dalle classiche bande di vernice. D’altra parte in questa stretta valle il sentiero è una via obbligata. Ciononostante è cosparso di inutili cartelli di legno ove campeggiano grandi “2”. A quota 1700 la valle si apre su un pianoro (“Le Caparnie”) disseminato di capanne e stazzi (il primo è il Rifugio Panei). Dalla zona delle Caparnie si diparte verso nord-ovest una sterrata, che abbiamo imboccato per risalire il costone che ci avrebbe portato su Cima Zis. Arrivati al vicino valico abbiamo proseguito a vista e guadagnato la cresta (con circa 300 metri di dislivello) fra Monte Morrone e Cima Zis. Raggiunta la cima, abbiamo proseguito in cresta verso est , godendo di una vista splendida, il lago con un’acqua dalle sfrangiature quasi caraibiche.

Tornati a “valle” lungo la cresta (eravamo a quota 1850 circa), a est del lago, abbiamo proseguito a vista verso la Cimata (2090).
Lì ci siamo separati, e in due abbiamo proseguito verso sud-ovest , imboccando poco dopo il sentiero 2H verso Murolungo. Dal sentiero ci scostiamo a quota 2050 circa, per entrare nel pianoro di Iaccio dei Montoni, confinato a nord da Murolungo e sugli altri lati da grandi salti di roccia. La cima è a quota 2083, esattamente a sud della cima di Murolungo, segnata da un alto ometto, un vero omone! Per di più l’omone è fasciato da uno di quei parasole per auto di pellicola d’alluminio:

Per tornare alle Caparnie, raggiungiamo il sentiero 2H, quindi deviamo a nord-est, camminando parallelamente alla vertiginosa parete di Murolungo in cui si apre la grande fenditura della Grotta dell’ Oro:

Bellissimo tour di oltre 10 chilometri e 1500 metri di dislivello.

venerdì 3 settembre 2010

Escursione al Corno Grande


Ieri 2 settembre io e il Cavaliere Silente siamo saliti sul Corno Grande per la Via Normale accompagnati da 2 nostri amici. Siamo partiti abbastanza presto e fortunatamente la classica nuvoletta diventata una perturbazione è stata spazzata dal vento lasciandoci salire tranquillamente in vetta senza complicazioni. Il tempo di percorrenza che abbiamo impiegato è di circa 2 ore e 20 a salire in cima e di circa 2 ore a scendere. Escursione abbastanza semplice tecnicamente e fisicamente che si è conclusa con una disperata ricerca di una gelateria aperta nei pressi di Campo Imperatore e Fonte Cerreto....

giovedì 2 settembre 2010

249 candeline, Costa Stellata e Monte Pizzalto

249 candeline per celebrare la mia 200ima cima, per la precisione il mio duecentesimo 2000 appenninico, Costa Stellata ( raggiunto d’urgenza il giorno precedente, visto che ormai avevo bandito la festa!), e i miei 49 anni (raggiunti d’urgenza il giorno stesso, visto che non me li sentivo!).



A rendere bella, divertente e indimenticabile il tutto sono stati i tanti amici e le rispettive famiglie, oltre che i miei familiari, che hanno partecipato ai festeggiamenti domenica 29 agosto a Pescocostanzo. Ringrazio di cuore tutti!
Devo dire che mi sono piaciute sia le chiacchiere e il pic nic, sia la passeggiata che è seguita, e che ha portato sulla cima del Pizzalto diversi Cavalieri, ma soprattutto diverse mogli, amiche e amici meno avvezzi alle cime dei Cavalieri.


Passo a relazionare la salita a Costa Stellata, fatta con Cavalier Angelo e Cavaliera Polveronzola.

Usciti ad Avezzano sulla A25 si procede verso Forme, seguendo prima le indicazioni per Alba Fucens, quindi per Forme. Arrivati in paese si imbocca una strada che piega verso nord-ovest con indicazione “Ristorante Casale da Monte”.
Percorrendola per circa 2.5 km si arriva alla base della Valle Majelama, a quota 1133, riconoscibile per i segnali del sentiero 8, e tabelle del Parco. Si percorre la valle risalendo il sentiero 8 fino a quota 1400 circa. Lì la valle si allarga, e lì si leggono segnali del sentiero 1G che si diparte a destra dal sentiero 8 e comincia a salire ripido verso est, imboccando un valloncello che immette sulla Valle della Genzana (posta fra Costa Stellata e Costone della Cerasa).
Arrivati a quota 1800 circa decidiamo di abbandonare il sentiero e salire a vista il costone che ci conduce in 30-40 minuti sulla cima di Costa Stellata (quota 2151).

Proseguendo in cresta raggiungiamo dopo 10 minuti Capo di Pezza (quota 2177). Chiudendo l' anello scendiamo a Vado di Castellaneta(2068), e ritorniamo sulla via di salita attraversando la Valle della Genzana.
Molto bella in quota la veduta verso est su Costone della Cerasa, sud-est sui Monti della Magnola e a ovest sul paesaggio piu' aspro di Cimata fossa dei Cavalli, Cafornia e Velino.

mercoledì 1 settembre 2010

Grazie per l'invito


Volevo ringraziare il cavaliere Silvio per l'invito. Sono Lorenzo, tredicenne figlio del "Grande Assente" (ora il Cavaliere Silente). Per me è un onore far parte dei Cavalieri della Polvere. Ho persino conosciuto il Pontifex...fino a poco fa non facevo granchè in montagna ma ultimamente dopo aver perso 13 chili salire è diventato un piacere...ho fatto un pò di escursioni sul Velino Sirente, sul Prena e domani andrò sul Corno Grande col Cavaliere Silente

giovedì 19 agosto 2010

Vetta Occ.le del C.no Grande in famiglia !

Questa volta l'ascensione è veramente di quelle da ricordare !

Sui ragazzi non avevo dubbi (a parte Federico "ben rodato"... Erica 10 anni, ha già una "buona predisposizione"...), ma mi fa piacere l'estrema determinazione con la quale anche Cat's (Caterina all'anagrafe... e mia dolce consorte) ha affrontato la 2 giorni, da me organizzata e fortemente voluta.

Il 18 partenza dall'Arapietra nel primo pomeriggio per raggiungere il Franchetti (aria frizzante...), posizionamenti strategici in branda, cena da rifugio, tramonto spettacolare, giochi di società prima di dormire...





Il 19 splendida alba, colazione, partenza alle 08:30 e via verso la vetta passando per i punti "topici" dell'itinerario (S.lla dei 2 corni, p.sso del Cannone, brecciaio e tracce "disastrate" di sentiero)...ed infine l'agognata cima, raggiunta in fondo "tranquillamente" da loro...un pò meno da me, che un pò apprensivamente ho comunque cercato di condurre l'escursione mettendo in sicura le donne laddove ve ne fosse necessità !


Tutto bene anche da questo aspetto....se non fosse che ogni tanto "mi si intreccia la corda..." !!
(lo so...lo so... che questo comporterà un'ammonizione da parte del nostro Pontifex !)



Il ritorno per la via di salita, fino all'auto, raggiunta verso le 18:00.

La splendida esperienza ha avuto in serata un altrettanto splendido finale in quel di Campli....dove, com'è giusto che sia, soprattutto nelle occasioni in cui c'è da festeggiare, abbiamo gustato l'ottima porchetta italica che da origine alla nota sagra !!!

La meravigliosa condivisione di tali momenti , serve a far capire ai propri cari quanto "strana" sia a volte quell'affermazione...."ma tu vai a divertirti !"...

Ed infatti ci si diverte (e più che altro ci si emoziona...), ma con quanti sacrifici !!

lunedì 9 agosto 2010

Costone Orientale Monte Velino - Rifugio Sebastiani 8/8/2010



Strani riti avvennero quel dì sui Monti del Velino: suoni di trombe sconosciute e fischi di uccelli paduli.
La giornata fu ricca di emozioni e libagioni, di candeline e vette da collezionare e magnifici panorami da ammirare.

Impegni di lavoro, di famiglia e di salute decimarono i coraggiosi Cavalieri, ma una su tutte gettò nello sconforto gli astanti: l'assenza del Pontifex precettato nella preparazione del kit di sopravvivenza invernale per il condimento del nobile piatto nazionalpopolare: la salsa!


I partecipanti si rifugiarono, allora, nel sostegno dei succhi d'uva rossi e bianchi che il Mascherone, per l'occasione, aveva portato fin sul Sebastiani ove gentil donzelle l'attendevano per i festeggiamenti.
Al ritorno, il tempo di una doccia ed un caffè, per poi ricominciare in casa di amici.

mercoledì 4 agosto 2010

... il segreto 29er...

... Ormai i tempi sono maturi.

Tutti i membri dell'Ordine possono venire a conoscenza del segreto che si cela dietro il magico numero "29" più conosciuta come movimento eretico "29er" che recentemente ha interessato alcuni post.

Donzelle (lady Fiorella) vicine all'Ordine hanno sentenziato anche il nome " Lady Ginevra".

Chi volesse conoscescere la "29er Ginevra" che da circa una settimana mi appartiene.... clicchi qui.

domenica 1 agosto 2010

Altipiani del Sirente - Velino


Gita Grandiosa! Non ci sono altri aggettivi per definire questo magnifico giro con la MTB.
La nostra Terra, l'Abruzzo, non finirà mai di stupirmi; per quanto io abbia percorso in lungo e in largo parecchie montagne della nostra regione, sono ancora a meravigliarmi per la bellezza di luoghi isolati e fuori dai soliti "giri" che facciamo durante le nostre escursioni.
Questa volta siamo solo in due, Luca ed io. Partenza alle ore 7 da casa diretti all'altopiano delle Rocche per percorrere, finalmente, il giro dell'altopiano del Sirente - Velino che corteggiavamo già dall'esate scorsa.
Trattandosi di una gita ad anello, decidiamo di iniziare l'escursione da località Terranera dove lasciamo l'auto ed iniziamo a pedalare per 60 km dei quali solo 5/6 su asfalto, 1700 metri di dislivello e 4 ore e 40 minuti e, questa volta, senza neanche un panino per il pranzo. Alla fine, però, grande soddisfazione di entrambi.

Relazione:
Dal centro abitato di Terranera, presso il crocevia che conduce a Rocca di Mezzo, seguendo la segnaletica "Rocca di Cambio" dell'ippovia, si imbocca la strada sterrata che in leggera discesa e poi in piano conduce in breve nei pressi di Rocca di Cambio, fino a raggiungere la SR5bis dove si svolta a sinistra per poi svoltare, dopo pochi metri, di nuovo a destra sulla SP38D in direzione degli impianti di risalita di Campo Felice. Dopo qualche centinaio di metri, dopo aver percorso circa 7 chilometri dalla partenza, si svolta a destra su una stradina asfaltata inizialmente in leggera salita, che in seguito diventa sempre più ripida e sterrata. Dopo aver attraversato il bosco, a qota 1735 metri, si raggiunge il valico di Forcamiccia dal quale si scende rapidamente, su terreno accidentato e ripido, sulla piana di Campo Felice.
Alla fine della discesa, sul prato, si svolta a destra su una evidente traccia fino ad immettersi sulla strada asfaltata che seguiamo per un breve tratto svoltando a destra, fino a quando, sul lato opposto della strada, è ben visibile la carrareccia che taglia il piano in direzione sud-est fino a raggiungere un'altra strada asfaltata che seguiamo per un breve tratto in direzione sud (svolta a sinistra). Poco dopo incrociamo sulla nostra sinistra una carrareccia con la segnaletica per il rifugio "Sebastiani". Percorriamo questa strada, da quota 1550 metri ca., fino a raggiungere il predetto rifugio a quota 2102 metri. Durante il tragitto sulle prateria di quota, agnifico panorama sul Puzzillo, Cimata di Puzzillo e Costone Occidentale.
Una volta arrivati al valico dove è posto il Sebastiani, iniziamo la discesa molto tecnica (nel primo tratto spesso occorre scendere da mezzo) verso la Valle Cerchiata, Iaccetto di Pezza e Capo Pezza dove le difficoltà hanno termine. Ora attraversiamo tutta la Piana di Pezza e, raggiunto il Vado di Pezza, scendiamo velocemente su asfalto verso Rocca di Mezzo dove è possibile (anzi necessario ) rifornirsi di acqua. Aggirato il paese, che ci lasciamo alla nostra sinistra, raggiungiamo il cimitero di Rocca di Mezzo, quando ormai avremo percorso 36,5 chilometri dal punto di partenza, che costeggiamo fino ad immetterci sulla SP38 che lasciamo dopo pochi metri per immetterci, alla nostra destra, sull'ampia carrareccia in leggera salita.
Devo dire che in questo punto del percorso la tentazione di fare ritorno all'auto in sosta a Terranera è molto forte, visto che solo 4 km ci separano da essa, mentre continuando il giro ci aspettano ancora 24 chilometri.
Dopo trecento metri si entra in un fitto bosco di querce e noccioli e si inizia a scendere a lungo su fondo ciottoloso, che poi diviene erboso,lungo la Valle Cordora, ignorando la prima biforcazione alla nostra destra e la successiva alla nostra sinistra seguendo, sostanzialmente i segnavia "bianco/rossi" dipinti sui massi e sui tronchi degli alberi.
In questo luogo, benché percorsa da una evidente traccia di carrozzabile, si ha la sensazione di totale isolamento, completamente immersi nelle vegetazione e senza poter contare su punti di riferimento delle montagne vicine.
Dopo la lunga discesa (circa 8 chilometri), con brevissimi tratti di saliscendi, si perviene all'ampio e bellissimo Piano di Iano che più volte avevo osservato dalla cima del Monte Sirente, che ora è perfettamenete visibile alla nostra destra. Si attraversa il Piano percorrendo una poco evidente traccia sull'erba in direzione del laghetto e della chiesetta della Santissima Trinità visibile alla nostra sinistra, quando ormai in direzione nord sono visbili anche le vecchie case di Pagliare di Tione. Si raggiunge la chiesetta dopo una ripida salita e si svolta a sinistra sulla carrozzabile che in leggera salita in circa 2 chilometri ci porta al di sopra del borgo, molto bello e ristrutturato, di Pagliare di Tione in prossimità di un fontanile dove è possibile fare rifornimento di acqua.
Senza entrare nel borgo, a meno che non si voglia fare una visita al luogo, si prosegue sulla stessa carrozzabile attenendosi alla segnaletica dell'ippovia "Rocca di Mezzo - Terranera" fino a giungere al punto di partenza dopo altri 10 chilometri di sterrato in leggera salita e qualche saliscendi.
Per le foto clicca sul titolo del post

venerdì 30 luglio 2010

Ricordo benissimo l'uscita ed ho, sinceramente, nostalgia del periodo. Mi impegnerò finchè possiate dare buone notizie alla trasmissione sul mio ritorno.
E' sempre un piacere leggerti amico mio, considerato che oramai non riusciamo più a vederci.

domenica 25 luglio 2010

MTB. Il giro del "pic nic"


Eh, sì! Un gran bel giro quello che oggi abbiamo fatto con le nostre MTB.

Per coniugare le nostre esigenze di biker a quelle delle nostre famiglie, certamente più nobili, oggi abbiamo dirottato bambini, mogli, nipoti e parenti presso l'area pic nic "montagna Spaccata" della Foresta Demaniale "Chiarano - Sparvera"; luogo dal quale potevamo, poco nobilmente, svignarcela con le nostre bici.

Alle ore 08,10 Luca, io e family eravamo già presso l'area di servizio di Brecciarola, rilevando che Marco ed il suo seguito erano in leggero ritardo che abbiamo recuperato impedendo ai nostri figli persino di scendere dalle auto. In breve tempo raggiungiamo la piana delle Cinque Miglia e ci inoltramo sulla sterrata che in 2 km conduce alla citata area pic nic dove, il tempo di far scegliere la location alle nostre mogli, ci accingiamo a partire in fretta con le bici visto che ci attendono 56 km e parecchio dislivello da coprire e tornare in tempo utile per il pranzo. Siamo in quattro: Marco, Luca, Vincenzo ed il sottoscritto.

Dopo i primi chilometri, piuttosto impegnativi, suggeriamo a Vincenzo di accorciare il percorso facendogli risalire la valle del Chiarano, mentre il resto del gruppo ha iniziato la discesa per la Valle Cupa.

Non nascondo che l'idea di consumare un lauto pasto al nostro arrivo, ha iniziato ad annebbiare la mia mente poco dopo aver percorso il 30esimo chilometro, quando eravamo a Scanno ed avevamo davanti a noi ben 17 km di salita impegnativa prima di scollinare alle Toppe di Vurgo. La senzazione di annebbiamento, un paio di chilometri prima dello scollinamento, si è trasformata in visione mistica al punto da tentare più volte di mettermi in contatto con il resto della compagnia per avvertire del nostro arrivo entro i 30/40 minuti seguenti. Naturalmente i loro cellulari non erano raggiungibili, cosa che faceva aumentare il timore di non trovare più nulla da mangiare considerato che ormai erano le ore 14 circa. Non ci restava che sperare!

Finalmente siamo alla fine delle nostre fatiche, svalicato alle Toppe di Vurgo iniziamo una veloce discesa di ulteriori 9 km che ci riportano al punto di partenza e al nostro "PIC NIC".

Per nostra fortuna il buon Sergio, che ringrazio sentitamente, si mette subito alla brace e prepara per noi l'agognato pasto. Intanto, nell'attesa, ci scoliamo un paio di bottiglie di birra, divoriamo salame, formaggio e frittate con peperoni. Che dire, come recita uno slogan di una nota azienda turistica, "MTB, il giro che ti assomiglia".


Relazione


Prima di passare alla descrizione dell'itinerario, occorre precisare che sarebbe opportuno iniziare il percorso da Scanno così da affrontare la parte più impegnativa nella prima parte della gita e non al termine, quando si è già piuttosto stanchi. Nel nostro caso, come avrete capito, abbiamo scelto il "PIC NIC" alla logica.

Dall’area pic-nic della Montagna Spaccata, un’oasi naturale gestita con cura dove sono presenti strutture per la ristorazione, si risale sul fondo del canyon all’interno di una faggeta fino dove, nella prima radura, il sentiero sale ripido alla nostra destra fino a raggiungere l'abbeveratoio "Chiarano". Si prosegue sulla traccia di carrareccia più a destra lasciando alle nostre spalle l'abbeveratoio, attraversando la faggeta ed affrontando alcuni ripidi e brevi tratti di fondo ghiaioso fino ad incrociare la strada asfaltata (chiusa al traffico) che conduce al lago Pantaniello (si è in vista di un cartello di legno che indica 6,5 km lago) che attraversiamo proseguendo con tratti anche molto duri fino ad una successiva sbarra da dove la salita diventa più dolce per arrivare al valico del Monte Curio m. 1690. Da qui inizia una discesa mozzafiato, da percorrere con molta attenzione a causa del fondo a tratti ghiaioso fino ad un successivo bivio da imboccare a dx che porta alla fonte di Valle Cupa (luogo ove Vincenzo si è separato dal resto del gruppo). Da questo punto, dopo un evidente un altro sbarramento mettallico, ancora discesa fino alla località di Jovana dove è presente una struttura agrituristica.

Si riprende a salire, fino alla conca di Mimola e l'omonima "casa cantoniera" fino ad incrociare la SR 479 sulla quale prosegue il percorso fino a raggiungere la Bocca di Pantano, dove svoltiamo a destra di nuovo su sterrato all'interno del PNALM. Dopo un tratto si scollina sulla Valle dei Campanili che si percorre in veloce discesa fino a giungere allo stazzo di Ziomass. Qui ancora una breve salita fino allo scollinamento sulla Serra Ziomass, dove si svolta decisamente a destra in discesa verso la valle del Tasso. Dopo aver percoso circa un chilometro, in corrispondenza di una curva a gomito verso destra, fermarsi per prelevare l'acqua direttamente dalla sorgente del torrente Tasso, per poi riprendere la discesa fino a Scanno. E' possibile ridurre il tratto di strada asfalta percorrendo un divertente sentiero, a tratti piuttosto esposto, che si imbocca a sinistra all'altezza di una curva a gomito a destra poco dopo località San Liborio e che conduce direttamente nel centro storico di Scanno.

Si scende verso il bivio per Frattura e si prosegue in direzione Frattura per circa 5 km su asfalto. Attraversato il centro abitato si inizia a salire lungo la pista sterrata che dal centro abitato con una lunga diagonale ed alcuni tornanti, nel mezzo della pineta, fanno guadagnare rapidamente quota. A 1530 m., lungo il percorso, si incontra la fonte delle Bregnere ottimo refrigerio durante la stagione estiva, quando l’alto grado di insolazione può far diventare faticosa l’escursione.
Il tracciato continua salendo dolcemente e costantemente fino ad incontrare lungo il percorso lo Stazzo dei Piselli (una costruzione di colore verde, usata per la monticazione estiva delle greggi). Si prosegue fino al valico di Toppe Vurgo oltrepassato il quale la strada sterrata attraversa un anfiteatro naturale con vista sulla “MONTAGNA MADRE ”.
Si scende fino ad arrivare ad un incrocio da imboccare svoltando a dx. Da qui si entra, dopo aver oltrepassato la sbarra, nella Foresta Demaniale Regionale denominata Chiarano Sparvera dove il percorso assume la caratteristica di una prateria d’altitudine con presenza di numerosi stazzi in parte utilizzati dai pastori nei periodi estivi.

Il percorso dopo aver passato la fonte della Ria (sx del senso di marcia) e l’omonimo stazzo (di colore verde acceso) si arriva ad un incrocio dove si svolta a sinistra e, con una breve discesa su asfalto, si raggiunge nuovamente l'area pic nic "montagna Spaccata".

Per le foto della gita clicca sul titolo del post.

venerdì 23 luglio 2010

Una sorpresa

Ieri mattina ho avuto una bellissima sorpresa.

Mi sono svegliata presto perché volevo fare una passeggiata in montagna ma le previsioni davano brutto tempo e pioggia nel pomeriggio e non avevo nessuna voglia di trovarmi in montagna da sola, bagnata fradicia e magari anche in mezzo ai fulmini. Il Cervino era immerso nelle nubi.

Pensando di fare una breve escursione, contrariamente alle mie abitudini, sono partita con poco da mangiare. Sono salita al Lago Verde (Grünsee) dove mi sono fermata per più di un’ora a dare da mangiare alle trote. Non me ne intendo molto ma credo che a 2300 metri non ci possano essere molti altri pesci. Sono ripartita verso le 11 e il tempo non stava di certo migliorando. Dopo un saluto ai girini (che, come ho constatato, non apprezzano il pane) mi sono avviata alla ricerca di un altro laghetto che non avevo mai visto, nonostante l’anno scorso mi sia girata i dintorni di Zermatt in lungo e in largo.

Sono arrivata davanti ad un torrente e per proseguire mi è toccato togliere scarpe e calze. Acqua gelida, direttamente dal ghiacciaio! Però meglio così che rischiare di cadere passando sui sassi e fare un bagno completo.

Strada facendo ho avuto la possibilità di fotografare una piccola ma stupenda farfalla.

Il sentiero su cui camminavo si snodava in un paesaggio sassoso e grigio, in parte anche per la mancanza del sole, nascosto dalle nuvole dietro di me. Devo ammettere che non ero molto a mio agio perché quella zona non è frequentata e io ero da sola. Ho cominciato a pensare: “E se arriva un temporale e mi succede qualcosa?”. Però ho proseguito fino al laghetto e poi mi sono inerpicata sul sentiero che saliva piuttosto ripido sulla parete alla mia destra, in mezzo alle rocce. Volevo vedere il panorama da sopra e speravo che ne sarebbe valsa la pena.

Arrivata in cima sono rimasta a bocca aperta. Mi si apriva davanti una radura verdissima, solcata da un torrente, e nel bel mezzo c’era un camoscio intento a brucare. In effetti il luogo era ideale e una volta aguzzato lo sguardo ne ho visti parecchi. Non avrei mai pensato di trovare una conca così verde in un paesaggio così brullo e arido, tanto più che qui ci sono sassi e rocce dappertutto.

Sono rimasta ferma per parecchi minuti, incantata nella contemplazione del paesaggio e dei camosci. Sembrava un angolo di paradiso.

La pioggia non è arrivata che nel tardo pomeriggio e io sono tornata a casa affamata ma asciutta.

giovedì 22 luglio 2010

via Adelelmo Brancadoro.

"... i Cavalieri mi chiedono che fine hai fatto..." così mi sono rivolto al Cavalier Angelo nei giorni addietro e grazie ad una guarnizione difettosa della sua MTB il Cavalier Angelo mi ha convocato per una uscitina infrasettimanale. La Brancadoro.A pensarci bene l'ultima volta chè l'ho percorsa avevo qualche capello in più e la facemmo in discesa. Altri tempi! C'era, ed era in spledita forma, anche un certo cavalier Guido (prima che dovessimo ricorrere alla trasmissione rai "chi l'ha visto?", - per i nuovi del blog digitare nel campo cerca il nome della trasmissione rai).


"... facile via che si svolge a destra della classica via dei Laghetti..." così inizia la descrizione della via sulla guida del CAI Gran Sasso d'Italia (Grazzini/Abbate). Tutta questa facilità, in due punti ben precisi, a me personalmente mi è sfuggita!

Al contrario di quanto puntualmente riportato dal Pontifex per la via dei Laghetti (vedasi precedente post) la Brancadoro avrebbe bisogno di una rinfrescata nei bolli. Infatti, in diverse occasioni questi sono scoloriti e di difficile individuazione.
Abbiamo preferito lasciare l'auto nei pressi della vecchia miniera di lignite per incamminarci verso la selletta del Monte Vetìcole/Monte Prena e quindi all'attacco della nostra via . In pratica abbiamo seguito, in parte, le impronte dei "Pontifex Boys" (vedasi precedente post).

Dalla selletta, ove si trova una targa a ricordo di A. Brancadoro, dovrebbe avere inizio la segnaletica (scolorita, in giallo). Si prosegue sotto il crestone SudEst risalendo divertenti e stancanti balzi. Si percorre poi uno stretto canalino che si risale per accedere al sommitale crestone fino a raggiungere un passaggio che meriterebbe la posa di una piccola corda fissa. In realtà Angelo mi dice che in passato vi era un corrimano in acciaio di cui oggigiorno non si ha più traccia. Il passaggio è stato da me effettuato non proprio in stile alpinistico..... ma proseguiamo.
Si raggiunge ora un "gendarme" che, senza farsi tentare, deve essere superato a destra relativamente facilmente e con un po di esposizione!. Superato quest'ultimo divertente punto si accede ad un brecciaio e brevemente in vetta. Per la discesa abbiamo optato per la normale.
Bella uscita, paesaggio lunare, tanto caldo e un po di adrenalina nei due passaggi appena descritti.

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10.7.2010 - VIA DEI LAGHETTI AL MONTE PRENA (MT.2.561) PASSANDO PER LA CIMA DEL MONTE VETICOSO(MT.2.044)





BELLISSIMO ANELLO CHE UNISCE IL PIACERE DELLA SALITA DI UN 2000, IL MONTE VETICOSO DI MT.2.044, COMPLETAMENTE SU ERBA E CON MODESTO DISLIVELLO CIRCA 3OO MT, CON UNA SIMPATICA E DIVERTENTE ARRAMPICATA PER RAGGIUNGERE LA CIMA DEL MONTE PRENA PER LA CLASSICA VIA DEI LAGHETTI CHE PRESENTA DIVERSI PASSAGGI E TRATTI DI 2° E 3° GRADO SU ROCCIA.ERANO ORMAI DECENNI CHE NON PERCORREVO LA PREDETTA VIA E, CON L'OCCASIONE, PER CURARE LA CRISI D'ASTINENZA DEL NOTO CACCIATORE DEI 2000, HO ABBINATO LA SALITA DEL MONTE VETICOSO CHE, COME RECITA UN NOTO DETTO DEL SOTTOSCRITTO, E' STATO PER MOLTO TEMPO "A TORTO TRASCURATO" PERCHE'LA SUA ASCENSIONE E' MOLTO PIACEVOLE E, SOPRATUTTO, DALLA CIMA SI VEDONO DEI PARTICOLARI SCORCI PANORAMICI SUI VERSANTI SUD DEI MONTI PRENA E CAMICIA.DOPO AVER FATTO UN AVVICINAMENTO DA "CAMEL TROPHI" CON LA FIAT 16 DEL CAVALIER SILVIO LUNGO LA STRADA STERRATA, ORMAI AL LIMITE DELLA PRATICABILITA', CHE CONDUCE ALLA VECCHIA MINIERA DI BAUXITE, ABBIAMO PARCHEGGIATO L'AUTO ALL'IMBOCCO DEL SENTIERO DELLA VIA NORMALE AL MONTE PRENA.PER RAGGIUNGERE LA CIMA DEL MONTE VETICOSO BISOGNA SCENDERE SUL LETTO DEL FIUME DI GHIAIA (LA FORNACA) ED ATTRAVERSARLO FINO AD IMBOCCARE UN SENTIERO, BEN VISIBILE DALLA MACCHINA, CHE SI SEGUE FINO A QUANDO SI PERDE SU PENDII ERBOSI E, POI, PER VIA INTUITIVA SI RAGGIUNGE LA CIMA DEL MONTE VETICOSO MT.2.O44 EVIDENZIATO DA UN GROSSO OMETTO DI PIETRA.DALLA CIMA, SEGUENDO SEMPRE LA CRESTA, SI SCENDE ALLA SELLA DALLA QUALE PARTE LA VIA BRANCADORO E, SCENDENDO ANCORA VERSO OVEST, LUNGO UNA EVIDENTE TRACCIA DI SENTIERO CON QUALCHE SEGNALE ROSSO-GIALLO, SI VA AD INTERCETTARE LA PISTA SITUATA SUL LETTO DEL FIUME DI GHIAIA (LA CANALA)DOVE C'E' IL SENTIERO CHE CONDUCE ALL'ATTACCO DELLA VIA DEI LAGHETTI.INUTILE DESCRIVERE LA VIA DEI LAGHETTI PERCHE' E' TALMENTE SEGNATA ED EVIDENTE CHE E' IMPOSSIBILE PERDERSI.L'UNICA RACCOMANDAZIONE CHE MI SENTO DI FARE E' QUELLA DI PERCORRERE LA VIA IN CONDIZIONI DI TEMPO SICURO PERCHE' UN EVENTUALE TEMPORALE POTREBBE CREARE NON POCHI PROBLEMI SIA ALLA PROGRESSIONE CHE ALL'INCOLUMITA' PERSONALE. SULLA CIMA DEL MONTE PRENA ABBIAMO FATTO UN PIACEVOLE INCONTRO CON UN GRUPPO DI UNA TRENTINA DI ESCURSIONISTI DELL'ASSOCIAZIONE "CENTOMILAPASSI" CHE STAVA PERCORRENDO IL "SENTIERO DEL CENTENARIO" E CON LO STESSO ABBIAMO PERCORSO, PER LA DISCESA,IL TRATTO DELLA VIA NORMALE FINO A VADO FERRUCCIO DA DOVE NOI ABBIAMO PROSEGUITO FINO ALLA MACCHINA E LORO VERSO IL CAMICIA.IL PONTIFEX, IL CAVALIER SILVIO, IL CAVALIER POLO E ROBERTO "IL SEGRETARIO" I GITANTI.

domenica 18 luglio 2010

17 luglio 2010 Vetta Orientale del Corno Grande per la Via Ricci

Dopo la Via dei Laghetti, ieri un’altra super-classica: la Via Ricci.
Siamo in 6 (Gabriele,Roberto, Fausto e figlio Federico, Pastarella e sottoscritto) e sbrighiamo con impegno i preliminari: incontro alle 6 a Pescara Nord, sosta al bar di S. Nicolò sulla Teramo Mare, importunamento delle bariste da parte del Pontifex, dimenticanza carburante da parte del Cavalier Silvio che torna un po’ indietro a Montorio…

Si parte dai Prati Alti. Aggiriamo a destra l’ Albergo Diruto, giusto per addolcire la salita. Incontriamo amici vari alla Madonnina, quindi imbocchiamo il sentiero per il Rifugio Franchetti.

A meta strada fra Madonnina e Franchetti incontriamo il Cavalier Walter con figlio, il cavalierino Ludovico. Il sunnominato cavalierino, sta esprimendo qualche sommessa protesta per la durezza del cammino. Cerco di intervenire con le buone: lo fotografo, e lo minaccio di farlo finire sul blog. Beh…non so se questo ha contribuito...ma Ludovico arriva al Franchetti: bravo!

Sosta al Franchetti. Ci prepariamo quindi e imbocchiamo il sentiero dietro al Franchetti che porta alla “Ricci”. Fausto si prepara miscelando polverine e pozioni.


Il Pontifex a 30 metri dal “Franchetti” avvista (beh…in realtà passiamo a 1 metro dalla signora) una signora assorta in meditazioni, seduta sulla pietraia: “Signora, si è smarrita?”. Naturalmente il resto della compagnia fischietta, e assume svariate posture volte a sottolineare che la vicinanza al Pontifex è puramente casuale.

Si inizia la via. Con i Cavalieri l’avevamo fatta varie volte slegati. Ma in effetti forse è bene attrezzarsi con kit da ferrata, come questa volta.
Federico, il figlio di Fausto, cammina veloce, e si destreggia bene sulla Ricci, dove procede di conserva col padre, che lo ha legato con una grossa corda da 60 metri! Infine li vedrò arrivare in cima, il padre un po’ disfatto ed il figlio soddisfatto. Beh…Federico è ora un Cavaliere a tutti gli effetti. Invece dovremmo aprire una procedura d’infrazione a carico del Cavalier Fausto, reo di aver dimenticato una corda adeguata…


La via Ricci è un gran bella via, su ambiente selvaggio, su cui si aprono squarci bellissimi sia lato Calderone che sul versante opposto.

Sulla cima dove sto stravaccato da un po’ ad aspettare, mi raggiunge un signore in t-shirt rossa e pantaloncini corti. Comincia a parlare, ha un forte accento straniero. Molto simpatico, viene da New York, vive a Roma da anni, dove era più bello vivere prima…
Temo molto l’arrivo del Pontifex.
E il Pontifex arriva. E’ molto rallegrato dalla presenza del “Mmericano”. A più riprese raggruppa tutti “Dai, facciamo le foto col “mmericano”. All’americano, che in realtà è piuttosto italiano, visto che i genitori sono campani, dice “ Beh, però co’ stà faccia mi pari più nù sioux che nù mmericano”.
P.s. Se i nostri simpatici amici della Vetta Orientale leggeranno per caso il blog, e mi autorizzeranno, pubblicherò qualche foto della cima.

Ad un certo punto il Pontifex avvista una tavoletta di cioccolato in mano ad uno dei due compagni del simpatico “americano”, che nel frattempo sono arrivati:
“E’ cioccolata quella? Dammela un po’…”
“Ahh…gradisce un pezzo di cioccolata?”
“ Mbè certo!” (risposta sottintesa: Ma che c…di domande fai?)


Il Pontifex estrae dallo zaino il suo pranzo. Suscita molto interesse un suo nuovo materiale, che viene debitamente offerto a tutti i presenti, e che i più coraggiosi accettano di assaggiare. Molto probabilmente si tratta di materiale edile, qualcuno suggerisce che sia stato comprato alla Vemac. La discussione si sviluppa. Una delle ipotesi più accreditate è che si tratti di pannelli da controsoffitto. In effetti Federico sposa appieno questa tesi, e chiede a Gabriele “del controsoffitto”. Forse però ha ragione il nostro americano che sostiene che questo materiale, seppur biasimevole-aggiungo io, è da utilizzare come base per tartine e simili. Ma è molto pericoloso se ingerito da solo!


Scendendo dal Franchetti sul sentiero mi capita quello che a noi dovrebbe capitare spesso, essendo un preciso obbligo istituzionale del Cavaliere: salvare una donzella!
Ella si è bloccata sul tratto di sentiero protetto da corrimano. E il compagno pare non disporre di mezzi per prestarle soccorso. Mi chiede aiuto. Io la vesto della mia imbracatura, gli consegno il mio kit da ferrata. Procedo all’indietro sul tratto periglioso, aziono per lei il kit da ferrata, e passo passo la…salvo! Finita l’operazione sono veramente un Cavaliere soddisfatto.

lunedì 5 luglio 2010

L'OLANDESE VOLANTE.





"LU FERR SI VAT QUAND E' CAL.." E' UN UNIVERSALE DETTO POPOLARE. PRATICAMENTE VUOL DIRE CHE BISOGNA APPROFITTARE DEI PERIODI POSITIVI PER FARE LE COSE.IN QUESTO MOMENTO SONO PARTICOLARMENTE MOTIVATO PER L'ARRAMPICATA E, NONOSTANTE IL NON ECCEZIONALE ALLENAMENTO, RIESCO A FARE, DA SECONDO DI CORDATA, DELLE BELLE SALITE. L'ULTIMA, SABATO SCORSO, SEMPRE SULLA 2 SPALLA DEL CORNO PICCOLO.UNA VIA SU PLACCA VERTICALE,DENOMINATA "L'OLANDESE VOLANTE", DI DIFFICOLTA' FINO AL 6+.IL TIRO FINALE, IL PIU' IMPEGNATIVO, L'ABBIAMO EVITATO PERCHE' MOLTO ATLETICO E, QUINDI, FUORI DALLA MIE POSSIBILITA', FACENDO L'USCITA, MOLTO BELLA, DELLA VIA MALLUCCI-GERI-LAGOMARSINO.
IL DISLIVELLO DELLA VIA E' DI 200 METRI E SI SVOLGE, SEMPRE CON DIFFICOLTA' SOSTENUTE DI 5 E 6 GRADO SU PLACCA VERTICALE E LE PROTEZIONI NEI TRATTI ESTREMAMENTE DIFFICILI SONO CON SPIT.QUESTA E' STATA LA MIA QUARTA RIPETIZIONE DELLA VIA (DUE CON USCITA ORIGINALE E DUE CON LA VARIANTE D'USCITA SULLA VIA MALLUCCI-GERI-LAGOMARSINO).

giovedì 1 luglio 2010

PLACCHE DEL TOTEM





L'APPETITO VIEN MANGIANDO" RECITA UN FAMOSO DETTO. DOPO AVER ESORDITO CON META' VIA DEL VECCHIACCIO E META' VIA AQUILOTTI 74 HO COLTO AL VOLO L'OPPORTUNITA' DI RIPERCORRERE LA VIA DELLE PLACCHE DEL TOTEM SITUATA SULLA PARETE OVEST DELLA 2° SPALLA AL CORNO PICCOLO.ERAVAMO PARTITI, IO E ANTONIO, PER FARE LA VIA DEL VECCHIACCIO, QUESTA VOLTA PER INTERO, MA CONSIDERATO L'AFFOLLAMENTO SULLA STESSA ABBIAMO "RIPIEGATO" SULLA VICINA VIA DELLE PLACCHE DEL TOTEM.GRANDIOSA VIA, CHE HO RIPERCORSO PER LA SETTIMA VOLTA (PER IL MASCHERONE AMANTE DELLE MIE STATISTICHE!!), APERTA DAL FUORICLASSE DELL'ARRAMPICATA PIERLUIGI BINI.VIA DI 200 METRI DI DISLIVELLO CON DIFFICOLTA' DI 5 E 6 GRADO. VIA SU PLACCA APPOGGIATA E VERTICALE CHE COMPORTA UN'ARRAMPICATA DELICATA ED IN UN PAIO DI TRATTI ESTREMA.LA PARTICOLARITA' DELLA VIA E' CHE IN LOCO CI SONO SOLO TRE PROTEZIONI E LA POSSIBILITA' DI SFRUTTARE DUE CLESSIDRE E, QUINDI, E' MOLTO PSICOLOGICA E RICHIEDE ALL'ARRAMPICATORE SICUREZZA ESTREMA SUL GRADO.L'APRITORE HA UTILIZZATO UN SOLO CHIODO!!!PENSAV0 DI FARE UN PAIO DI "APPESE" PRIMA DEI TRATTI ESTREMI,INVECE NON NE HO AVUTO BISOGNO.ALLA PROSSIMA!!!

domenica 27 giugno 2010

Serra delle Ciavole, Pollino

Sabato calabrese per il sottoscritto e il Mascherone. Meta: il gruppo del Pollino. Partiamo da Sibari, diretti a Civita.
Con sorpresa ci rendiamo conto che Civita ha la particolarità di essere una sorta di enclave albanese. Espone tabelle segnaletiche bilingue, e conserva lingua e tradizioni albanesi.

Il paese è carino, un nido d’aquile come la madre patria, che fronteggia le pareti vertiginose del canyon del Raganello. E’ una delle porte naturali al Pollino.
Quando alle 7.00 facciamo irruzione nel paese il Mascherone è in stato di forte agitazione. Non finisco di parcheggiare che si slancia fuori dall’auto, si avventa su un netturbino, e gli chiede dove può trovare una pasticceria ( ancora oggi non ho capito perché). Il netturbino è un po’ stranetto, per usare un eufemismo. Ma prende molto a cuore la situazione del Mascherone. Si agita, si sbraccia, gli spiega cose di cui il Mascherone non capisce una parola. Poi leggermente rassegnato si rivolge a tutti gli altri occupanti della piazza (malgrado l’orario ce ne sono), e capiamo che sta illustrando le esigenze del Mascherone a tutti gli abitanti di Civita raggiungibili al momento .
Lasciamo la piazza in fibrillazione (la piazza non noi) e ripariamo in un bar. La barista è un’attempata e normale signora, che ci serve caffè (di cui il Mascherone non rimane soddisfatto) e brioche.
Disponendo solo di una carta scritta in topografico arcaico, ne cerchiamo una più aggiornata e leggibile. In un altro bar ne troviamo un’altra, ma è molto molto più arcaica della prima.
Ci spiegano che il percorso di avvicinamento è solo per 10 km percorribile senza un fuoristrada. Non ci preoccupiamo perché ho sempre considerato la mia FIAT Ulysse un fuoristrada.
Da Civita la strada verso il Casale Toscano (mt 1659) si snoda verso nord, nord-ovest parallelamente alle gole del Raganello. Una decina di km di asfalto, poi, dopo Colle Marcione (un passo con tanto di rifugio), sterrata.
Il mio fuoristrada arriva a quota 1400. Da lì ci incamminiamo.
Si prosegue a piedi sulla sterrata per un paio di km. Poi si comincia a salire nel bosco e a zigzagare su corsi d’acqua, che su questa montagna troviamo un po’ dappertutto. Arriviamo al sinistro Casale del Toscano. Credo che il Toscano in persona lo abbiamo incrociato un po’ più in basso. Non sembrava per niente toscano, non era tanto elegante, ed aveva in mano un’accetta con un lungo manico. Al saluto rispondeva con cenno (nessun problema, se il cenno non l’avesse fatto con l’accetta).
Dal Casale Toscano si prosegue nei boschi fino alla Grande Porta, a quota 1947, passo che immette sulla Piana del Pollino (un altopiano tutto coronato dai monti del Pollino). Decidiamo di piegare verso Serra delle Ciavole. Ci portiamo alla base della Serra piegando a sud. Quindi risaliamo a vista il fianco della serra, tutto coperto da bellissimi pini loricati. La cima (mt 2130) è all’estremità sud della serra, che raggiungiamo rimanendo sulla cresta. Questi pini, seppure secchi in gran numero, sono proprio belli e imponenti.

Molto rugosi, con una corteccia che pare una pelle di dinosauro. Oppure quasi bianchi, quando sono secchi e senza corteccia.


Ritorno per la via di salita. Sosta a Civita per panino e birra.
Troviamo un alimentare aperto, e la titolare, mentre per 7 euro ci prepara due ragguardevoli panini soppressata e pecorino, due birre, ed una focaccia, ci racconta buona parte della sua vita.


Quando usciamo ci vede da lontano il netturbino, che ormai è in borghese. Si avvicina e riattacca il discorso pasticceria. Il Mascherone si gira e comincia a parlare per finta al cellulare, e a me tocca intrattenere il netturbino di Civita.
Concludiamo questa bella uscita con un piccolo tour di Civita, cercando di sfuggire al netturbino.

lunedì 14 giugno 2010

1/2 VIA DEL VECCHIACCIO + 1/2 AQUILOTTI 74






UN PO' DI TEMPO FA HO CONOSCIUTO UN GIOVANE DI PESCARA,DI NOME FABIO, CHE ARRAMPICA AD OTTIMI LIVELLI E, NELL'OCCASIONE, ABBIAMO ESPRESSO LA VOLONTA' DI EFFETTUARE INSIEME QUALCHE BELLA ARRAMPICATA NONOSTANTE LA NOTEVOLE DIFFERENZA DI ETA' (32 ANNI!!!!)ED IL DIVARIO TECNICO.QUESTI DUE FATTORI ANZICHE' ESSERE DISCRIMINANTI SONO STATI COLLANTI AL PUNTO CHE CI SIAMO RIPROMESSI DI INCONTRARCI NUOVAMENTE PER EFFETTUARE DELLA ALTRE SALITE.CONSIDERATO IL MIO ATTUALE ALLENAMENTO SPECIFICO IN ARRAMPICATA ABBIAMO SCELTO LA VIA DEL VECCHIACCIO ALLA 2° SPALLA COME PRIMA USCITA ED ANCHE PERCHE' QUELLA VIA, FABIO, NON L'AVEVA MAI FATTA.ARRIVATI ALL'ATTACCO, DOPO AVER PERCORSO IL SENTIERO VENTRICINI, ABBIAMO INIZIATO AD ARRAMPICARE(FABIO DA CAPOCORDATA) CON UN TEMPO SPLENDIDO, PERO' CON UNA LEGGERA BREZZOLINA PROVENIENTE DA SUD-OVEST CHE AL MOMENTO NON DESTAVA NESSUNA PREOCCUPAZIONE E, CON IL PASSSARE DEL TEMPO, SI E' RIVELATA CONTROPRODUCENTE AL PUNTO CHE, DOVE LA VIA INCROCIA LA AQUILOTTI 72 (PER CHI CONOSCE LA PARETE),ABBIAMO DOVUTO FARE UNA RITIRATA IN CORDA DOPPIA CON UN VENTO PATAGONICO E CON UNA PIOGGIA CHE IN POCHISSIMO TEMPO HA BAGNATO COMPLETAMENTE LA PARETE.ARRIVATI ALL'ULTIMA DOPPIA, IMPROVVISAMENTE, C'E' STATA UNA INVERSIONE DELLA DIREZIONE DEL VENTO (NORD-OVEST)CHE IN POCHISSIMO TEMPO HA SGOMBERATO IL CIELO DALLA NUVOLE FACENDO RISPLENDERE IL SOLE, PERO' SEMPRE CON UN PO' DI VENTO CHE CREAVA DIFFICOLTA' NELLA PROGRESSIONE ED ANCHE NELLA COMUNICAZIONE DEI COMANDI DELLA CORDATA.ABBIAMO, ALLORA, DECISO DI ANDARE SULLA PARETE NORD DELLA STESSA SPALLA, RIPARATA DAL VENTO, PER PERCORRERE LA VIA AQUILOTTI 74 E DOPO AVER EFFETTUATO I PRIMI DUE TIRI ( I PIU' IMPEGNATIVI) ABBIAMO OPTATO PER LA DISCESA PER NON PERDERE L'ULTIMA CORSA DELLA FUNIVIA.PER CONCLUDERE, QUESTA E' STATA LA PRIMA VOLTA, IN TANTI ANNI, CHE HO DOVUTO EFFETTUARE UMA RITIRATA PER MALTEMPO DA UNA VIA DI ROCCIA, MA QUELLO CHE MIA HA PIU' COLPITO E' STATO IL REPENTINO CAMBIAMENTO DEL TEMPO CHE IN PASSATO NON AVEVO MAI RISCONTRATO.

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