giovedì 21 ottobre 2010

Serra della Terratta e Serra del Carapalle

Dopo diversi tentativi abortiti per avverse condizioni meteo finalmente la Serra della Terratta è stata conquistata. Le escursioni autunnali regalano profumi e colori che difficilmente si riprovano durante le altre stagioni. Progredire su soffici tappeti di foglie è paragonabile, come dice Angelo, a sciare.
Veniamo alla relazione: itinerario arcinoto ai frequentatori del blog, ma essendo stato assente per tutta l'estate mi eserciterò nel riproporlo: dal centro del paese, dopo aver consumao un dolcetto tipico, ci si dirige verso gli impienti (dismessi) della seggiovia. Attaversato l'ampio piazzale si può lasciare l' auto nella piazzola situata in prossimità di un tornante destrorso proprio sotto i cavi della seggiovi (quota 1110 circa). Calzati gli scarponi si segue l'evidente carrareccia che sale costeggiando inizialmete i tralicci dell'impianto di risalita. Poco dopo si incontra, a sinistra, la pista da sci, e a destra inizia il sentiero (tabella in legno) contrasegnato con bandierine rosso-bianco. Il sentiero è sempre ben segnato (spesso con paletti esageratamente grandi) nonch'è evidente. Dopo circa 1 ora e 30 (o poco più) di salita si incontra lo stazzo del Carapale (mt. 1642).
Si procede sempre nel bosco fino a quota 1750 circa ove la vegetazione inizia ad allentare. Proprio intorno a questa quota io e l'amico Angelo abbiamo udito uno stranissimo verso. Forse lo starnuto di un orso, forse il segnale di allarme di un orso da noi disturbato, comunque ci siamo convinti che ad emettere quello strano verso era stato un Orso. Purtroppo non siamo riusciti a vedere nulla. Angelo è convinto che in caso di attacco l'orso avrebbe puntato su di me in quanto, a suo dire, più in-carne! Io non ne sono sicuro. E se all'animale gli piacesse rosicchiare le ossa? voi che ne dite? Andiamo avanti.
Guadagnato il pendio sono evidenti due gendarmi in pietra (le Ciminiere, 2061 mt) che ci indicano che dobbiao proseguire veso la nostra destra per comodi saliscendi percorrendo il filo di cresta verso l'anticima sud della Terratta (2163 mt), nel proseguire si guadagna la cima della Terratta (2208 mt).
Dopo una piccola pausa contemplativa sul panorama che cia siamo immaginati ricoperti di bianco, abbiamo puntato a sud-sud-est per la Serra del Carapalle. Una volta tornati verso l'anticima sud (2163 mt), nel tagliare a mezza costa (senza perdere eccessivamente quota) si raggiunge il costone della Serra del Carapale e dopo l'anticima (2102 mt) si guadagna la vetta a quota 2126 mt.
Per il ritorno, anzichè risalire, siamo scesi direttamente per l'evidente vallone a sud (mughi e ghiaia) che guarda il sentiero che, percorso in precedenza, ci ricondurà alla macchina.
Dopo una lunga convalescenza sembra che le cose stiano andando verso la direzione giusta anche se l'ascesa mi ha provocato l'ulteriore tumefazione delle ungie degli alluci. Che vogliamo fare!

mercoledì 20 ottobre 2010

Rifugio Garibaldi: inaugurazione 18-19 Settembre 1886

Oggi voglio ricordare un evento storico per il nostro Gran Sasso e cioè l'inaugurazione del primo rifugio mai edificato sui nostri monti, l'attuale Rifugio Garibaldi.

Esso è situato, come tutti sappiamo, in Campo Pericoli, ad una quota di m.2230 e fu costruito dalla Sez. del CAI di Roma nel 1886. Fu la prima costruzione del genere ad essere realizzata sugli Appennini e ciò avvenne grazie ad un notevole impiego di uomini e mezzi.

Il brano che segue è tratto da un giornale dell'epoca: L'Illustrazione Italiana del 24 Ottobre 1886, esattamente 124 anni addietro, anch'esso facente parte dei miei archivi storici sul Gran Sasso.

Il brano fu scritto da Enrico Abbate, segretario del CAI di Roma, grande conoscitore dell'Abruzzo e del Gran Sasso, nonche' primo scalatore del Corno Piccolo sia d'estate che in inverno rispettivamente l'8 settembre 1887 e l'8 febbraio 1893.
Il brano è esattamente quanto scritto dall'Abate corredato dalle foto da lui stesso scattate.

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L’ILLUSTRAZIONE ITALIANA del 24 Ottobre 1886 – Anno XIII – N. 44

IL GRAN SASSO D'ITALIA.

Il 18·19 settembre pp. la Sezione di Roma del Club alpino italiano ha inaugurato uno splendido Rifugio nel gruppo del Gran Sasso d'Italia alla base di Monte Corno, la punta più elevata del gruppo.
Una lieta brigata di più che settanta persone, fra le quali il conte Capitelli, prefetto di Aquila, ed il signor ingegner Giorgi, rappresentante il sindaco, giungeva ad Assergi il 18 mattina, movendo da Paganica, stazione ferroviaria sulla linea Aquila-­Castellamare Adriatico. Dopo un allegro banchetto gli alpinisti salirono per una lunga via a zig zag al passo della Portella, e scesi quindi per breve tratto e risaliti per il versante a destra, in poco più di cinque ore arrivarono al Rifugio.
All'indomani della numerosa comitiva circa 55 ascesero in due ore e tre quarti la vetta più ele­vata, e ritornarono quindi ad Assergi. Con molte vetture ripartirono di poi per Aquila, ove il giorno stesso il sindaco offrì loro uno splendido pranzo, e il giorno seguente il prefetto un ballo. Tutta la popolazione di Aquila in questa occa­sione volle mostrare in qual modo venisse eser­citata la ospitalità ormai proverbiale dell' Abruzzo forte e gentile. La festa non poteva riuscire me­glio sotto ogni aspetto.
Il gruppo del Gran Sasso d'Italia, che può chiamarsi il Monte Bianco degli Appennini, giac­chè supera in altezza tutte le altre vette di que­sta catena, sorge nel mezzo d'Italia e propria­mente nell'Abruzzo di Teramo e di Aquila a circa 100 chilometri in linea retta da Roma.
Il gruppo si dirige da nord-ovest a sud-est ed è composto di varie punte: Il Monte Corno, detto anche Corno Grande, è la vetta più elevata e misura metri 2921 sul livello del mare; le al­tre punte principali sono il Pizzo di Interme­sole (2648), il Como Piccolo (2637), il Pizzo Cefalone (2532), Monte Corvo (2626), ecc.
Da Assergi non vedesi che il Pizzo Cefalone e la lunga cresta che da questo va al Monte della Portella, cresta divisa verso metà da uno stretto intaglio, il passo detto della Portella. Que­sta cresta forma lo spartiacque fra la provincia di Aquila e quella di Teramo, e il passo serve di via di comunicazione diretta fra le due pro­vincie: da Assergi infatti si sale ad esso, quindi si discende all' altipiano detto Campo Pericoli, e di qui proseguendo in linea retta per Val Maone si arriva a Pietra Camela nella provincia teramana.
Dal passo della Portella la veduta sopra tutto il gruppo è imponente.
Le vie per ascendere il Gran Sasso sono due: quella di Teramo per il versante nord e quella di Aquila per il versante sud. Da Teramo per via carrozzabile si va in due ore di vettura a Montorio al Vomano e quindi in altre due ore a Tossicia e per via mulattiera in un' ora a Isola del Gran Sasso, oppure a Pietra Camela. Da ambedue i paesi si sale ad un punto detto Ara­pietra e quindi per il colle che si stende fra il Corno Grande ed il Piccolo alla vetta più ele­vata, o meglio alle due vette, poichè Monte Corno è diviso in due cime poco distanti l'una dall'altra, la prima che guarda Teramo, la seconda più alta di soli tre o quattro metri, che guarda Aquila.
La via dal lato di Aquila sale da Assergi (paese distante un'ora e mezza circa di vettura da Aquila e due ore e mezza a piedi dalla stazione ferro­viaria di Paganica) fino al passo della Portella, poi discende verso Campo Pericoli e prima di giungervi volge a destra dirigendosi verso la base di Monte Corno; attraversata poi la Conca d'oro, ove trovasi il Rifugio, sale per un erto vallone, ed oltrepassata la Conca degli Invalidi conduce per un ripido brecciaio ad una cresta presso un piccolo ghiacciaio, donde in breve si arriva alla cima più elevata.
Il rifugio costruito dalla Sezione di Roma è in posizione bellissima. E’ tutto di pietra scal­pellata e consta di due camere: una di metri 4 per 2.15, la quale rimane aperta per uso delle guide o dei pastori che fossero sorpresi dalla tempesta. La seconda di metri 5 per 4 è rive­stita parzialmente di legname, contiene una co­modissima cucina economica e tutti gli utensili necessari per cucinare: sopra un apposito banco di legno per dormire vi sono materassi e coperte. Questa camera rimane chiusa, e la chiave trovasi presso i Sindaci di Camarda (di cui Assergi è fra­zione), di Pietra Camela e di Isola del Gran Sasso, i quali la consegneranno solo ai viaggiatori ac­compagnati da guide di fiducia dei sindaci stessi.
Il rifugio è solidamente costruito e non ha il vero tipo alpino: ha direi quasi un tipo apen­nino adatto alle differenti condizioni atmosferi­che e sopratutto topografiche: era necessario colla solidità premunirsi contro i possibili at­tentati dei pastori che abbondano in quei dintorni.
Il Rifugio serve specialmente per le ascensioni dal lato di Aquila: ma può riuscire utile anche per coloro che vengono da Teramo essendo breve la via da Pietra Camela al Rifugio medesimo. Esso inoltre serve non per le sole ascensioni della punta più elevata, ma anche per chi voglia percorrere tutto il gruppo. Non v' ha dubbio che esso viene a facilitare le ascensioni iemali e ad agevolare gli studi del gruppo, finora poco vi­sitato dagli scienziati, mentre i numerosi avanzi fossiliferi e le non meno importanti traccie del periodo glaciale meriterebbero un diligente stu­dio per rilevare, indagare ed accertare senza dubbi tutta la natura costitutiva delle roccie.
Diamo in questo numero alcune vedute per invogliare i turisti ad accorrere numerosi verso questo interessantissimo gigante degli Apennini.


















Anzitutto abbiamo la veduta del Rifugìo dietro a cui s'erge Monte Corno; abbiamo poi il Pizzo di Intermesole veduto dal passo della Portella ed il Pizzo stesso veduto dalla Conca degli In­validi; Monte Corno veduto da Campo Pericoli, il Pizzo Cefalone veduto dal Rifugio, il Corno Piccolo veduto dalla Conca degli Invalidi, il ghiac­ciaio e Monte Corno ed infine la sommità più elevata del gruppo.
Dott. ENRICO ABBATE

domenica 17 ottobre 2010

9 ottobre 2010 Cima di Femmina Morta e Cima di Fondo Maiella

Bellissima uscita su percorsi “classici” della Maiella. Partecipano i Cavalieri Paolo, Mascherone, Gabriele, il Cavaliere sottoscritto e il Cavaliere aggiunto Roberto.



Si parte da Fonte di Nunzio (sulla strada fra Passo S. Leonardo e Campo di Giove).

Noi a Fonte Di Nunzio arriviamo da S. Valentino, passando per Caramanico, Sant’Eufemia, Passo S. Leonardo. Percorso sempre uguale, ormai un pellegrinaggio alle nostre montagne più care. Con sosta di “preghiera” al bar di S.Valentino…
Il Mascherone, credo a ragione, ha messo in dubbio che questa sia la strada migliore. Sostiene che sia preferibile Sulmona-Pacentro. Solo che ha spiegato che conviene solo per il ritorno! Alle nostre domande ha ribattuto “Abbiate fede”. Quindi da ora in poi, vista la nostra estrema fede nel Mascherone, faremo andata per Sant’Eufemia, e ritorno per Pacentro.

Partiamo un po’ prima delle 8. Il sentiero 13 è segnalato da una grande tabella metallica sulla strada. Si sale per boschi fino a quota 1700, a Fonte Dell’Orso.


Si prosegue quindi sul sentiero 13 fino a quota 1830: in prossimità di uno stazzo diruto, e quando già si apre alla vista il vasto anfiteatro di Fondo Maiella, si può deviare verso est su una traccia di sentiero, invece che proseguire a sud sul “13”. La traccia si ricongiunge a quota 2100 circa col sentiero 1E, che ascende ripido Fondo Maiella fino a Forchetta Maiella (quota 2390), dove arriviamo dopo due ore dalla partenza.

Svalicare sul Fondo di Femmina Morta invaso dal sole è un bel sollievo dopo aver battuto un Fondo Maiella bagnato da un’ombra gelida. E poi Forchetta Maiella è la porta ad una delle zone più belle, selvagge e “lunari” della Maiella.

Dalla Forchetta puntiamo a sud-est verso Cima di Femmina Morta (quota 2423). In quella direzione si vedono un paio di rilievi. Raggiunti i rilievi ci rendiamo conto che la cima è alle loro spalle, segnata da un paletto dei sentieri del parco. La raggiungiamo e torniamo verso la Forchetta.

Abbiamo proceduto fino ad allora in due formazioni. Tre Cavalieri procedevano a 600 metri dislivello/ora e due, Pontifex e Roberto, a 400 metri. Dopo aver toccato Cima di Femmina Morta abbiamo calcolato i tempi della seconda formazione (2390-1250 = 1140; 1140 : 400= 2h e 50 minuti), e mentre osservavamo da lontano la sella di Forchetta Maiella abbiamo previsto che i due Cavalieri stavano per svalicare…ed ecco che svalicano! Insomma in materia di aritmetica i Cavalieri stanno facendo grandi progressi.

Abbiamo tributato saluti e ossequi al Pontifex e a Roberto, appena svalicati. E scambiato idee sulla cima appena raggiunta. Al riguardo il Pontifex si è riservato di sciogliere le sue riserve. Quindi abbiamo proseguito in direzione nord, sulla cresta che delimita ad ovest la Valle di Femmina Morta. In 20 minuti siamo arrivati su Cima di Fondo Maiella (quota 2593).


Scendendo alla Forchetta abbiamo incrociato di nuovo Pontifex e compagno. In verità trepidavamo in attesa del verdetto pontificale su Cima di Femmina Morta. Per fortuna il verdetto è favorevole, la cima è raggiunta : possiamo proseguire tranquilli!
Tagliamo Fondo Maiella per pietraie. Brancoliamo un pochino nella nebbia, quindi riguadagnamo il sentiero 13.

Piccolo passo indietro. Il Mascherone era partito un po’ sfiduciato e stanco. Poi a quota 1700, a Fonte Dell’ Orso, un episodio che lo vivacizzerà parecchio. Trova 50€! Nella speranza d’aver trovato un novello Pollicino pieno di soldi- un “Soldicino”! - prosegue fino a Forchetta Maiella. Lì ci interroga, e la favola di Soldicino svanisce con la restituzione della banconota al distratto Cavalier Paolo.

Durante il cammino mi sono chiesto spesso chi mi ricordava il Cavalier Mascherone con la sua “mise” autunnale. L’illuminazione l’ho avuta al ritorno, sostando a Fonte Dell’ Orso: ad un Teletubbies!Poi però mi sono visto in foto…anch’io sembro un Teletubbies! Beh…allora tanto vale completare l’opera:

sabato 16 ottobre 2010

Ghiacciaio del Calderone: osservazioni

La sopravvivenza di un ghiacciaio e’ legata al suo bilancio di massa, vale a dire alle variazioni di massa che si verificano in uno spazio temporale.
Certamente tutti noi sappiamo quanto e’ in sofferenza ormai da decenni il nostro Ghiacciaio del Calderone che da una superficie di circa 10 ettari alla fine dell’800 si e’ ridotto a meno della metà, con una velocità sempre maggiore di recessione.
Volevo sottoporre la vostra attenzione su queste due foto scattate esattamente dalla stessa posizione a distanza di circa un secolo.
La prima e’ una cartolina, facente parte della mia collezione, probabilmente scattata nei primi anni del secolo scorso in quanto risulta viaggiata e datata 1914. La foto e’ stata scattata senz’altro in tarda estate in quanto vi’ e’ assenza totale di residui di neve che in quell’epoca erano quasi costantemente presenti.
La seconda e’ una foto scattata da me la scorsa estate, fine luglio.


Entrambe le foto ritraggono la cima del Corno Grande – Vetta Occidentale vista dalla cresta Nord esattamente dal punto indicato nella freccia sulla foto.

La differenza tra le due e’ davvero impressionante. Mancano decine di metri di ghiaccio!



Sulla foto ho tratteggiato in rosso la linea del ghiacciaio un secolo prima ed in giallo un costone roccioso praticamente scomparso con le numerose frane succedutesi al ritiro del ghiaccio.
Si noti pure come le rocce, aldilà della risoluzione logicamente migliore della foto contemporanea, risultino enormemente più pulite da breccia, pietre e terra.
I punti indicati dalle frecce sono quelli più interessati sicuramente da grosse frane. Inoltre la stessa sella a destra della cima sembrerebbe aver perso leggermente quota.

Infine con il montaggio di queste due foto (non ne ho una intera) si può capire bene quanto e' più in basso il ghiacciaio.









Se cliccate sulle foto potete vederle meglio.


lunedì 11 ottobre 2010

PILLOLA PER I CAVALIERI.

L'ELEMENTO CHE CONTRADDISTINGUE IL FREGNO DOC DAL MENO FEGNO E DAL FINTO FREGNO (COLUI CHE CREDE DI ESSERLO MA NON LO E' PERO' SI ATTEGGIA)E' LA GENEROSITA'.UNA PERSONA NON E' FREGNA SE NON E'GENEROSA.DIFFIDATE DALLE IMITAZIONI!!!Il Pontifex

domenica 10 ottobre 2010

CAVALIERI SOTTO MENTITE SPOGLIE...

cavalier Silvy (Silvio)
cavalier mary (Marco il vicentino)




...ignari di essere immortalati...i due spavaldi cavalieri....si aggiravano tra gli alberi di Piana delle Mele....con passo lento e viso aperto.....dispensavan saggezze e antichi segreti agli altri sprovveduti avventori...

sabato 9 ottobre 2010

2 ottobre 2010 Cima Forcone

Oh Signore dei Monti, Oh Cavaliere dei Cavalieri
Se solo cavalieri homini alle rocche salivan fino a ieri
Oggi surgon a le montagne Cavaliere e Donzelle
E il debol sesso è forte, e ne fan delle belle.
Tutto bene fin qui, oh signore, siam lieti e pur ci divertiam
Si gioca si scherza si chiacchiera e nel mentre puranco saliam.
Però , benedetto Signur, una prece dal petto d’ogni Cavalier s’ode elevar
Che Sassolino su li monti vegna, ma li allenamenti non farglieli far!

Beh, spiegherò più in là questa supplica.
Sabato 2 ottobre (sono un pò in ritardo col post!) salita a Cima Forcone (quota 2220). Partecipanti: Polveronzola, Sassolino e Cavalieri Paolo, Marco (Il Vicentino) e Silvio.

Arrivare all’ inizio del sentiero richiede qualche attenzione (se si vuole avere qualche probabilità di fare la strada giusta si consiglia comunque un conducente diverso dal sottoscritto). Si supera Guardiagrele verso Pennapiedimonte. Si prosegue dopo Pennapiedimonte in direzione Palombaro. Dopo pochi chilometri si arriva in una contrada abbastanza popolata, al principio della quale si diparte a sinistra una stradina asfaltata in salita (c’è una tabella segnaletica che indica “V. Confini”). Si imbocca la stradina e la si percorre per 2-3 chilometri, facendo attenzione ad un bivio a non andare a sinistra, verso Grotta S. Angelo bensì a destra verso Vallone Palombara. All’asfalto si sostituisce un fondo in cemento, e si arriva infine ad un parcheggio, con tabella segnaletica del Parco. Si prosegue a piedi sulla stradina (partendo da una quota di poco più di 700 metri), fino all’imbocco del sentiero vero e proprio (n. 6A sulla cartina “Majella” , Edizioni Il Lupo, ma sul terreno segnata P1 con i colori della Forestale). Si deve far attenzione a non deviare a destra sulla sterrata che pure sale a Monte D’Ugni, ma facendo un giro molto più ampio.
Il sentiero si snoda sul fondo di un suggestivo canyon, per poi “aprirsi” a quota 1700.



A quota 2030 si arriva al Rifugio Il Martellese.

Di lì si prosegue per un primo tratto verso sud, seguendo il sentiero tagliato fra i pini mughi, per approdare ad una nuova sella a quota 2200 circa. Infine si piega a sud-est per raggiungere in breve Cima Forcone.

L’uscita ha segnato il rientro del nostro Cavaliere Paolo, subito in gran forma.

Novità assoluta la presenza di ben due donzelle. Certamente un clima generale ingentilito…tanto ingentilito che già nella prima parte del cammino i tre storici Cavalieri partecipanti all’uscita si ritrovavano con nomignoli tipo Silvy, Mary, Pola. Ecco, per Cavalieri che fino ad allora avevano pensato di praticare un’attività dura e maschia…beh…uno shock. Ma non è l’unico shock.
Di Polveronzola sappiamo tutti: è allenata ed è un trattore!

Dell’altra donzella (provvisoriamente autobattezzatasi Sassolino) non sapevamo: non è allenata, ma è un trattore lo stesso! Ha condotto la salita a passo veloce, chiacchierando e ridendo. E se s’allena che figura ci facciamo noi? Di qui la preghiera in premessa!

Sassolino deve migliorare solo due-tre cosette:

-convincersi che le bacchette hanno un’utilità notevole (per ora non siamo riusciti a convincerla);

-allenarsi nel metti-togli maglia in pile:

-frequentare un corso regionale da paletto segnaletico, visto che ha deciso di contribuire di persona a migliorare la segnaletica del parco ma deve perfezionare la tecnica:

domenica 3 ottobre 2010

VALLE DELL'INFERNO con APPROCCIO PROFESSIONALE !



Dopo sole 4 ore di sonno, quando suona la sveglia .....l'inferno l'ho visto subito !!!
Ma era tale e tanta la voglia di percorrere questo itinerario per me (e non solo) nuovo, in un ambiente il cui nome già di per se è tutto un programma : Vallone dell'Inferno !

Lasciate le auto in prossimità del Vado di Corno (all'inizio della sterrata) verso le 08:30 è iniziata l'escursione, condotta dal nostro Pontifex nell'ambito di una uscita del Gruppo Gran Sasso del CAI Pescara.

Di questo gruppo promiscuo Cai e Cavalieri facevano parte oltre al succitato noto condottiero, anche Claudio "il contadino", il sottoscritto, Mimmo (in ambiti himalayani meglio conosciuto come "Lu metic"), Maria, Vittorio e Alessandro.


Dal vado quindi, tante volte punto di partenza per percorrere "il centenario", abbiamo invece preso la traccia di sentiero "geologico" (presenti ancora vecchi segnali CAI giallorossi, ma ormai dismesso) che repentinamente porta giù verso la valle, non trascurando di dare un'occhiata verso il più basso Rif.D'Arcangelo al Vaduccio.


Lo spettacolo che man mano si è aperto davanti ai nostro occhi è stato davvero IMPRESSIONANTE ! Le foto (cliccate sul titolo) non possono rendere l'idea della vastità dell'ambiente e dell'imponenza della bastionata meridionale del C.no Grande.
Praticamente per chi frequenta il Gran Sasso è come dire che c'è "una montagna nuova, nella montagna", tipicamente da noi "trascurata", percorrendo sempre sentieri e vie che partono dai 2000 mt e vanno su....

C'è anche da dire che ad ogni modo qui dentro c'è "poco da fare..." e la via della quale si parla di più è il famoso canale Hass-Acitelli, che si identifica benissimo e che è un itinerario tipicamente invernale di "notevole spessore" !



Scendendo e guadagnando sempre più il fondo del vallone si identifica la parte bassa dello stesso perdersi verso Casale San Nicola.... nel frattempo di fronte a noi si identificano dei canaloni ghiaiosi che si dipartono dalla zona in prossimità del Sassone e teoricamente sciabili da esperti... tenendo presente che l'ambito nel quale si "opera" è a fortissimo rischio valanghe !

Per quanto riguarda noi, raggiunto una quota minima (attorno ai mt. 1600) abbiamo dovuto iniziare la risalita per riguadagnare la sella di C.no Grande e questo con un primo tratto di roccia, dove la catena che era posta di ausilio originariamente, non c'è più ...!!!

Questo ha dato un'impronta leggermente alpinistica all'uscita in quanto è stata attrezzata una risalita di una trentina di metri, con l'ausilio di Mimmo, corda e Gabriele... il quale una volta che tutto il gruppo aveva passato l'ostacolo, arrampichicchiando in ottima sicurezza si è lasciato andare ad una di quelle frasi che ormai lo rendono celebre : "ma io mi trovo a mio agio qui, perchè HO UN APPROCCIO PROFESSIONALE !"....




Faticosamente per pratoni e ghiaie abbiamo riguadagnato il costone sommitale verso la Sella attorno ai mt.2300 , sul sentiero che porta alla direttissima di C.no Grande. In condizioni meteo peggiorate rispetto alla tranquilla mattinata e non prima di esserci salutati, assolutamente appagati della bella "impresa" le nostre strade si sono divise perchè mentre io e Claudio guadagnavamo M.Aquila e ne percorrevamo la cresta fino a scendere a Vado di Corno, raggiunto alle 15:00 (chiudendo quindi un anello), gli altri hanno proseguito per Campo Imperatore dove Bruno li avrebbe ricondotti alle auto.

E adesso..... si beveeeee !!!

martedì 28 settembre 2010

Riserva dello Zingaro

Non è esattamente montagna, ma è un bellissimo pezzo di natura siciliana, ed uno splendido trekking. Si parte a pochi chilometri da S. Vito Lo Capo (Trapani). La riserva si estende circa 7 chilometri dal suo ingresso nord (S. Vito) all’ingresso sud. C’è un sentiero costiero, bello e molto frequentato (sotto in nero). E c’è una rete di sentieri alti, splendidi, poco battuti, e con vertiginose viste su mare e scogliere.
Eravamo io e mia moglie, che da un po’ condivide, con mio sommo piacere, l’amore di noi Cavalieri per il cammino e la natura.
Noi abbiamo scelto di imboccare il sentiero che corre parallelo alla costa ad una quota di 300/500 metri (in viola sulla cartina), per poi chiudere l’anello percorrendo tutto il sentiero costiero nel senso inverso.
Iniziato il cammino ci siamo visti correre incontro una coppia, che ci spiegava trafelata di essere in fuga dai cinghiali. Chiaramente abbiamo pensato che a questo mondo i matti sono in gran numero. Poco dopo sono arrivati i cinghiali!
Una mamma e tre piccoli trotterellavano allegramente, incuranti della coppia in fuga, e anche della coppia non in fuga (noi). E comunque decisi a non fare a meno del sentiero, come tutti i cristiani che si rispettino. Insomma non c’era da fuggire, ma i cinghiali c’erano!
Lascio ora parlare le immagini.


Alla fine del tour avevamo fatto:
Una quindicina di chilometri
500-600 metri di dislivello
Un’esperienza indimenticabile di visioni, colori e odori
Un bagno in un mare un po’ grosso, ma limpido e caldo

giovedì 23 settembre 2010

"NBARE L'ART' E MITTILE DA PART'"




CARI CAVALIERI,IMPARATE DAL PONTIFEX;ECCO PERCHE' NON SI PERDE MAI IN MONTAGNA E RAGGIUNGE LE CIME AL PRIMO COLPO SENZA GIROVAGARE!!!
Cliccate sulla foto per ingrandire.

domenica 19 settembre 2010

La terza verita' sulla spedizione dei Monti di bagno

Rispondiamo in tre alla convocazione del cavalier Silvio: io,Claudio e Fausto.
Ritrovo: Pescara nord
trasferimento a Giulianova per raccogliere il quinto ed ultimo dei cavalieri...Alice (alias polveronzola).....
Gia' il presagio era nell'aria quando il cavalier Silvio confessava di aver sbagliato strada. :-)
Arrivati, finalmente, a Casamaina.... sosta caffe'..... come da consuetudine.
Alla partenza del sentiero N.7, con nostra grande sorpresa troviamo ad aspettarci...."LUI".


"LA GUIDA PER ECCELLENZA......L'ANTAGONISTA"....!!!

Subito,c'e' stato uno scambio di sguardi....ed e' iniziata cosi la diatriba con il Cavalier Silvio, uno diceva: " andiamo di qua......l'altro deciso,sicuro,silenzioso puntava dalla parte opposta e noi allo sbaraglio.... per assoluto rispetto seguivamo quello..."meno peloso".
Piu volte abbiamo perso la retta via e a piu' riprese,abbiamo tentato di riappacificare i loro animi....


...ma" il peloso"e il cavalier Silvio sui percorsi da intraprendere non erano mai d'accordo.
....bellissimo tragitto,bellissima compagnia....e speriamo che dopo questa verita'(...ironica)...Silvio mi chiami ancora per andare in montagna!!!..ahahahhahaha
Al nostro rientro con infinita gratitudine abbiamo stretto la zanpa a colui che, con fare sicuro,ci ha scortati fino alla macchina..."il peloso".....

Cima dei Monti di Bagno e Monte Ocre: due versioni

Relaziono sull’impresa di cui sopra. In rosso le bugie.

Partecipano i Cavalieri: Polveronzola, Marco (il vicentino), Fausto, il Contadino, il sottoscritto. Partiamo da Casamàina (pochi chilometri da Lucoli), insospettabile baluardo di civiltà, con tanto di Hotel, residence, e cuochi specialità pesce, niente poco di meno che iscritti alla Federazione Italiana Cuochi:


I Cavalieri già perfettamente concentrati, e ripercorrendo mentalmente i passaggi del progetto di conquista di questa eminente cima appenninica, si fermano in un bar di Casamàina, e prendono rapidamente un caffè.
No!! I Cavalieri intanto non sanno bene dove andranno, e quindi non saprebbero su cosa concentrarsi. E poi non sono rapidi nell’assunzione del caffè. Indugiano, e pensano tutti “Ma dove? Perché?”. Ed uno poi si attacca ad un’altalena del bar, e gli altri fanno una ragguardevole fatica a staccarlo:
Uscendo dal paese verso Lucoli, al primo tornante lasciamo l’auto, e imbocchiamo la sterrata che corrisponde all’inizio del sentiero 7A. Il sentiero segue per 200/300 metri la sterrata, poi se ne discosta piegando a nord e ricongiungendosi ad altra sterrata che sale per tornanti da quota 1600 alla quota 1900 del Valico dei Monti di Bagno. Lì sulla testata nord-ovest di una piana dominata a est dai Monti di Bagno ci sono uno stazzo, ed un laghetto circolare, secco in questa stagione (quota 1800). Da lì in una quarantina di minuti e circa 300 metri di dislivello si raggiunge la Cima dei Monti di Bagno.

No. I Cavalieri imboccano correttamente il 7A (ma perché veramente sarebbe stato difficile fare altrimenti).
Poi invece che andare decisamente a nord, come pure inequivocabilmente prescriverebbe la lettura della carta, vanno decisamente a est, condotti dal sottoscritto. Il quale, arrivati a quota 1800 circa, comincia a dichiarare la sua incompetenza territoriale. Non si trovano sentieri univoci, né stazzi, né laghetti. In compenso spuntano ovunque pezzi di sentieri, brani di sterrate, resti di laghetti. In pratica i prodi cavalieri hanno più o meno seguito il sentiero 8, sono approdati all’estremità opposta dei Monti di Bagno (sud-est invece che nord-ovest), dalle parti della Selletta di Sellacqua. Ma non lo sanno ancora, tirano a sorte una cima e vi puntano decisamente. Salendo avvistano una croce, e vi si precipitano. Giungono così al Monte D’Ocre (quota 2209):

Conquistato finalmente un punto di riferimento, guadagnano rapidamente la cresta dei Monti di Bagno, e toccano dopo una ventina di minuti la relativa cima (2073):

Dalla cima si torna per la via di salita, il sentiero 7A.
Nulla ti tutto ciò. I Cavalieri, questa volta deliberatamente, tirano dritti verso ovest, tagliando pendii e vallette, e ricongiungendosi al tratto finale del 7A.

I Cavalieri si alimentano con appropriate dosi di carboidrati e zuccheri, perfettamente calibrate allo sforzo.
Macchè! I Cavalieri si sono abbuffati di buonissimi TATONI (by Fiorella) e ottimi COOKIES (by Polveronzola), senza nessuna proporzione rispetto alle fatiche compiute . E senza trascurare di ingurgitare anche le loro educate razioni di pane e olio, o altri sobri alimenti.

Il Cavaliere procede leggero e con cadenza regolare.
Leggero si, ma per il resto il Cavaliere procede come gli pare!



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