domenica 12 dicembre 2010

...AUGURI DA BARBO NATALE...

come ben sapete sono bloccato a casa ...fino alla completa guarigione...
in questo periodo di forzata astenia sciistica....
non faccio altro che vagare nel blog dei cavalieri...tra i vari album ..
mi gusto le foto,i panorami...le bellissime vedute paesaggistiche ...assaporo le emozioni che i primi piani delle vostre foto trasudano
....mi avete sempre chiamato" fortunello"...perchè ad ogni escursione ho sempre trovato giornate di sole....
(vi svelo un segreto)....in realta' è solo paraculite la mia......
cioe'..mi sono aggregato alle uscite...solo nelle giornate che presagivano in bello!!!!


...metto una mia foto
scrivete una letterina a BaRbo Natale..

ovvero:


venerdì 10 dicembre 2010

... aspettando la neve!

In questi tempi di magra e di "garbino" vi propongo un viaggio-sogno nell'inverno del 2005.

Grazie al bel lavoro svolto dai responsabili del sito www.caputfrigoris.it gustatevi questo viaggio nel passato: http://www.caputfrigoris.it/inverno2005.htm

venerdì 19 novembre 2010

Arrampicata a Roccamorice



Bella giornata a Roccamorice a rispolverare un po’ di magnesite in compagnia dell’amico Carlo e del grande Roberto, che per i Cavalieri si è denominato Cavallo Pazzo.





Pertanto d’ora in poi se vorrete menzionarlo potete farlo con il nickname Cavallo Pazzo.


Vedremo poi di cercare di convincerlo ad iscriversi ai Cavalieri della Polvere.

Per vedere altre foto della giornata andate sul link

giovedì 18 novembre 2010

CORNO PICCOLO - I ascensione cresta O Seconda Spalla - 27 Luglio 1930



Gli Aquilotti di Pietracamela, nati nel 1925 dall'idea di Ernesto Sivitilli, nei primi anni di attività alpinistica mettono in paniere una serie di prime nel gruppo del Gran Sasso tali da meritare l'attenzione di tutti gli osservatori dell'epoca a tal punto che, nel Giugno 1931 il Club Alpino dedica alle nuove ascensioni addirittura la copertina della propria rivista come possiamo osservare nella foto della stessa.

Qui di seguito la descrizione integrale del Sivitilli della prima ascensione della seconda spalla del Corno Piccolo tratta dalla stessa rivista.




CORNO PICCOLO, m. 2637. - I ascen­sione delia Seconda Spalla delia cresta O. ­Con Osvaldo Trinetti, Bruno Marsilii, Antonio Giancola, Antonio Panza e Venturino Franchi, 27 Luglio 1930.
II Corno Piccolo, per tanti anni miraggio dei sognatori di vergini, irraggiungibili cime e, in seguito, palestra di epiche lotte spesso con­clusesi in onorate sconfitte, era ormai solcato, in tutti i suoi lati, da quelle immaginarie linee che son le vie alpinistiche e chiuso, per ciò, a possibilità di vie nuove.
Unica sfinge allettante e beffarda - su­perba vergine ribelle - rimaneva la seconda Spalla della cresta O., strano, lapidario spalto sfuggente in un salto di varie centi­naia di metri, implacabili nella assoluta compattezza e levigatezza di una roccia gri­giastra e repulsiva.
Sembrava la sfida, l'ultima sfida che la natura vinta lanciava agli illusi dominatori!
E questa sfida io avevo raccolto, almeno nel sogno! Sogno di vari anni, fino al tor­mento! Attorno alla superba Spalla che aveva respinto attacchi di scalatori egregi, come at­torno alle linee perfette del corpo di una amante ideale, la mia fantasia aveva intrec­ciato, col fervore degli innamorati, i sogni più deliziosi, creando tutta la particolareg­giata gamma di quelle sensazioni che ci pre­parano a gustare la conquista.
Giunto a tal punto, non rimaneva che ten­tare: per rimanere padrone del sogno 0 per rica­dere nella sconsolante tristezza dell'illusione.
All'impresa associo i migliori dei miei Aquilotti residenti a Pietracamela.

Un conciliabolo con Osvaldo Trinetti a cui avevo confidato, di mano in mano, tutte le osservazioni e le indagini fatte in varie epoche, mi fa decidere di sce­gliere per l'attacco la via della parete settentrionale.
Al mattino di buon'ora, si parte da Pietracamela, affrettatamente, quasi con impazienza, in silenzio.
La distanza che ci separava dalla For­cella soprastante alla Terza Spalla, vien divorata in appena due ore. Breve sosta per i preparativi dell' at­tacco.
Scendiamo per una trentina di metri lungo il canale del Tesoro Nascosto, fermandoci sotto ad una specie di infos­samento che porta in alto sul filo di cresta.
Uno strapiombo di dieci metri ci ob­bliga ad attaccare a sinistra, formando una prima piramide umana. Per raggiungere il centro dell'infossamento dobbiamo at­traversare un lastrone che richiede ma­novre di sicurezza; la forzata immobilità in atteggiamento tutto scimmiesco, mi fa intirizzire le dita dal freddo. Una spac­catura obliqua di quattro metri ci porta ad una cengia ed a rocce facili attraverso cui raggiungiamo una marcata forcella. Siamo sul filo di cresta che è formato da una specie di dorso smusso e tondeggian­te. Sopra ci domina la sfuggente, mono­litica verticalità della Spalla e sotto oc­chieggiano i neri burroni della Val di Maone.
Una crepa lunga circa sei metri mi per­mette qualche aderenza sufficiente ad in­nalzarmi sino ad uno spacco, dove sosto in posizione sicura. Pochi metri facili ci danno un respiro e ci consentono di ammirare una fac­ciata rocciosa, compatta, solcata verti­calmente da una stretta crepa di 8o-1oo metri. Per aderenza, mendicando gli appi­gli, incastrando gli arti, rimanendo so­speso per permettere agli altri di ar­rampicare, raggiungo un posticino si­curo, donde, volgendo a sinistra, mi porto in un facile canalino lungo quattro metri. Spostandomi indi a destra, raggiungo, con sorpresa, un profondo spac­c0 col fondo formato da una rampa liscia. La cordata, frattanto, si snoda lungo la facciata ormai vinta e mi da l'impressione, a guardarla da questo punto, di scoiattoli in vena di allegri acrobatismi. Riunitici, riprendiamo superando qual­che sbarramento. Marsilii costruisce un ometto che stranamente gli somiglia! La rampa, sempre più sfuggente, ci fa poggiare a sinistra lungo un canalino di cinque metri e sino ad un lastrone sol­cato da un regolare canalino, inciso dalle acque di scolo. In un buco poniamo un biglietto. Un pianerottolo precede un canale di una quindicina di metri, sbarrato in alto da un masso a faccia perfettamente liscia e in lieve strapiombo. Scarsi appigli mi obbligano a condizioni di precaria sta­bilità per circa cinque metri ed indi, senza alcuna tregua, una crespa sottile con appena accennata scabrosità ci im­pone una piramide umana di quattro, in straordinaria posizione.
Una selletta ci consente riposo: siam quasi sotto alla difficile meta. A destra qualche accenno di canalino solca la ver­ticale rampa sommitale; un sasso lasciato cadere nel vuoto tocca terra dopo dieci secondi: dopo altrettanti si ode il tonfo di rimbalzo. Vorremmo tentare da questo lato, ma uno strapiombo ci consiglia a te­nere la sinistra, dove, a difficoltà maggio­ri, corrisponde però minore esposizione. Attacchiamo perciò alcuni lastroni in­clinati, dapprima lisci, indi con qualche appiglio dato da superficiali crepe, e poi sfuggenti e assolutamente compatti: sia­mo costretti a manovre delicate di sicu­rezza. Raggiunto un canalino, ci ritro­viamo contro uno strapiombo a forte esposizione che non consente via di uscita e di cui abbiamo ragione solo con altre piramidi umane di quattro. Ancora qual­che metro di canalino e poi il punto più difficile di tutta l'arrampicata: un saIto di vari metri, solcato da una fessura stret­tissima, ci è dinanzi e precede la vetta. Dopo uno sguardo molto comprensivo ognuno tace e ognuno pensa, forse, che
tutto il lavoro fatto possa essere stata una fatica di Sisifo. Raccolgo le mie forze e senza parlare mi attacco alla roccia: il corpo striscia ed una mano annaspa entro la crepa. Giancola e Marsilii cer­cano di puntellarmi e di dare al corpo, con la piccozza sollevata, l'impressione di non essere per due terzi sporgente nel vuoto immane. Ma io vado su con quell a forza e con quella leggerezza caratte­ristica dei momenti supremi : un sospiro tirato a tutto fiato annuncia ai miei amici la vittoria.
Ancora un canalino a sinistra, delle cengette e poi lo spiovente delIa Spal­la che è alfine cosa nostra e che chiude degnamente le imprese accademiche suI Como Piccolo, iniziate dalla forza di un valligiano di Assergi e conchiuse dalla audacia dei valligiani di Pietracamela.
Sulla Forcella Bonacossa sostiamo a lungo nell'estasi della vittoria. La cresta O. del Como Piccolo, la cui conquista integrale era ritenuta impossi­bile, è oggi patrimonio delle nostre acqui­sizioni alpinistiche e rappresenta certo una delle massime vie di roccia. Ecco alcuni dati: circa mille metri di dislivello in tre immani salti tutti a continue diffi­coltà e richiedenti dalle sette alle otto ore di arrampicata.

mercoledì 17 novembre 2010

13 Novembre 2010 Petroso e sua Anticima Nord

Sabato abbiamo organizzato il secondo tentativo di conquista dell’anticima nord del Petroso.
Giusto per non ripetere per la quarta volta in un mese Valle di Rose abbiamo deciso di “attaccare” da Valle Iannanghera.
Il sentiero si imbocca sull’ultimo tornante della strada da Alfedena a Barrea, a 1 chilometro dalle prime case di Barrea.
La compagnia è composita: alcuni antichissimi Cavalieri (Angelo, Marco Vicentino e sottoscritto), e alcuni cadetti della Scuola Cavalieri: la Cadetta mia sorella, il Cadetto mio cugino, e un Cadetto amico mio e degli anzidetti.
I Cadetti avrebbero superato a pieni voti la prova, se non fosse che li abbiamo bocciati prima della partenza per manifesta indisciplina e inosservanza delle norme sulla divisa.
La Cadetta Sorella indossava pantaloni da sci ( “Sono pesanti!” gli avevano detto gli antichi Cavalieri) che gli hanno procurato durante la salita surriscaldamento e leggere ustioni agli arti inferiori.


Il Cadetto mio cugino esibiva una rilassata ed elegante “mise” casual, con giubbottone in pelle marrone (peso stimato di 3 kg), maglione nero, camicia beige, scarpette metropolitane travestite da trekking. Alla fine della salita questo elegante Cadetto pesava almeno 2 o 3 chili di sudore in più.


Il Cadetto amico degli anzidetti portava una giacca da sci ed ha riportato danni simili alla Cadetta Sorella.
Dal tornante si prosegue in auto su una sterrata in direzione est, per qualche centinaio di metri, fino ad un divieto di accesso. Lì, a quota 1150, ci si incammina. Un paio di chilometri in piano sul sentiero K6, quindi si piega a sinistra, entrando nella Valle Iannanghera.
Il percorso è piacevole, in una bella faggeta, costeggiando a tratti il torrente di fondo valle, e scorgendo di tanto in tanto le pareti verticali del Monte Jamiccio.
Ha solo il difetto di essere lunga, e di serbare buona parte del dislivello nell’ultima parte.
Segnaletica sovrabbondante dove non serve e carente nei punti critici. Nella prima parte del cammino si attraversa un ponte in legno. Non è mai indicato prima, ma quando già lo si intravede ecco un cartello: “PONTE”! Sulla carenza avranno molto da dire i Cadetti, come vedremo fra un po’.






Arriviamo a quota 1952 al Rifugio di Forca Resuni.









I Cadetti felici, ma nelle condizioni anzidette.
























I Cavalieri Stagionati decisi a raggiungere Petroso e sua anticima nord.
Lasciamo i Cadetti al Rifugio e raggiungiamo quella che avevo scambiato per anticima alcune settimane fa. In realtà era l’anticima dell’anticima dell’anticima.


L’ultima parte della salita, su neve a tratti ghiacciata, è un pendio ripido che ci sembra fin troppo impegnativo.
Siamo indecisi se continuare dritto per dritto, o aggirare traversando a destra (ma non sappiamo che ci aspetta dietro quello che è un apparente filo di cresta).












Traversiamo un pendio ripido, e fortunatamente dietro il “filo di cresta” rimpiana, e possiamo tranquillamente completare la salita fino all’ Anticima Nord.







A quel punto io torno indietro per raggiungere i Cadetti. Angelo e Marco proseguono, raggiungendo in breve la cima del Petroso.
Scendo di corsa. I Cadetti non sono al Rifugio, si sono incamminati. Corro per raggiungerli sul sentiero. Correndo correndo arrivo all’auto ma i Cadetti non ci sono (e il mio telefono è scarico)! Ricaricato il telefono arriva una telefonata del Cadetto Elegante…sono scesi ben oltre il sentiero, e sono sotto il paese, vicino il lago.
Li recupero con l’auto, e conveniamo tutti che sono troppo piccoli per andare da soli! Però un po’ di colpa ce l’ha anche la segnaletica del sentiero, che proprio nel punto in cui si incrociano i sentieri K6, I4 e J2, a quota 1300, si fa confusa.


Detto fra noi, e senza che lo andiate a raccontare ai Cadetti…a me era successa esattamente la stessa cosa un paio di anni fa!

Cavalier Benedetto XVI

venerdì 12 novembre 2010

6 novembre 2010 - Sasso d'Andrè e Monte Vettore


Dunque, sabato 6 novembre siamo stati sul Monte Torrone e su Sasso D’Andrè.
La storia è un po’ lunga , per chi non abbia voglia di leggerla tutta eccone una versione sintetica:


D’accordo. Ora per i volenterosi la versione integrale.
Appuntamento alle 6 a Santa Filomena, e alle 6.25 in Val Vibrata per i Cavalieri di estrazione teramana (la Cavaliera Polveronzola, e l’amico dei Cavalieri Marco).

Solo che la mia sveglia era regolata su un’ora illegale. Mi sveglio alle 6 (per me le 5). Troppo presto, mi dico. Sto altri 10 minuti. Mi alzo, vedo sul telefono, che si trova in un’altra stanza, la chiamata di due Cavalieri…penso : ”Mannaggia, non vengono…”. Dopo qualche secondo realizzo. Alle 6.22 sono all’appuntamento. Ma insomma, mi merito il biasimo generale per il primo ritardo della mia carriera di Cavaliere!

Raggiungiamo Ascoli Piceno e proseguiamo sulla statale 4 (direzione Acquasanta Terme) fino al bivio per Amandola e Sarnano. Percorriamo quindi la statale 78 fino a imboccare il bivio per Montegallo. Dopo Montegallo seguiamo la direzione "Colle". Poco prima del centro abitato di Colle, in prossimità d’un ponticello, a quota 1015, parte un sentiero con indicazione S. Maria in Pantano. La chiesa di S. Maria la si raggiunge a quota 1159, percorrendo in parte sentiero e in parte sterrata (si può arrivare in auto fino alla chiesa; ci hanno detto che la si imbocca vicino Montegallo).
Dalla chiesa si imbocca il sentiero 131, ben segnalato e ben tracciato, che attraverso il bosco porta ad un abbeveratoio a quota 1500 circa.
Da lì si può proseguire a sud verso il Vettore, o come noi a nord, sul sentiero 132. Dopo un centinaio di metri di dislivello si incontra uno stazzo, non segnato sulla carta CAI dei Sibillini.
Si incrocia quindi la nostra cresta a quota 1823, alla Sella del Banditello.
Dalla sella percorriamo un chilometro e mezzo circa in direzione sud e arriviamo sul Sasso D’Andrè (2100).
Sulla cima ventosa di Sasso D’Andrè Polveronzola sfodera una sua gigantesca stozza:
Bisogna sapere che in montagna ogni zaino ha la sua personalità. Quello di Fausto è himalaiano, con tende, fornelli, sacchi a pelo. Quello del Mascherone, è per le micro-emergenze. Con suola di ricambio, laccio di ricambio, telo termico, Aulin, digestivo, ecc. Quello di Polveronzola è una dispensa di 10 chili, con ogni ben di Dio.

Da Sasso d’Andrè esitiamo un po’ a proseguire. Il vento è davvero furioso, e quasi non fa stare in piedi. In questa drammatica sequenza il Mascherone che rischia di volare via:


Invece il Pontifex fa alcuni sapienti test di aerodinamica, e poi va via tranquillo:


Ma proseguiamo.
Ancora qualche esitazione su quale sia il Torrone. Consultiamo la carta nella bufera e ci convinciamo che il Torrone è la prima cima in direzione sud sulla cresta, all’incirca alla stessa quota del Sasso, e non l’altra che scorgiamo più avanti sulla stessa cresta, molto più imponente ma forse 200 metri più alta.
In verità io qualche residuo dubbio nutrivo…ma il Pontifex mi ha apostrofato all’incirca così: “Zitto tu…che sei il re del disorientamento!”.
Vabbè. Quindi siamo andati dove diceva il Pontifex.
Raggiunto il Torrone decidiamo di scendere tagliando dritti verso lo stazzo. Mi rendo conto, scivolando, che forse la scivolata non è male come tecnica di discesa. Il risultato lo avete visto nel video iniziale.
Dopo l'abbeveratoio incontriamo una coppia di simpatici escursionisti, lui americano, lei trentina. Lui docente universitario, lei professoressa. Hanno lavorato negli USA, in Africa. Ora vivono in Italia. Per la verità è il Pontifex che incontra e istantaneamente aggancia la coppia. E grazie ai suoi poteri prodigiosi impiega dai 5 ai 7 minuti per scoprire vita,opere, miracoli, difficoltà e soddisfazioni, budget economici, rapporti con figli e parenti, fede politica, religione…
Noi che siamo un po’ più avanti sul sentiero rallentiamo un po’ ed origliamo: “Bush, lu peggior president…l’espressione, le movenze : nu cretine,nu PARACHIUL… E poi Larry Bird…Michael Jordan…l’ EMMEBIEI…lu baschett…ecc. ecc.). Ormai il Pontifex è in piena. Il docente di Boston tenta di infilare qualche osservazione ma il Pontifex è esondato… Infine li aspettiamo, ed il Pontifex si rivolge a noi e ci esibisce la sua ultima conquista “ Chiss è gente fregna, mica voccaperte!”. “Voccaperte!” ripete ridendo il docente di Boston.
Arriviamo infine alle auto.
La minuta e gentilissima signora mi si avvicina e sottovoce : “Ma che devo dire? …kopex…pofex…scottex?”. Non capisco subito. Ma dopo qualche secondo si, ho capito! L’ha rifatto! Il Pontifex ha chiesto di inscenare un’ Ode al Pontifex in nostra presenza. Solo che con tutta la buona volontà la coppia non aveva capito nulla. “Pontifex, signora, dovrebbe dire Pontifex!”. Poi interviene il marito, con chiaro accento anglosassone : “ Ma cos’è questa storia del Pontifex? Io non ho capito niente!”.
In ogni caso, grazie al Pontifex, questo incontro che si sarebbe risolto con un cortese buongiorno, è diventato un bell’incontro, conclusosi con scambio mail e invito della coppia a passare da loro quando vogliamo!

Sosta al bar per birre e caffè. Il Pontifex attacca la barista con il suo approccio standard “Che innevamento avete in questo paese?” (si noti che non ha mai chiesto notizie sull’innevamento a baristi maschi. E che ha chiesto notizie sull’innevamento a bariste donne anche a Giulianova).
All’ uscita del bar il Pontifex incontra un gruppo di donne. Le convoca immediatamente a sé e chiede: “ Quanti abitanti ha questo paese?” “Mah..un centinaio” “E quante donne?” “Beh…tante, più degli uomini” “ Va, bene…allora posso mandare amici miei che cercano moglie”.

Siamo ai saluti. Baci e abbracci di Polveronzola. Interviene il Pontifex : “A me niente baci, rischieresti di innamorarti immediatamente del Pontifex , salutami solo con contrazioni facciali”.

In auto di nuovo discorsi impegnati. Crisi economica. E il Pontifex ci offre la sua quotidiana Parabola. Questa volta si tratta di un’azienda che non ha retto alla congiuntura economica, ed è andata “CAPINCHIULE”!

Alle 17.00 siamo rientrati alla base dopo questo impegnativo “Pontifex Day”.

mercoledì 10 novembre 2010

AAA Cercasi Principe Azzurro

Passano gli anni, ma Il Mascherone non cambia mai







ANNO 2002












ANNO 2010









Qualcuno di buon cuore potrebbe avvertire un Principe Azzurro affinchè passi da quelle parti?

venerdì 5 novembre 2010

30 ottobre 2010 - Balzo della Chiesa e anticima nord dell'anticima nord del Monte Petroso

Il 30 ottobre 2010 molti Cavalieri si sono svegliati in piena notte…
Gabriele, il Mascherone, Polveronzola ed io ci siamo dati convegno al Ponte dei Cavalieri di Villareia alle 5.00.
Partiamo al buio, e arriviamo a Civitella Alfedena che non albeggia ancora.

Il programma e' d'accompagnare Albrizio,Carusi e Rolle (fondatori del Club dei 2000) sulla cima del Balzo della Chiesa… ma non prima d'aver raggiunto l'anticima nord del Petroso!
Qualche giorno fa Giuseppe Albrizio aveva rilevato la nostra recente uscita sul Balzo, ne è seguito uno scambio di mail, ed e' maturata l'idea di un' uscita sul Balzo della Chiesa guidata dai Cavalieri.
Detto fra noi, e scusate se scrivo sottovoce, a Giuseppe non ho mai rivelato la nostra carta vincente nella conquista di questa cima.
Noi ci siamo avvalsi della guida del Cavalier Fausto, il più temuto avversario del Pino Mugo. L'uomo che sconfisse il Pino Mugo in due solitarie, sul Pizzone e sul Balzo. Lo stesso uomo che teorizzo' " il ritorno di mugo", quella frustata che un Pino Mugo, se provocato, può infliggere al suo sfidante.


Dicevamo quindi…siamo a Civitella. Albrizio ci smssa: lui sarà sulla cima del Capraro come convenuto, ma i suoi compagni hanno rinunciato.
Iniziamo il cammino a quota 1100 sul sentiero I1 che parte dalla strada che cinge lato monte Civitella Alfedena, ed entra nella Valle di Rose.
Già alti sul lago, io e il Mascherone tributiamo il solito omaggio rituale al sole.


La luce che ormai svela il paesaggio ispira invece a Gabriele una più prosaica illuminazione:
"Hanno sciampato lu laghe !" (in inglese, per chi non abbia compreso: " They emptied Barrea Lake!"). Intorno a quota 1800 usciamo dal bosco, in questo periodo fiammeggiante di rosso, giallo e arancio, e godiamo dello scenario ormai familiare dell'anfiteatro terminale di Valle di Rose.Ci accoglie un branco di cerve, e più in alto grandi comitive di camosci.
Raggiunto Passo Cavuto a quota 1942 pieghiamo verso sud-est sul sentiero che porta al Rifugio di Forca Resuni (mt 1952), dove arriviamo in 20 minuti. Il Pontifex già dal Passo devia invece sul Capraro. Dal rifugio in ulteriori 20 minuti ci portiamo sulla presunta anticima nord del Petroso (scopriremo poco dopo trattarsi dell'anticima dell' anticima...mea culpa!).
Il Mascherone arriva sulla presunta cima in stato di forte agitazione ludica. Con Polveronzola meditiamo una richiesta di TSO al 118. E comunque non riusciamo ad impedirgli la sua ormai tradizionale azione di disturbo della fauna locale, con un suo speciale pifferino.
E per un po’ si mette a fare versi ornitologici vari…
Non lo tranquillizza neanche la salita "dritto per dritto" sul Capraro. Tanto che un tratto sottile della cresta lo sorprende che ancora va spifferando. D'un colpo torna allora in se', borbotta, smadonna, barcolla... E' a quel punto che abbiamo la visione del Pontifex benedicente sopra di noi, sulla cima del Capraro, circonfuso di apposite nuvole.

Sulla Cima del Capraro (mt 2100) avviene lo storico incontro fra Cavalieri e Giuseppe Albrizio, e ci avviamo quindi verso la nostra meta.

Beh...mò questa c'ho di foto. Se se ne trova un'altra con più Cavalieri ce la metto!

Dalla cima del Capraro, rispetto alla retta che unisce le due cime, ci spostiamo un po’ a sinistra per aggirare una prima macchia di pini, e un salto di roccia. Si scende per qualche saltino,facilmente superabile.
Si arriva quindi in una zona "pini free". Poi si aggira un secondo roccione, anche questo a sinistra. Anche lì qualche saltino, senza particolari difficoltà. E subito dopo c'è "LA" macchia di pini da superare, che è poi l'unica vera difficoltà del percorso. Superata questa macchia si è sulla sella fra Capraro e Balzo della Chiesa. Da lì risalendo ci siamo tenuti sul lato destro del pendio, e poi abbiamo zigzagato a vista fra pini mughi, che però non sono fitti come sul pendio della discesa, guadagnando in breve la cima (mt 2073).

Tornati alla cima del Capraro Giuseppe Albrizio eleva un nobile discorso di ringraziamento:
" Devo ringraziarvi Cavalieri non solo per la guida sicura al Balzo, ma anche per aver avuto l'onore di conoscere il Pontifex, che e' stato per me una guida spirituale ed un Guru".
Bisogna ora fare un passo indietro...
Pochi minuti prima il Mascherone, non visto, aveva origliato Gabriele che chiedeva a Giuseppe di inscenare il ringraziamento.
Quando abbiamo visto un divertito Albrizio mettere puntualmente in scena il tutto gli abbiamo dovuto spiegare che il Pontifex ne aveva fatta una delle sue, e che queste scene si ripetono puntualmente… perché abbiamo un Pontifex un po' vanitoso...
Ma neanche l' evidenza piega Gabriele :" Vabbe' Albri'...ma tu non sei un bravo attore!".

Mentre scendiamo il Pontifex, avendoci raccolti tutti intorno a se', si dispone per la quotidiana Parabola. Spiega: " Le relazioni più belle sono quelle dopolavoristiche".
Fra i presenti, emozionati per la Rivelazione, sorge una domanda: " Ma le mogli, oh Pontifex, sono relazioni dopolavoristiche?".
Il Pontifex non risponde.


Il percorso comunque è duro, il dislivello è sensibile, e lo sviluppo notevole. Qualcuno purtroppo non ce la fa:
Giungiamo infine all' auto.
Le immagini che seguono potrebbero ferire gli animi più sensibili, e se ne sconsiglia la visione ai minori. Si tratta tuttavia di un evento importante, l' incontro fra due noti alpinisti, occorso appena giunti all' auto: Concludiamo l' uscita con una birra fresca, presenti i Cavalieri, i Noti Alpinisti e il nostro Giuseppe.
Poi in auto sulla via del ritorno anche discorsi impegnati. Ad esempio di come sia profondo il senso dello stato in Francia, Germania, Gran Bretagna e quanto di contro sia spiccato il senso del "bunga bunga" in Italia.

mercoledì 3 novembre 2010

Gli Aquilotti di Pietracamela

La prima volta che sentii parlare degli Aquilotti di Pietracamela fu quando, agli inizi degli anni 80, partecipai ad un bellissimo corso di alpinismo organizzato da varie sezioni abruzzesi del CAI che si svolse ai Prati di Tivo.

Eravamo alloggiati nell’allora camping Jarkun, lungo la strada che va ai Prati Alti.

Si respirava aria di vero alpinismo: considerate che tra gli istruttori del corso vi erano personaggi quali Domenico Alessandri, Dario Nibid ed altri ancora di cui purtroppo non ricordo il nome, tutte eccellenze dell'alpinismo abruzzese. La sera, dopo un’intera giornata passata ad arrampicare, ci riunivamo nella sala più grande dello stabile dello Jarkun e questi personaggi ci rievocavano, con l’aiuto di diapositive, loro imprese sul Gran Sasso ed oltre. Fu così che Nibid ci narrò le gesta dei famigerati ragazzi di Pietracamela: gli Aquilotti. In foto da sinistra in piedi: Massimo Trinetti, Antonio Giancola, Ernesto Sivitilli e Armando Trentini; seduti da sinistra: Igino Panza e Bruno Marsili.


Pietracamela è un paese arroccato sulle pendici del Gran Sasso il cui nome originario era “La preta” a cui, nel tempo, venne aggiunta Camela in quanto, i viandanti che transitavano, comparavano la dorsale dell’Intermesoli alle gobbe di un cammello (come si può apprezzare dalla foto) e di lì si arrivò a Pietracamela. Fino al 1925, l’alpinismo in questo paesino sperduto dell’interno abruzzese, era riservato a pochi isolati montanari che fungevano da guide e portatori con l’unico scopo di procurarsi un minimo guadagno da accostare alle scarse risorse che offriva la vita nei paesi dell’entroterra. Ma proprio intorno all’anno 1925, per opera di Ernesto Sivitilli, si formò un gruppo di giovani alpinisti che prese il nome di Aquilotti del Gran Sasso. Fu l’inizio di una lunga ed instancabile attività che durò per più di cinquanta anni attraverso grandi nomi dell’alpinismo abruzzese:
oltre al Sivitilli fondatore si affiancarono altri nomi tra cui:
Trinetti Marino (Tenaccio)
Marsili Bruno (Don Berardo)
Trentini Armando (Papurino)
Trincetti Osvaldo (Popone)
Panza Gino (Tarallo)
Giancola Antonio (Sciarabaglio)
Franchi Venturino (Chiuchiu)
Panza Antonio (Pallino)
Giardetti Berardino (Kid)
Tizzoni Terigi (Terison)
Giancola Angelantonio (Gingitto)
Successivamente subentrarono D’Angelo Lino (Bill), Narducci Clorino (Piitto), De Luca Enrico, Nibid Dario e D’Angelo Diego.
Qui di seguito l’elenco delle prime ascensioni degli Aquilotti sul Gran Sasso:
1) Estate 1925 E. SIVITILLI, G.PANZA, B. MARSILII, A. TRENTINI.
Corno Piccolo parete Sud-Ovest (via della Piccola Parete).
2) 26 settembre 1926 M. TRINETTI.
Variante al canalone della parete settentrionale del Corno Piccolo.
3) 27 luglio 1927 E.SIVITILLLI, O TRINETTI, I.PANZA, A.TRENTINI, M. TRINETTI,
B. MARSILII.
Primo canalone della parete meridionale con discesa per il primo camino della parete orientale.
4) 2 agosto 1927 E. SIVITILLI, A. TRENTINI.
Prima cresta del Calderone di Rio D’Arno.
5) 3 agosto 1927 E. SIVITILLI, A. TRENTINI.
Seconda cresta del Calderone di Rio D’Arno.
6) 10 agosto 1927 E. SIVITILLI, A. TRENTINI, O. TRINETTI, I. PANZA, M. TRINETTI.
Primo camino della parete orientale.
7) 14 agosto 1927 E. SIVITILLI, A. TRENTINI.
Pizzo Intermesolil parete Est (Canalone Jacobucci).
8) 27 luglio 1928 E. SIVITILLI, O. TRINETTI, I. PANZA.
Costolone divisorio dei due camini della parete orientale del Corno Piccolo.
9) 10 agosto 1928 E. SIVITILLI, A. GIANCOLA, M. SERTORELLI, I. PANZA,
M. TRINETTI , A. PANZA, A. TRENTINI, M. CAMBI.
Prima inversa della cresta Sud-Sud-Est.
10) 12 agosto 1928 E. SIVITILLI e compagni.
Vetta centrale parete Nord-Ovest (Camino Sivitilli).
11) 9 ottobre 1928 B. MARSILII, A. TRENTINI, P.E. CICHETTI.
Monte Vettore (via Marsilii).
12) 4 agosto 1929 A. GIANCOLA, A. PANZA, V. FRANCHI, A. TRENTINI.
Parete orientale del Corno Piccolo (variante a Sud della vetta).
13) 11 settembre 1929 E. SIVITLLLI, O. TRINETTI.
Cresta Ovest Terza spalla del Corno Piccolo.
14) 13 settembre 1929 A. TRENTINI, B. MARSILII.
Prima ascensione al Torrione Cichetti.
15) 25 luglio 1930 B.MARSILII, A. PANZA.
Parete Nord-Est del Torrione Cambi.
16) 13 agosto 1930 E. SIVITILLI, A. GIANCOLA, A.PANZA, V. FRANCHI.
Vetta orientale parete Est (variante diretta al canale Iannetta).
17) 18 agosto 1930 E. SIVITILLI, A. GIANCOLA.
Parete Nord-Est di Pizzo intermesoli.
18) 19 agosto 1930 E. SIVITILLI, A. GIANCOLA, A. TRENTINI.
Vetta orientale parete Sud-Est (via Sivitilli).
19) Estate 1930 E. SIVITILLI, B. MARSILII ed altri.
Corno Piccolo parete Sud-Ovest della Seconda Spalla.
20) 9 luglio 1931 A. GIANCOLA.
Punta Sivitilli parete Sud.
21) Estate 1931 B. MARSILII, B. GIARDETTI.
Vetta centrale parete Nord-Ovest (via direttissima).
22) 29 luglio 1932 B. MARSILII, D. D’ARMI.
Punta dei due (via del camino).
23) 28 agosto 1932 E. SIVITILLI, A. GIANCOLA, F. FANTONI-MODENA.
Parete Nord-Ovest della prima Spalla (via Fantoni-Modena).
24) agosto 1932 C. GILBERTI (C.A.A.I. Udine), B. MARSILII, D. D’ARMI, DE ANTONI.
Dolomiti Pesarine Le lame m. 2104 prima ascensione da Nord.
25) agosto 1932 E. TOMMASI, D. D’ARMI, B. MARSILII.
Clap Piccolo prima ascensione per la cresta Sud.
26) agosto 1932 C. GILBERTI (C.A.A.I. Udine), B. MARSILII.
Croda Livia prima ascensione diretta da Est.
27) 27 giugno 1933 A. GIANCOLA, E. TOMMASI, D. D’ARMI.
Corno Grande vetta occidentale spigolo Sud-Sud-Est.
28) 15 luglio 1933 A. GIANCOLA, V. FRANCHI.
Corno Piccolo parete Est (via della Crepa).
29) 23 luglio 1933 B. MARSILII e compagni.
Vetta orientale parete Nord-Ovest (via della Parete).
30) 27 settembre 1933 B. MARSILII, G. GIZZONI.
Parete Est di Pizzo Intermesoli (costolone centrale).
31) 24 luglio 1934 A. GIANCOLA, A. PANZA, V. FRANCHI.
Corno Piccolo parete Nord-Ovest della prima Spalla (via della virgola).
32) 29 luglio 1934 A. GIANCOLA, D. D’ARMI, N. FEDERICI.
Vetta orientale parete Nord-Ovest (via dello sdrucciolo).
33) 2 agosto 1934 A. GIANCOLA, N. FEDERICI, D. D’ARMI.
Pizzo Intermesoli parete Est (Spaccatura D’Armi).
34) 2 agosto 1934 V. FRANCHI, E. SIVITILLI, S. PIETROSTEFANI, M. DE MARCHIS.
Pizzo Intermesoli par. Est (canalone Direttissimo)
35) 3 agosto 1934 A. GIANCOLA, D. D’ARMI.
Vetta Centrale parete Nord-Ovest (via dei Pulpiti).
36) 4 agosto 1934 V. FRANCHI, D. D’ARMI.
Monte Corvo parete Est (via Diretta).
37) 9 settembre 1934 A. PANZA, B. MARSILII.
Corno Piccolo parete Est (via del Camino a Nord della Vetta).
38) ottobre 1934 A. PANZA, B. MARSILII.
Monte Camicia Parete Nord.
39) 15 agosto 1936 A. PANZA, B. MARSILII.
Monte Camicia (variante diretta sulla parete Nord).
40) 23 agosto 1944 B. MARSILII.
Campanile Livia parete Sud-Est.
41) 4 ottobre 1944 B. MARSILII, A. BAFILE.
Campanile Livia (Camino Sud-Ovest).
42) 4 settembre 1949 A. PANZA, L. MUZII, G. FORTI.
Corno Piccolo parete Nord (via Panza, Muzii, Forti).
43) 7 ottobre 1958 L. D’ANGELO, F. CRAVINO, S. JOVANE
Corno Piccolo parete Est (via del Monolito).
44) 15 marzo 1957 L. D’ANGELO, S. JOVANE, L. MARIO.
Prima invernale (via delle Spalle).
45) 11 agosto 1957 L. D’ANGELO, C. NARDUCCI, B. MARSILII.
Vetta orientale spigolo Nord-Ovest (via Aurelio Spera).
46) 25 agosto 1957 L. D’ANGELO, C. NARDUCCI.
Variante sulla parete Ovest della prima Spalla.
47) 15 febbraio 1958 L. D’ANGELO, C. NARDUCCI, B. MARSILII.
Prima invernale parete Est di Corno Piccolo.
48) 11 agoSto 1958 L. D’ANGELO, C. NARDUCCI.
Vetta orientale parete Est (via del Terzo Pilastro).
49) 29 luglio 1961 L. D’ANGELO, C. NARDUCCI.
Campanile Livia parete Sud (via D’Angelo, Narducci).
50) Estate 1964 B. MARSILII, F. CRAVINO, CAMILLERI.
Swat Kokistan prima ascensione Picco Pier Luigi Salviucci m. 5400.
51) Estate 1965 B. MARSILII, P. GUI.
Hindu Kush prima ascensione Teramo Zoom m. 6100.
52) Estate 1971 F. CRAVINO, B. MARSILII, P. SEGRE.
Pamir prima ascensione Picco Marco Polo m. 6174.
53) 12 settembre 1972 E. DE LUCA, D. NIBID, D. D’ANGELO.
Corno Piccolo parete Sud-Ovest della seconda Spalla (via Aquilotti ’72).
54) 17 settembre 1973 L. D’ANGELO, E. DE LUCA, D. NIBID.
Corno Piccolo parete Est del Monolito (via Aquilotti del Gran Sasso).
55) 1 settembre 1974 D. NIBID, E. DE LUCA, L, D’ANGELO.
Corno Piccolo parete Nord-Ovest della seconda Spalla (via Diretta).
56) 2 agosto 1975 D. NIBID, E. DE LUCA, D. D’ANGELO.
Corno Piccolo parete Est. Via del “Cinquantenario” degli Aquilotti del Gran Sasso.
57) 10 settembre 1975 E. DE LUCA, L. D’ANGELO.
Corno Piccolo parete S.O. 2^ Spalla.
58) 19 settembre 1975 E. DE LUCA, L. D’ANGELO.
Parete Nord del Monte Camicia. Variante nella parte superiore.

domenica 31 ottobre 2010

"Nu Paracul sulla direttissima"


Rifiutando in maniera implicita (non ho risposto…) l’invito del cavalier Silvio all’ennesima escursione verso il Balzo della Chiesa e dintorni (anche per incontrare gli amici del club dei 2000) ed in maniera esplicita al Pontifex (Gabriè… non mi sento motivato.. stasera si fa tardi….sono a teatro…) credo di aver guadagnato prima, in maniera ESPLICITA, il titolo di “Cavaliere del Teatro”… ma poi il giorno dopo, a GIUSTA RAGIONE , anche il titolo di “PARACUL DELLA DIRETTISSIMA” (leggasi PARACHIUL).
Si perché, sarà stata l’incontenibile voglia di neve (la prima della stagione)…sarà stato che il sabato prima non ero riuscito ad andare sulla direttissima in versione “quasi estiva”, sarà stato che….
E’ stato che alle 5 di sabato con 4 ore scarse di sonno, mi sono alzato, ho reperito velocemente materiale ed equipaggiamento (mentre si preparava il primo thè alla cannella della stagione) ed alle 08:30 ero sul piazzale di Campo Imperatore all’attacco della V.tta Occ.le… per la direttissima !
La giornata, come da previsioni, era splendida; la temperatura alla partenza si aggirava sui 2 gradi; lo scenario era già tipicamente invernale e l’idea di percorrere l’itinerario in teoriche condizioni di misto mi hanno ulteriormente motivato all’atto di procedere.
La “solitaria” man mano che procedevo verso il sassone, non si è rivelata più tale, in funzione del fatto che ci siamo trovati all’atto dell’attacco della via, in 6: 4 amici + un altro “solitario” dell’Aquila e dintorni (Fabio e Tomassino, per far 2 nomi…) + io.
La progressione è stata molto interessante e “simpatica”, infatti è stato percorso l’itinerario estivo, in funzione del quale si è dovuto effettuare alcuni passaggetti classici, ramponi ai piedi, sulle rocce, laddove queste affioravano e non erano coperte dalla neve.
La quantità e la qualità della stessa è stata tale da giustificare con profitto l’utilizzo di ramponi, e piccozza ed altresì dicasi per la discesa effettuata nel canale Bissolati.
Non avendo altri Cavalieri al seguito, ho effettuato qualche foto (di scarsa qualità ) all’ambiente e ad miei improvvisati compagni di salita, con i quali ci si è complimentati in cima e salutato amichevolmente al ritorno.
In vetta, un pensiero mi è balzato in mente in maniera impetuosa…. “Se Gabriele mo sapesse che sting qua sopra, dopo la direttissima…mi direbbe o penserebbe: “SSU PARACUL ….” !!!
Chiedo quindi venia per alcune scorrettezze formali che posso aver commesso, ma nel promettere un caffè, dico anche che : NE E’ VALSA LA PENA !!
Ps.: Appena riuscirò a caricare le foto (“ssi cazz di computer…”) a parte gli amici di cui già detto, si potranno evincere altre 2 cose importanti : Il Casco Nuovo (che andava “bagnato”) ed il termos con il thè caldo e profumato….SENTITE CHE ODORE ??!!

... Bike Team Bucchianico.........GO!

Si, Si, lo so che questo è uno spazio dedicato a chi va per monti. Oggi però non posso non raccontarvi di una bella giornata passata con i membri della neo costituita associazione "BIKE TEAM BUCCHIANICO" (parliamo di MTB per chi non ....) ove un nostro Cavaliere è membro.
Alla partenza eravamo circa 40, raduno alla piazza e subito giù per le dicese. Si perchè come accennato in un precedente post Bucchianico è su di un cucuzzolo e in tutto il territorio comunale l'unico spazio in pianura è la piazza principale.
Il tragitto scelto si è articolato in aperta campagna che in questo periodo ha dai colori bellissimi e ci sono stati anche dei guadi.
A dire il vero alcuni local intendi alla raccolta delle olive non hanno ben gradito il nostro transito e non sono mancati gli inviti a dare una mano nella raccolta. Ovviamante un bike che si rispetti è disposto a schiumare sangue per 10 km di salita ma non a lavorare.
Dopo il giretto siamo stati tutti ospiti nella "casa dei bandaresi" ove si è consumato un ottimo rancio con abbondante birra e/o vino.

Dopo tale premessa vi svelo un segreto. Avete notato come negli ultimi anni i Cavalieri siano perseguitati da un incubo: IL GARBINO, il vento caldo che segue ormai da lacuni anni ogni copiosa nevicata. Ho scoperto chi ne è l'artefice.
Andiamo per ordine. Un nostro membro,il cavalier Marco il vicentino ha una moglie, "ledy Fiorella", orbene, questa in realtà ha una doppia vita dagli strani comportamenti. Essa infatti, secondo vaste credenze popolari tradizionali ormai a molte culture è una donna che si ritiene sia dotata di poteri occulti, ovvero una STREGA! La strega del "garbino" per l'appunto. Anche oggi ha cercato di applicare i suoi poteri (invano) preparando una pozione dalle sembianse di un appetitoso (e buonissimo) strudel. Chi lo avesse mangiato avrebbe rinnegato l'Ordine dei Cavalieri. Ma come ormai è noto a tutti, non è facile farla ai Cavalieri che avando avuto visione in sonno delle intenzioni ha preparato l'antitodo che è stato servito a fine pranzo sotto forma di una buonissima genziana che, tra le altre cose, ha reso tutti più allegri e felici (erano finiti i bicchierini di carta piccoli...).
Ormai scoperta la "Ledy Garbino" non ha negato le evidenze, ammettendo tutto e promettendo di richiamare a se tutti il garbino in circolazione. In effetti con uno strano rituale ha invocato a se tutto il garbino presente nella nostra regione. In realtà non si è capito bene dove lo abbima imprigionato .........


Alcune foto dell'uscita, per le altre clicca qui.



Quelli che....vanno in montagna la domenica!

























Il recente post sull'uscita al Monte Vettore mi ha spinto a proporre a Lorenzo di seguire le vostre autorevoli tracce. Purtroppo le condizioni sono state un pò diverse e posso affermare che è stata la prima uscita invernale. Già passando per Arquata ho avuto il sospetto che non sarebbe stata una giornata piacevole; gli abitanti indossavano cappucci e guanti e avevo notati vortici di foglie. Gli eloquenti presagi si sono materializzati a Forca di Presta allorquando una forza misteriosa mi ha quasi impedito di aprire lo sportello e ho verficato che eravamo gli unici escursionisti. Volevo rinunciare ma Lorenzo ha insistito (beata gioventù...) e dopo avventurose manovre per completare la vestizione siamo partiti con l'abbigliamento tipico di una spedizione himalayana...Dopo circa mezz'ora siamo entrati nelle nubi e la visibilità è stata un miraggio...Poca neve ma vento furioso. Dopo un'ora e mezza siamo arrivati al Rifugio e ci siamo letteralmente catapultati nel locale invernale (praticamente una latrina maleodorante...). Abbiamo provato a proseguire ma non si stava in piedi (Lorenzo pesa 52 chili e ho dovuto cingerlo per trasmettergli peso). Siamo tornati a valle con un misero bottino alpinistico (Vettoretto e Rifugio Zilioli) ma consapevoli che in pochi sarebbero partiti....Epilogo suggestivo al rifugio degli Alpini ricordando con il titolare le "gesta" di Tiziano sorseggiando una cioccolata calda. Ci vediamo una domenica?

venerdì 29 ottobre 2010

Bucchianico in MTB

Domenica 31 ottobre 2010

Escursione in mountain bike (medio - facile) sulle colline Bucchianichesi per unire i due fiumi che scorrono nel territorio comunale, il Foro e l'Alento.

Ritrovo ore 9.00 presso il Chiostro del Palazzo Comunale; partenza ore 9.30 da Piazza Roma dove si farà ritorno al termine della gita.

Spaghettata finale nella Sala dei banderesi: gratis per i partecipanti all'escursione, 5 € per i familiari (minori esclusi). Prenotazione: 328.5747240 (Walter)

Note: casco obbligatorio; possibilità di fare la doccia e lavaggio bici

martedì 26 ottobre 2010

Omaggio a GIOVANNI ACITELLI

Giovanni Acitelli, originario di Assergi, fu una delle prime guide del Gran Sasso. Dedicò con grande passione e volontà la sua vita a questo massiccio realizzando la sistematica conquista di cime sia in estate che in inverno. Eccezionale tempra di montanaro, innamorato della terra d’origine, si elevò una spanna su tutti gli altri e fu per tanti anni maestro ai propri figli Domenico e Berardino e a molti altri alpinisti. Di lui non rimane praticamente nessuno scritto al di là di lettere che inviava periodicamente alla sezione di Roma per indicare lo stato del Rifugio Garibaldi. I primi documenti che attestano la sua attività di guida risalgono al 31 dicembre 1878 quando condusse tre alpinisti, Carlo Restelli di Roma, l’Ing. Nievo di Bergamo ed il maggiore del Genio Zucchi, sul Corno Grande.
Successivamente il suo nome è presente come guida nella primissima edizione del Gran Sasso d’Italia datata 1888 di Enrico Abbate.
Qui di seguito dalla stessa guida, un documento molto interessante: l’elenco delle guide per il Gran Sasso con la relativa tariffa.
Dò qui l'elenco delle guide a cui il Club Alpino Ita­liano, Sezione di Roma, ha rilasciato il libretto di ri­conoscimento, e la tariffa stabilita. Aggiungo inoltre quelle guide che, sebbene non mu­nite di libretto, pure sono raccomandabili.
Guide riconosciute.
Acitelli Giovanni, di Assergi
Acitelli Francesco id.
per le ascensioni estive ed invernali (l).

(1) Queste due guide ordinariamente da maggio a novembre si trovano in Assergi; durante l'inverno vengono a lavorare in Roma o nei dintorni. Coloro che desiderano servirsene in questa stagione, potranno rivolgersi alla Sezione di Roma C. A. I. (via Collegio Romano, 26), la quale darà l'indirizzo delle dette guide e gli opportuni schiarimenti

Franco Nicola, di Assergi
Rossi Domenico, di Pietracamela
Di Venanzo Pietro fu Aldobrando, di Pietracamela.
per le ascensioni estive.

Guide raccomandate
Sacco Francesco, di Assergi
Scarcia Camillo id.
Narducci Matteo, di Pietracamela
Paglialonga Francesco id.
Ciarelli Pietro, di Isola del Gran Sasso
Di Giacomo Luigi id.
Di Francesco Giustino id.
Flacco Giuseppe id.

TARIFFA

Da Assergi o da Pietracamela o da Isola del Gran Sasso al Rifugio e ritorno
d’estate, in un giorno L. 5 - in due giorni L. 7
d’inverno in un giorno “ 7 - in due giorno “ 10
Da Assergi o da Pietracamela o Isola del Gran Sasso a monte Corno e ritorno (con pernottamento al Rifugio)
d'estate L. 10 - d'inverno “ 16
Da Assergi o da Pietracamela o Isola del Gran Sasso a Pizzo Cefalone e ritorno
d'estate, in un giorno L. 6 - in due giorni L. 8
d'inverno, in un giorno “ 8 - in due giorni “ 12
Da Assergi o da Pietracamela o Isola del Gran Sasso a Pizzo d'Intermesole e ritorno
d'estate, in un giorno L. 6 - in due giorni L 8
d'inverno, in un giorno “ 8 - in due giorni “ 12
Da Assergi a Pizzo Cefalone o d'Intermesole con discesa a Pietracamela o Isola, o viceversa (in due giorni), compreso il ritorno della guida
d'estate L. 10 - d'inverno “ 14
Da Assergi a monte Corno con discesa a Pietracamela o Isola del Gran Sasso (in due giorni) compreso il ri­torno della guida
d'estate L. 15 - d'inverno “ 20
Per l'escursione di Pizzo Cefalone, d' Intermesole e monte Corno (con pernottamento al Rifugio)
d'estate L. 15 - d'inverno “ 20
Da Assergi o da Pietracamela o Isola al Corno Piccolo (in due giorni)
d'estate L. 12 - d'inverno “ 18
Da Assergi al Corno Piccolo con discesa a Pietracamela o Isola, o viceversa (in due giorni, compreso il ritorno della guida)
d'estate L. 16 - d'inverno “ 22
Da Assegi o Pietracamela o Isola al Corno Grande (monte Corno) e al Piccolo (in due giorni)
d'estate L. 18 - d'inverno “ 25
Per l’escursione a Pizzo Cefalone, Intermesole, Corno Grande e Piccolo (in due giorni)
d'estate L. 25 - d'inverno “ 35

N. B. Per ogni giornata in più che occorresse impie­gare si corrisponderanno alla guida L. 4 d'estate, L.6 d'inverno. La stagione invernale si intende durare dal 1° no­vembre a tutto maggio; la estiva dal 1° giugno a tutto ottobre.

I muli costano in generale L. 5 al giorno, compresa la persona che li guida.



NORME PRESCRITTE ALLE GUIDE DELL’APPENNINO CENTRALE RICONOSCIUTE ED APPROVATE DALLA SEZIONE DEL CLUB ALPINO IN ROMA

1. Ogni guida riconosciuta è obbligata a dar visione del suo libretto al viaggiatore, il quale nello spazio in bianco potrà, a servizio terminato, dichiarare se fu, o no, soddisfatto dell'opera della guida.
2. I viaggiatori, oltre alle note che sono pregati di apporre nello spazio bianco del libretto, potranno sempre dirigere i loro reclami alla presidenza della Sezione di Roma, qualora taluna delle guide venisse meno al suo ufficio o trasgredisse in qualche modo i proprii doveri.
3. Ogni guida deve provvedersi a sue spese degli strumenti necessari alle guide.
4. A richiesta della presidenza, ogni guida dovrà pre­sentare il libretto. E’ rigorosamente vietato, sotto pena di perdere la qualità di guida del Club Alpino, di darlo ad imprestito.
5. Alla guide sarà vietato di richiedere dal viaggia­tore un prezzo maggiore di quello portato dalla annessa tariffa. Potrà solo accettare mancie, quando vengano offerte.
6. Le guide riconosciute dalla Sezione si incariche­ranno di procurare i portatori e i conduttori di muli alle persone che ne faranno ricerca. Il prezzo pei por­tatori e per il nolo dei muli si stabilirà d'accordo coi viaggiatori.
7. Il carico che una guida è obbligata a portare nelle corse ordinarie non dovrà superare gli otto chilogrammi; gli oggetti da portarsi, però, dalla guida non dovranno essere di grande volume, nè tali da impedirle di com­piere i doveri spettanti al servizio che essa deve pre­stare.
8. Nelle escursioni si intende che il vitto per le guide ed i portatori debba sempre essere a carico dei viag­giatori.
9. Nel caso che alcuna delle guide si rendesse in­degna della fiducia del Club, sarà alla medesima riti­rato il libretto, e sarà dato avviso del fatto nelle pub­blicazioni sociali.
10. Le guide avranno cura della pulizia e conserva­zione dei Ricoveri Alpini di spettanza della Società, e, quando vi riscontrino guasti o dispersioni di oggetti, ne avvertiranno la Direzione.

Il Segretario Il Presidente
ENRICO ABBATE GIACOMO MALVANO

Le prime ascensioni di Giovanni Acitelli:
- 08.09.1887 Corno Piccolo, prima ascensione e traversata da N a S del Corno Piccolo con Enrico Abbate
- 18.08.1892 Corno Grande, Vetta Centrale per parete NO, prima salita con Orlando Gualerzi

- 26.08.1892 Corno Grande, Vetta Occidentale per parete S via diretta (la direttissima) con O.Gualerzi, I.C.Gavini e V.Rebaudi
-08.02.1893 Corno Piccolo prima invernale con E.Abbate, I.C.Gavini e O.Gualerzi
- 01.08.1894 Monte Infornace (prima ascensione), Monte Prena (seconda ascensione), Monte Camicia (prima ascensione) per cresta Ovest e Vado di Ferruccio
- 23.03.1895 Corno Grande, Vetta Orientale per il versante NO, traversata da N (ghiacciaio) a S della Vetta Occidentale, prima invernale con O.Gualerzi e E.Scifoni
- 20.02.1899 Monte Infornace e Monte Prena per la cresta Infornace-Prena, prima invernale con M.Rava, M.Ferraguti,P.Donini e L.Castrati
- 13.07.1899 Corno Grande, Vetta Centrale per versante SE prima salita con Pier Luigi Donini
- 06.03.1911 Corno Grande, Vetta Occidentale per parete S (attuale canale Bissolati) prima salita e prima invernale con L.Bissolati e G.Lorenzini.

Morì nel gennaio 1929 e venne così ricordato nel Bollettino della Sez CAI di L'Aquila del febbraio 1929:

Verso la fine di settembre dell’anno 1928 lo abbiamo ancora incontrato al Rifugio Duca degli Abruzzi (m.2300) questo vecchio gagliardo e robusto che, affezionato e legato al suo Gran Sasso da vincoli indissolubili, non riteneva essere giunto il momento per concedersi un ben meritato riposo.
Aveva cominciato da bambino a conoscere ed amare la montagna e, per una serie lunghissima ininterrotta di anni, ne aveva percorso tutti i sentieri, ascese tutte le roccie, conosciute tutte le vie aspre.
A 73 anni, dopo che in circa 60 anni aveva compiuto almeno 2000 ascensioni alle varie vette del Gran Sasso, ancora seguitava a fare la guida ed era in grado di dare dei punti a moltissimi. La bufera invernale lo ha schiantato di colpo ed egli è spirato nel suo letto di Assergi e la sua salma dorme ora nel piccolo cimitero vegliato dal Gran Sasso imponente.
Alla memoria di questo apostolo della montagna, di questa guida che ha formato varie generazioni di alpinisti, che ha aperto numerose vie nuove nel Gruppo, che ha saputo guidare le innumerevoli cordate e comitive in modo così magistrale che sotto la sua direzione nessun incidente si è mai verificato, va il mesto e riconoscente pensiero degli alpinisti di tutta Italia e particolarmente quello delle sezioni di Aquila e di Roma che più frequentemente lo seguirono o l’incontrarono nella diurna lotta per la montagna.
Ai funerali svoltisi ad Assergi domenica 27 intervenne una rappresentanza della nostra sezione; il nostro Consigliere Colonnello Moscardi pronunciò commosse parole di saluto, anche a nome della sezione del C.A.I. di Roma.
Bollettino Mensile
Aquila, 1 febbraio 1929 - Anno VII

sabato 23 ottobre 2010

Monte Vettore - Sol invictus





































...e ieri ha parlato, con il suo Silenzio,

sul Vettore...

L'onere e l'onore di relazionare l'uscita odierna al Cavalier Silvio o al Pontifex, se vogliono proseguendo questo.


Sono Silvio. Accolgo con piacere l'invito del Cavalier Mascherone e relaziono l'uscita.

Uscita sul Vettore, iniziata all’alba, come ha rappresentato benissimo il Mascherone, sotto il segno del Sol Invictus.

Forca di Presta è una terrazza aperta verso est che regala sempre viste suggestive e un po’ metafisiche. Che siano al sorgere del sole, o successioni di rilievi che si abbassano gradatamente e affondano nella nebbia verso est, hanno sempre una profondità e una suggestione speciale.

Hanno partecipato oltre al sottoscritto il Mascherone, Il Pontifex, e un’aspirante Cavaliera, nonché sorella del sottoscritto.
La sorellina, come già era successo per un fratello, aveva l’aspetto di un’ alpinista… curda. Colbacco (un po’ pesantino per la circostanza), pantaloni da tuta (un po’ leggerini, poi rafforzati da altra tuta prestata al volo e indossata sopra, e sigillati in basso infilandoli nei calzini)… però ha marciato alla grande, e senza alcun segno di stanchezza!


Dalla terrazza metafisica di Forca di Presta (quota 1534) si imbocca il battutissimo sentiero 101 (tanto battuto che è in corso un progetto di “ridisegno” della traccia, per limitare il passaggio al sentiero “maestro” e vietarlo sulle 1000 diramazioni che si sono formate). Cammino agevolissimo verso nord, con pendenza regolare, e solo pochi “strappi”, passando per la Croce Zilioli (1920), di cui dirò di seguito, il Monte Vettoretto (2052) e infine arrivando a quota 2240 al Rifugio Zilioli.
Al Zilioli il Mascherone non ha trovato la porta:

Da lì si arriva rapidamente, in poco più di 200 metri di dislivello, sempre su sentiero comodo, alla cima del Vettore. Nostro obiettivo era la Cima di Pretare ( sulla carta “Il Pizzo”). Era solo una cimetta da collezione…invece ci ha piacevolmente sorpreso il bellissimo percorso per raggiungerla.
Dalla grande croce che si trova poco più in basso della cima del Vettore, si piega verso est. Noi abbiamo raggiunto a vista la cresta che termina con “Il Pizzo” (ma c’è il sentiero 131 che arriva sulla cresta). Il paesaggio è molto suggestivo e sprofonda verso il “Grande Imbuto del Vettore” , anfiteatro ampio e profondissimo, una classica sci-alpinistica. E poi i pendii erano infiocchettati in modo un po’ bizzarro da “rose” di ghiaccio:

Abbiamo fatto rilevazioni precise sulle ripercussioni che la presenza di Cavalieri di sesso femminile producono sulla fisiologia del Pontifex: in salita accelera di 50 mt/ora, in discesa di 100 mt/ora; inoltre taglia molti sentieri e aggredisce a vista i pendii. Quando gli è stato fatto notare il Pontifex ha osservato: “Che ci posso fare se piaccio alle donne!”
La cresta si snoda in tre balzi. Eravamo indecisi se il secondo fosse la cima. Consultata la carta abbiamo proseguito, avendo individuato come cima la sommità all’estremità est della cresta. La cresta si fa a tratti stretta e si proceda su roccia un po’ marcia e pietrisco.
Siamo tornati a valle felici per questo tour, con viste vertiginose nel cuore dei Sibillini, dopo aver percorso circa 12 chilometri e 1200 metri di dislivello.

Torno un attimo alla Croce Zilioli.
Si trova ad una quota relativamente bassa, 1900 metri, praticamente a vista di Forca di Presta. Eppure lì morì Tito Zilioli. Ho letto qualcosa su questa tragedia.
Il 30 marzo 1958 Tito compie con Pinetta Teodori, Claudio Perini e Francesco Saladini, la prima ripetizione invernale della via del canalino al Vettore. Procedono in due cordate in una giornata freddissima. Comincia a nevicare e tira vento forte. Vengono sfiorati da un paio di slavine. Tito ha qualche esitazione e “blocco” già in salita, ma nulla che faccia a pensare alla tragedia che seguirà. Alle diciassette sono in vetta. Ma già all’uscita della via sono sferzati da un vento furioso e ghiacciato. La discesa è un calvario. Tito risponde sempre meno alle sollecitazioni, è sempre meno presente. Infine deve essere portato a braccia. Ma non c’è nulla da fare. Tito Zilioli muore alle venti, il suo corpo sarà recuperato il giorno successivo. I compagni raggiungono Pretare alle 22.30.

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