AL CAVALIER FAUSTO 2000 UNA FAMOSA DITTA GLI HA FORNITO UN CASCO, IN AGGIUNTA AGLI ALTRI POSSEDUTI E DEPOSITATI NELLO ZAINO CONTANINER), DA UTILIZZARE E COLLAUDARE PER LE SUE MOLTEPLICI ATTIVITA'(ALPINISMO,SCI ALPINISMO,ESCURSIONISMO,CIASPOLE, FREECLIMBING,RACCHETTONI DA MARE,BOCCE ECC..).COME POTETE OSSERVARE DALLE FOTO IL CASCO E' SEMPRE "APPESO" AD UN LATO E QUESTO E' DOVUTO DAL FATTO CHE E' MUNITO DI UN SENSORE ELETTRONICO CHE DIRIGE LO STESSO NELLA DIREZIONE DA DOVE POTREBBE ARRIVARE IL PERICOLO (SASSI, CADUTA DI METEORITI ED ALTRO).
lunedì 13 settembre 2010
CASCO A COPPOLA.
AL CAVALIER FAUSTO 2000 UNA FAMOSA DITTA GLI HA FORNITO UN CASCO, IN AGGIUNTA AGLI ALTRI POSSEDUTI E DEPOSITATI NELLO ZAINO CONTANINER), DA UTILIZZARE E COLLAUDARE PER LE SUE MOLTEPLICI ATTIVITA'(ALPINISMO,SCI ALPINISMO,ESCURSIONISMO,CIASPOLE, FREECLIMBING,RACCHETTONI DA MARE,BOCCE ECC..).COME POTETE OSSERVARE DALLE FOTO IL CASCO E' SEMPRE "APPESO" AD UN LATO E QUESTO E' DOVUTO DAL FATTO CHE E' MUNITO DI UN SENSORE ELETTRONICO CHE DIRIGE LO STESSO NELLA DIREZIONE DA DOVE POTREBBE ARRIVARE IL PERICOLO (SASSI, CADUTA DI METEORITI ED ALTRO).
Cima di Serra Matarazzo e i Cavalieri della...
Ieri siamo partiti alle 6 da Pescara con pioggia e cielo chiuso. Pioggia a Villareia al ponte dei Cavalieri. Pioggia a Opi. Ci siamo incamminati comunque, e dopo un po' ha smesso di piovere...ennesima conferma del detto dei Cavalieri: " alla muntagne ci s'ha da je" ( beh... su "je" ho gravi dubbi ortografici).
Eravamo in quattro: il Mascherone, il cavalier Marco e la sua simpatica consorte, la nuova Cavaliera Per-Ora-Innominata, che ha superato a pieni voti l' uscita di iniziazione!
Oltre che la pioggia, del paesaggio della Valle Inguagnera ci ha subito colpito una componente...diciamo...intestinale. La valle era cosparsa di...deiezioni animali (in verità sopra non volevo dire Cavalieri della...pioggia)!
Ai nostri lettori con problemi di costipazione la sezione fitoterapica dei Cavalieri della Polvere si sente di dare un infallibile consiglio: brucate in zona Serra Matarazzo.
Il paesaggio, malgrado la dovizia dell' odoroso ingrediente , e' davvero bello.
Ma la spedizione ha avuto un altro inconveniente : la paura delle vipere...tutta colpa del Mascherone!
Ad un certo punto, non e' chiaro perché, al Mascherone viene in mente una barzelletta. Fa una certa resistenza al racconto perché c'e' presenza di donzelle. Ma poi cede. E ci racconta di due compagni in montagna. Uno fa pipi' e viene morso da una vipera proprio li', dove meno se lo sarebbe aspettato. Il compagno chiede istruzioni ad un medico, e saputo il rimedio...decide di lasciar morire l' amico. Questo tragico epilogo ci farà pensare spesso alle vipere durante il percorso...anche perché ogni tanto la pipi' si deve pur fare...
Ed ecco la relazione.
Da Opi imbocchiamo la strada verso Forca D' Acero. Dopo una decina di chilometri si raggiunge il rifugio di Forca D' Acero (quota 1530), e ne ammiriamo la mirabile fattura ( questo rifugio sembra una casa delle streghe alla Disney, con baracche affastellate una all'altra, e oggetti incongrui disseminati dappertutto, fin sui tetti...se ricordo bene: bici, aratri, pupazzi...). Si prosegue per poco più di un chilometro, trovando sulla sinistra l'indicazione del sentiero P3 (siamo a quota 1458). Il sentiero aggira un colle e si immette sulla valle Inguagnera dopo un paio di chilometri, a quota 1520, incrociando il sentiero P7 che proviene dall' altro versante della valle. Ancora un chilometro e un centinaio di metri di dislivello e si e' al pozzo Inguagnera:

Poco dopo decidiamo di lasciare il sentiero e di puntare direttamente alla cresta, che da li' e' ben in vista. Salito un pendio pietroso e ripido ci troviamo su una sella a quota 2000 circa. Ascendiamo su una cima vicina, a nord-est rispetto alla sella...ma non e' la nostra. Torniamo alla sella, saliamo verso sud- ovest e in qualche minuto siamo su Cima di Serra Matarazzo.
Ma anche Cima Nella:
Ma anche Cima Presepe:
Vabbe' un po' di confusione sui nomi. E in tempi come questi, di battesimi di cime, i Cavalieri potrebbero avanzare istanza di battesimo su questa cima: Cima della Polvere, o Cima Cadepo' ad esempio.
Siamo tornati seguendo questa volta il sentiero quasi integralmente, solo tagliando il tratto che passa per il Valico Inguagnera, a quota 1804.
La nuova Cavaliera Per-Ora-Innominata, tornati in auto, ci ha deliziato con memorabili pastarelle, a base di miele, uova, burro, frutta secca, cannella.
Questi commoventi dolcetti ora siedono alla destra delle ciambelline di Marco e della crostata di Polveronzola.
Ed ecco, gentilmente offerta dalla loro autrice, la ricetta delle "rondelle del Cavaliere":
...PER LA FROLLA:
130 gr di burro
150 gr di miele
1 uovo
250 gr di farina 00
...PER LA FARCIA:
50 gr di cioccolato fondente
5o gr di noci
50 gr di nocciole tostate
50 gr di mandorle tostate
30 gr di pinoli
50 gr pistacchi
...e qualunque altro tipo di frutta POSSA PIACERE..
80 gr di marmellata d'uva
...buccia di limone grattugiata
..due cucchiaini di cannella in polvere
......COME PROCEDERE:
preparare l'impasto della frolla mischiando gli ingredienti molto velocemente per non scaldarlo..
..stenderlo su carta da forno ,dando forma rettangolare..
nel frattempo triturare tutta la frutta secca e gli altri ingredienti del ripieno...stenderlo sulla sfoglia...
...aiutandosi con la carta forno arrotolare il tutto e formare un cilindro...metterlo in congelatore per 30 minuti circa.......una volta rassodato tagliare a fette e infornare a 180° per 15 minuti circa...
Infine volevo proporre un quiz geologico a lettori e Cavalieri.
La zona era piena di una sorta di “terrazzamenti”, o meglio, cordonature fatte con accumuli di pietre (non so se si vedono bene sulla foto). Secondo voi è un fenomeno naturale (per me si)?
martedì 7 settembre 2010
M.Prena via dei laghetti 05.09.10
lunedì 6 settembre 2010
I POTERI DEL WEB E......DEL PONTIFEX!!
E' tutto vero, ho verificato personalmente! Ecco cosa ha scritto il signor Fausto dell'incontro con il nostro Pontifex:
...anche se oggi ho fatto il giretto da solo, in verità sono circondato da tantissimi arrampicatori... ce ne sono veramente tanti... tanto per cambiare, vado ad attaccare "bottone" con qualcuno...
...e chi incontro?? Il mitico Pontifex (alias Gabriele) dei Cavalieri della polvere!!! Loro oggi fanno una via di 3°-4°...bravissimi...
(aggiornamento post di Angelo)domenica 5 settembre 2010
Cima Zis, Cimata di Macchia Triste, Iaccio dei Montoni
Le cime raggiunte sono di quelle che ti fanno favoleggiare già da bambino: Cima Zis, Cimata di Macchia Triste, Iaccio dei Montoni.
Scherzi a parte, l’ambiente è straordinario: quella cintura di montagne che corona il Lago della Duchessa, che dall’orlo di pareti vertiginose come quelle di Murolungo, offrono una vista sulle acque sempre cangianti del lago, e su tutta la splendida zona del Velino.
Il programma era duro...ma abbiamo provato per la verità a ridurre le fatiche. C’è una sterrata che da Cartore svalica sopra la zona delle Caparnie, già a quota 1700, a 20 minuti di cammino dal lago. Non sapevamo dove si imboccasse, ma il fortunato incontro con un villico in fuoristrada ci ha illuminato. Abbiamo però coperto con fatica un dislivello di 200 metri o poco più, poi la mia 16 ha dovuto rinunciare. E’ una sterrata ripida in molti punti, curve a gomito, e fondo a tratti costituito da uno spesso strato mobile di pietre. Vabbè ci tornerò con l’Ulysse.
Polveronzola era un po’ febbricitante e Marco un po’ fuori forma, ma abbiamo percorso il Vallone di Fua, quindi abbiamo proseguito rapidi, abbiamo toccato le prime due cime, fino a quando non tanto per stanchezza quanto per un muto interrogativo sulla salute mentale dei loro compagni Marco e Polveronzola ci hanno lasciato continuare per Iaccio dei Montoni.
Sulla cresta, avvicinandoci a Cima Zis perdo una birra con Angelo (devo ancora adempiere alla scommessa, per la verità): mi aveva sempre detto che io a Cima Zis c’ero stato…era vero.
Su Cima Zis osserviamo una tabellina d’alluminio, targata "Associazione Zaini In Spalla":
E scopriamo perché è stata chiamata Cima Zis. Abbiamo deciso che ora anche noi Cavalieri della Polvere vogliamo intitolare una cima. Cima CDP? Beh…non suona tanto bene. Vabbè, ci pensiamo un attimo.
Su Cimata di Macchia Triste abbiamo percepito chiaramente che l’estate sta finendo:
Prima di Iaccio dei Montoni incontro con un conduttore di cavalli, che ci ha raccontato di non scendere a valle da maggio, e ci ha chiesto che giorno era. Visto che i nostri compagni non ci capivano, volevamo confidare a lui il nostro progetto dei 2000. Poi c’abbiamo ripensato, essendoci venuto il dubbio che neanche lui e il suo cavallo c’avrebbero capito, che pure battono 2000 ininterrottamente da maggio:
Dunque, relaziono ordinatamente:
Si esce a Valle Del Salto sulla A24. Alla prima rotatoria si svolta a sinistra. Dopo circa un chilometro si imbocca una sterrata sulla sinistra, evidenziata solo da una tabella del Parco. Dopo pochi chilometri di sterrata si arriva a Cartore, dove si lascia l’auto. Si parte a quota 1000, in prossimità di parcheggio e fontana ci sono le tabelle del parco e i segnali di inizio sentiero 2B.
Si segue il sentiero per tutto il Vallone di Fua (che intorno a 1600 metri prende il nome di Vallone del Cieco). Il sentiero è sempre ben segnato dalle classiche bande di vernice. D’altra parte in questa stretta valle il sentiero è una via obbligata. Ciononostante è cosparso di inutili cartelli di legno ove campeggiano grandi “2”. A quota 1700 la valle si apre su un pianoro (“Le Caparnie”) disseminato di capanne e stazzi (il primo è il Rifugio Panei). Dalla zona delle Caparnie si diparte verso nord-ovest una sterrata, che abbiamo imboccato per risalire il costone che ci avrebbe portato su Cima Zis. Arrivati al vicino valico abbiamo proseguito a vista e guadagnato la cresta (con circa 300 metri di dislivello) fra Monte Morrone e Cima Zis. Raggiunta la cima, abbiamo proseguito in cresta verso est , godendo di una vista splendida, il lago con un’acqua dalle sfrangiature quasi caraibiche.
Tornati a “valle” lungo la cresta (eravamo a quota 1850 circa), a est del lago, abbiamo proseguito a vista verso la Cimata (2090).
Lì ci siamo separati, e in due abbiamo proseguito verso sud-ovest , imboccando poco dopo il sentiero 2H verso Murolungo. Dal sentiero ci scostiamo a quota 2050 circa, per entrare nel pianoro di Iaccio dei Montoni, confinato a nord da Murolungo e sugli altri lati da grandi salti di roccia. La cima è a quota 2083, esattamente a sud della cima di Murolungo, segnata da un alto ometto, un vero omone! Per di più l’omone è fasciato da uno di quei parasole per auto di pellicola d’alluminio:
Per tornare alle Caparnie, raggiungiamo il sentiero 2H, quindi deviamo a nord-est, camminando parallelamente alla vertiginosa parete di Murolungo in cui si apre la grande fenditura della Grotta dell’ Oro:
Bellissimo tour di oltre 10 chilometri e 1500 metri di dislivello.
venerdì 3 settembre 2010
Escursione al Corno Grande
giovedì 2 settembre 2010
249 candeline, Costa Stellata e Monte Pizzalto
A rendere bella, divertente e indimenticabile il tutto sono stati i tanti amici e le rispettive famiglie, oltre che i miei familiari, che hanno partecipato ai festeggiamenti domenica 29 agosto a Pescocostanzo. Ringrazio di cuore tutti!Devo dire che mi sono piaciute sia le chiacchiere e il pic nic, sia la passeggiata che è seguita, e che ha portato sulla cima del Pizzalto diversi Cavalieri, ma soprattutto diverse mogli, amiche e amici meno avvezzi alle cime dei Cavalieri.


Passo a relazionare la salita a Costa Stellata, fatta con Cavalier Angelo e Cavaliera Polveronzola.
Usciti ad Avezzano sulla A25 si procede verso Forme, seguendo prima le indicazioni per Alba Fucens, quindi per Forme. Arrivati in paese si imbocca una strada che piega verso nord-ovest con indicazione “Ristorante Casale da Monte”.
Percorrendola per circa 2.5 km si arriva alla base della Valle Majelama, a quota 1133, riconoscibile per i segnali del sentiero 8, e tabelle del Parco. Si percorre la valle risalendo il sentiero 8 fino a quota 1400 circa. Lì la valle si allarga, e lì si leggono segnali del sentiero 1G che si diparte a destra dal sentiero 8 e comincia a salire ripido verso est, imboccando un valloncello che immette sulla Valle della Genzana (posta fra Costa Stellata e Costone della Cerasa).
Arrivati a quota 1800 circa decidiamo di abbandonare il sentiero e salire a vista il costone che ci conduce in 30-40 minuti sulla cima di Costa Stellata (quota 2151).
Proseguendo in cresta raggiungiamo dopo 10 minuti Capo di Pezza (quota 2177). Chiudendo l' anello scendiamo a Vado di Castellaneta(2068), e ritorniamo sulla via di salita attraversando la Valle della Genzana.Molto bella in quota la veduta verso est su Costone della Cerasa, sud-est sui Monti della Magnola e a ovest sul paesaggio piu' aspro di Cimata fossa dei Cavalli, Cafornia e Velino.
mercoledì 1 settembre 2010
Grazie per l'invito
giovedì 19 agosto 2010
Vetta Occ.le del C.no Grande in famiglia !
lunedì 9 agosto 2010
Costone Orientale Monte Velino - Rifugio Sebastiani 8/8/2010
mercoledì 4 agosto 2010
... il segreto 29er...
Tutti i membri dell'Ordine possono venire a conoscenza del segreto che si cela dietro il magico numero "29" più conosciuta come movimento eretico "29er" che recentemente ha interessato alcuni post.
Donzelle (lady Fiorella) vicine all'Ordine hanno sentenziato anche il nome " Lady Ginevra".
Chi volesse conoscescere la "29er Ginevra" che da circa una settimana mi appartiene.... clicchi qui.
domenica 1 agosto 2010
Altipiani del Sirente - Velino
La nostra Terra, l'Abruzzo, non finirà mai di stupirmi; per quanto io abbia percorso in lungo e in largo parecchie montagne della nostra regione, sono ancora a meravigliarmi per la bellezza di luoghi isolati e fuori dai soliti "giri" che facciamo durante le nostre escursioni.
Questa volta siamo solo in due, Luca ed io. Partenza alle ore 7 da casa diretti all'altopiano delle Rocche per percorrere, finalmente, il giro dell'altopiano del Sirente - Velino che corteggiavamo già dall'esate scorsa.
Trattandosi di una gita ad anello, decidiamo di iniziare l'escursione da località Terranera dove lasciamo l'auto ed iniziamo a pedalare per 60 km dei quali solo 5/6 su asfalto, 1700 metri di dislivello e 4 ore e 40 minuti e, questa volta, senza neanche un panino per il pranzo. Alla fine, però, grande soddisfazione di entrambi.
Relazione:
Dal centro abitato di Terranera, presso il crocevia che conduce a Rocca di Mezzo, seguendo la segnaletica "Rocca di Cambio" dell'ippovia, si imbocca la strada sterrata che in leggera discesa e poi in piano conduce in breve nei pressi di Rocca di Cambio, fino a raggiungere la SR5bis dove si svolta a sinistra per poi svoltare, dopo pochi metri, di nuovo a destra sulla SP38D in direzione degli impianti di risalita di Campo Felice. Dopo qualche centinaio di metri, dopo aver percorso circa 7 chilometri dalla partenza, si svolta a destra su una stradina asfaltata inizialmente in leggera salita, che in seguito diventa sempre più ripida e sterrata. Dopo aver attraversato il bosco, a qota 1735 metri, si raggiunge il valico di Forcamiccia dal quale si scende rapidamente, su terreno accidentato e ripido, sulla piana di Campo Felice.
Alla fine della discesa, sul prato, si svolta a destra su una evidente traccia fino ad immettersi sulla strada asfaltata che seguiamo per un breve tratto svoltando a destra, fino a quando, sul lato opposto della strada, è ben visibile la carrareccia che taglia il piano in direzione sud-est fino a raggiungere un'altra strada asfaltata che seguiamo per un breve tratto in direzione sud (svolta a sinistra). Poco dopo incrociamo sulla nostra sinistra una carrareccia con la segnaletica per il rifugio "Sebastiani". Percorriamo questa strada, da quota 1550 metri ca., fino a raggiungere il predetto rifugio a quota 2102 metri. Durante il tragitto sulle prateria di quota, agnifico panorama sul Puzzillo, Cimata di Puzzillo e Costone Occidentale.
Una volta arrivati al valico dove è posto il Sebastiani, iniziamo la discesa molto tecnica (nel primo tratto spesso occorre scendere da mezzo) verso la Valle Cerchiata, Iaccetto di Pezza e Capo Pezza dove le difficoltà hanno termine. Ora attraversiamo tutta la Piana di Pezza e, raggiunto il Vado di Pezza, scendiamo velocemente su asfalto verso Rocca di Mezzo dove è possibile (anzi necessario ) rifornirsi di acqua. Aggirato il paese, che ci lasciamo alla nostra sinistra, raggiungiamo il cimitero di Rocca di Mezzo, quando ormai avremo percorso 36,5 chilometri dal punto di partenza, che costeggiamo fino ad immetterci sulla SP38 che lasciamo dopo pochi metri per immetterci, alla nostra destra, sull'ampia carrareccia in leggera salita.
Devo dire che in questo punto del percorso la tentazione di fare ritorno all'auto in sosta a Terranera è molto forte, visto che solo 4 km ci separano da essa, mentre continuando il giro ci aspettano ancora 24 chilometri.
Dopo trecento metri si entra in un fitto bosco di querce e noccioli e si inizia a scendere a lungo su fondo ciottoloso, che poi diviene erboso,lungo la Valle Cordora, ignorando la prima biforcazione alla nostra destra e la successiva alla nostra sinistra seguendo, sostanzialmente i segnavia "bianco/rossi" dipinti sui massi e sui tronchi degli alberi.
In questo luogo, benché percorsa da una evidente traccia di carrozzabile, si ha la sensazione di totale isolamento, completamente immersi nelle vegetazione e senza poter contare su punti di riferimento delle montagne vicine.
Dopo la lunga discesa (circa 8 chilometri), con brevissimi tratti di saliscendi, si perviene all'ampio e bellissimo Piano di Iano che più volte avevo osservato dalla cima del Monte Sirente, che ora è perfettamenete visibile alla nostra destra. Si attraversa il Piano percorrendo una poco evidente traccia sull'erba in direzione del laghetto e della chiesetta della Santissima Trinità visibile alla nostra sinistra, quando ormai in direzione nord sono visbili anche le vecchie case di Pagliare di Tione. Si raggiunge la chiesetta dopo una ripida salita e si svolta a sinistra sulla carrozzabile che in leggera salita in circa 2 chilometri ci porta al di sopra del borgo, molto bello e ristrutturato, di Pagliare di Tione in prossimità di un fontanile dove è possibile fare rifornimento di acqua.
Senza entrare nel borgo, a meno che non si voglia fare una visita al luogo, si prosegue sulla stessa carrozzabile attenendosi alla segnaletica dell'ippovia "Rocca di Mezzo - Terranera" fino a giungere al punto di partenza dopo altri 10 chilometri di sterrato in leggera salita e qualche saliscendi.
Per le foto clicca sul titolo del post
venerdì 30 luglio 2010
E' sempre un piacere leggerti amico mio, considerato che oramai non riusciamo più a vederci.
domenica 25 luglio 2010
MTB. Il giro del "pic nic"
Dall’area pic-nic della Montagna Spaccata, un’oasi naturale gestita con cura dove sono presenti strutture per la ristorazione, si risale sul fondo del canyon all’interno di una faggeta fino dove, nella prima radura, il sentiero sale ripido alla nostra destra fino a raggiungere l'abbeveratoio "Chiarano". Si prosegue sulla traccia di carrareccia più a destra lasciando alle nostre spalle l'abbeveratoio, attraversando la faggeta ed affrontando alcuni ripidi e brevi tratti di fondo ghiaioso fino ad incrociare la strada asfaltata (chiusa al traffico) che conduce al lago Pantaniello (si è in vista di un cartello di legno che indica 6,5 km lago) che attraversiamo proseguendo con tratti anche molto duri fino ad una successiva sbarra da dove la salita diventa più dolce per arrivare al valico del Monte Curio m. 1690. Da qui inizia una discesa mozzafiato, da percorrere con molta attenzione a causa del fondo a tratti ghiaioso fino ad un successivo bivio da imboccare a dx che porta alla fonte di Valle Cupa (luogo ove Vincenzo si è separato dal resto del gruppo). Da questo punto, dopo un evidente un altro sbarramento mettallico, ancora discesa fino alla località di Jovana dove è presente una struttura agrituristica.
Si riprende a salire, fino alla conca di Mimola e l'omonima "casa cantoniera" fino ad incrociare la SR 479 sulla quale prosegue il percorso fino a raggiungere la Bocca di Pantano, dove svoltiamo a destra di nuovo su sterrato all'interno del PNALM. Dopo un tratto si scollina sulla Valle dei Campanili che si percorre in veloce discesa fino a giungere allo stazzo di Ziomass. Qui ancora una breve salita fino allo scollinamento sulla Serra Ziomass, dove si svolta decisamente a destra in discesa verso la valle del Tasso. Dopo aver percoso circa un chilometro, in corrispondenza di una curva a gomito verso destra, fermarsi per prelevare l'acqua direttamente dalla sorgente del torrente Tasso, per poi riprendere la discesa fino a Scanno. E' possibile ridurre il tratto di strada asfalta percorrendo un divertente sentiero, a tratti piuttosto esposto, che si imbocca a sinistra all'altezza di una curva a gomito a destra poco dopo località San Liborio e che conduce direttamente nel centro storico di Scanno.
Si scende verso il bivio per Frattura e si prosegue in direzione Frattura per circa 5 km su asfalto. Attraversato il centro abitato si inizia a salire lungo la pista sterrata che dal centro abitato con una lunga diagonale ed alcuni tornanti, nel mezzo della pineta, fanno guadagnare rapidamente quota. A 1530 m., lungo il percorso, si incontra la fonte delle Bregnere ottimo refrigerio durante la stagione estiva, quando l’alto grado di insolazione può far diventare faticosa l’escursione.
Il tracciato continua salendo dolcemente e costantemente fino ad incontrare lungo il percorso lo Stazzo dei Piselli (una costruzione di colore verde, usata per la monticazione estiva delle greggi). Si prosegue fino al valico di Toppe Vurgo oltrepassato il quale la strada sterrata attraversa un anfiteatro naturale con vista sulla “MONTAGNA MADRE ”.
Si scende fino ad arrivare ad un incrocio da imboccare svoltando a dx. Da qui si entra, dopo aver oltrepassato la sbarra, nella Foresta Demaniale Regionale denominata Chiarano Sparvera dove il percorso assume la caratteristica di una prateria d’altitudine con presenza di numerosi stazzi in parte utilizzati dai pastori nei periodi estivi.
Il percorso dopo aver passato la fonte della Ria (sx del senso di marcia) e l’omonimo stazzo (di colore verde acceso) si arriva ad un incrocio dove si svolta a sinistra e, con una breve discesa su asfalto, si raggiunge nuovamente l'area pic nic "montagna Spaccata".
Per le foto della gita clicca sul titolo del post.
venerdì 23 luglio 2010
Una sorpresa
Mi sono svegliata presto perché volevo fare una passeggiata in montagna ma le previsioni davano brutto tempo e pioggia nel pomeriggio e non avevo nessuna voglia di trovarmi in montagna da sola, bagnata fradicia e magari anche in mezzo ai fulmini. Il Cervino era immerso nelle nubi.
Pensando di fare una breve escursione, contrariamente alle mie abitudini, sono partita con poco da mangiare. Sono salita al Lago Verde (Grünsee) dove mi sono fermata per più di un’ora a dare da mangiare alle trote. Non me ne intendo molto ma credo che a 2300 metri non ci possano essere molti altri pesci. Sono ripartita verso le 11 e il tempo non stava di certo migliorando. Dopo un saluto ai girini (che, come ho constatato, non apprezzano il pane) mi sono avviata alla ricerca di un altro laghetto che non avevo mai visto, nonostante l’anno scorso mi sia girata i dintorni di Zermatt in lungo e in largo.
Sono arrivata davanti ad un torrente e per proseguire mi è toccato togliere scarpe e calze. Acqua gelida, direttamente dal ghiacciaio! Però meglio così che rischiare di cadere passando sui sassi e fare un bagno completo.
Strada facendo ho avuto la possibilità di fotografare una piccola ma stupenda farfalla.
Il sentiero su cui camminavo si snodava in un paesaggio sassoso e grigio, in parte anche per la mancanza del sole, nascosto dalle nuvole dietro di me. Devo ammettere che non ero molto a mio agio perché quella zona non è frequentata e io ero da sola. Ho cominciato a pensare: “E se arriva un temporale e mi succede qualcosa?”. Però ho proseguito fino al laghetto e poi mi sono inerpicata sul sentiero che saliva piuttosto ripido sulla parete alla mia destra, in mezzo alle rocce. Volevo vedere il panorama da sopra e speravo che ne sarebbe valsa la pena.
Arrivata in cima sono rimasta a bocca aperta. Mi si apriva davanti una radura verdissima, solcata da un torrente, e nel bel mezzo c’era un camoscio intento a brucare. In effetti il luogo era ideale e una volta aguzzato lo sguardo ne ho visti parecchi. Non avrei mai pensato di trovare una conca così verde in un paesaggio così brullo e arido, tanto più che qui ci sono sassi e rocce dappertutto.
Sono rimasta ferma per parecchi minuti, incantata nella contemplazione del paesaggio e dei camosci. Sembrava un angolo di paradiso.
La pioggia non è arrivata che nel tardo pomeriggio e io sono tornata a casa affamata ma asciutta.
giovedì 22 luglio 2010
via Adelelmo Brancadoro.
"... facile via che si svolge a destra della classica via dei Laghetti..." così inizia la descrizione della via sulla guida del CAI Gran Sasso d'Italia (Grazzini/Abbate). Tutta questa facilità, in due punti ben precisi, a me personalmente mi è sfuggita!
Al contrario di quanto puntualmente riportato dal Pontifex per la via dei Laghetti (vedasi precedente post) la Brancadoro avrebbe bisogno di una rinfrescata nei bolli. Infatti, in diverse occasioni questi sono scoloriti e di difficile individuazione.
Abbiamo preferito lasciare l'auto nei pressi della vecchia miniera di lignite per incamminarci verso la selletta del Monte Vetìcole/Monte Prena e quindi all'attacco della nostra via . In pratica abbiamo seguito, in parte, le impronte dei "Pontifex Boys" (vedasi precedente post).
Dalla selletta, ove si trova una targa a ricordo di A. Brancadoro, dovrebbe avere inizio la segnaletica (scolorita, in giallo). Si prosegue sotto il crestone SudEst risalendo divertenti e stancanti balzi. Si percorre poi uno stretto canalino che si risale per accedere al sommitale crestone fino a raggiungere un passaggio che meriterebbe la posa di una piccola corda fissa. In realtà Angelo mi dice che in passato vi era un corrimano in acciaio di cui oggigiorno non si ha più traccia. Il passaggio è stato da me effettuato non proprio in stile alpinistico..... ma proseguiamo.
Si raggiunge ora un "gendarme" che, senza farsi tentare, deve essere superato a destra relativamente facilmente e con un po di esposizione!. Superato quest'ultimo divertente punto si accede ad un brecciaio e brevemente in vetta. Per la discesa abbiamo optato per la normale.
Bella uscita, paesaggio lunare, tanto caldo e un po di adrenalina nei due passaggi appena descritti.
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10.7.2010 - VIA DEI LAGHETTI AL MONTE PRENA (MT.2.561) PASSANDO PER LA CIMA DEL MONTE VETICOSO(MT.2.044)




BELLISSIMO ANELLO CHE UNISCE IL PIACERE DELLA SALITA DI UN 2000, IL MONTE VETICOSO DI MT.2.044, COMPLETAMENTE SU ERBA E CON MODESTO DISLIVELLO CIRCA 3OO MT, CON UNA SIMPATICA E DIVERTENTE ARRAMPICATA PER RAGGIUNGERE LA CIMA DEL MONTE PRENA PER LA CLASSICA VIA DEI LAGHETTI CHE PRESENTA DIVERSI PASSAGGI E TRATTI DI 2° E 3° GRADO SU ROCCIA.ERANO ORMAI DECENNI CHE NON PERCORREVO LA PREDETTA VIA E, CON L'OCCASIONE, PER CURARE LA CRISI D'ASTINENZA DEL NOTO CACCIATORE DEI 2000, HO ABBINATO LA SALITA DEL MONTE VETICOSO CHE, COME RECITA UN NOTO DETTO DEL SOTTOSCRITTO, E' STATO PER MOLTO TEMPO "A TORTO TRASCURATO" PERCHE'LA SUA ASCENSIONE E' MOLTO PIACEVOLE E, SOPRATUTTO, DALLA CIMA SI VEDONO DEI PARTICOLARI SCORCI PANORAMICI SUI VERSANTI SUD DEI MONTI PRENA E CAMICIA.DOPO AVER FATTO UN AVVICINAMENTO DA "CAMEL TROPHI" CON LA FIAT 16 DEL CAVALIER SILVIO LUNGO LA STRADA STERRATA, ORMAI AL LIMITE DELLA PRATICABILITA', CHE CONDUCE ALLA VECCHIA MINIERA DI BAUXITE, ABBIAMO PARCHEGGIATO L'AUTO ALL'IMBOCCO DEL SENTIERO DELLA VIA NORMALE AL MONTE PRENA.PER RAGGIUNGERE LA CIMA DEL MONTE VETICOSO BISOGNA SCENDERE SUL LETTO DEL FIUME DI GHIAIA (LA FORNACA) ED ATTRAVERSARLO FINO AD IMBOCCARE UN SENTIERO, BEN VISIBILE DALLA MACCHINA, CHE SI SEGUE FINO A QUANDO SI PERDE SU PENDII ERBOSI E, POI, PER VIA INTUITIVA SI RAGGIUNGE LA CIMA DEL MONTE VETICOSO MT.2.O44 EVIDENZIATO DA UN GROSSO OMETTO DI PIETRA.DALLA CIMA, SEGUENDO SEMPRE LA CRESTA, SI SCENDE ALLA SELLA DALLA QUALE PARTE LA VIA BRANCADORO E, SCENDENDO ANCORA VERSO OVEST, LUNGO UNA EVIDENTE TRACCIA DI SENTIERO CON QUALCHE SEGNALE ROSSO-GIALLO, SI VA AD INTERCETTARE LA PISTA SITUATA SUL LETTO DEL FIUME DI GHIAIA (LA CANALA)DOVE C'E' IL SENTIERO CHE CONDUCE ALL'ATTACCO DELLA VIA DEI LAGHETTI.INUTILE DESCRIVERE LA VIA DEI LAGHETTI PERCHE' E' TALMENTE SEGNATA ED EVIDENTE CHE E' IMPOSSIBILE PERDERSI.L'UNICA RACCOMANDAZIONE CHE MI SENTO DI FARE E' QUELLA DI PERCORRERE LA VIA IN CONDIZIONI DI TEMPO SICURO PERCHE' UN EVENTUALE TEMPORALE POTREBBE CREARE NON POCHI PROBLEMI SIA ALLA PROGRESSIONE CHE ALL'INCOLUMITA' PERSONALE. SULLA CIMA DEL MONTE PRENA ABBIAMO FATTO UN PIACEVOLE INCONTRO CON UN GRUPPO DI UNA TRENTINA DI ESCURSIONISTI DELL'ASSOCIAZIONE "CENTOMILAPASSI" CHE STAVA PERCORRENDO IL "SENTIERO DEL CENTENARIO" E CON LO STESSO ABBIAMO PERCORSO, PER LA DISCESA,IL TRATTO DELLA VIA NORMALE FINO A VADO FERRUCCIO DA DOVE NOI ABBIAMO PROSEGUITO FINO ALLA MACCHINA E LORO VERSO IL CAMICIA.IL PONTIFEX, IL CAVALIER SILVIO, IL CAVALIER POLO E ROBERTO "IL SEGRETARIO" I GITANTI.
domenica 18 luglio 2010
17 luglio 2010 Vetta Orientale del Corno Grande per la Via Ricci
Siamo in 6 (Gabriele,Roberto, Fausto e figlio Federico, Pastarella e sottoscritto) e sbrighiamo con impegno i preliminari: incontro alle 6 a Pescara Nord, sosta al bar di S. Nicolò sulla Teramo Mare, importunamento delle bariste da parte del Pontifex, dimenticanza carburante da parte del Cavalier Silvio che torna un po’ indietro a Montorio…
Si parte dai Prati Alti. Aggiriamo a destra l’ Albergo Diruto, giusto per addolcire la salita. Incontriamo amici vari alla Madonnina, quindi imbocchiamo il sentiero per il Rifugio Franchetti.
A meta strada fra Madonnina e Franchetti incontriamo il Cavalier Walter con figlio, il cavalierino Ludovico. Il sunnominato cavalierino, sta esprimendo qualche sommessa protesta per la durezza del cammino. Cerco di intervenire con le buone: lo fotografo, e lo minaccio di farlo finire sul blog. Beh…non so se questo ha contribuito...ma Ludovico arriva al Franchetti: bravo!

Sosta al Franchetti. Ci prepariamo quindi e imbocchiamo il sentiero dietro al Franchetti che porta alla “Ricci”. Fausto si prepara miscelando polverine e pozioni.

Il Pontifex a 30 metri dal “Franchetti” avvista (beh…in realtà passiamo a 1 metro dalla signora) una signora assorta in meditazioni, seduta sulla pietraia: “Signora, si è smarrita?”. Naturalmente il resto della compagnia fischietta, e assume svariate posture volte a sottolineare che la vicinanza al Pontifex è puramente casuale.
Si inizia la via. Con i Cavalieri l’avevamo fatta varie volte slegati. Ma in effetti forse è bene attrezzarsi con kit da ferrata, come questa volta.
Federico, il figlio di Fausto, cammina veloce, e si destreggia bene sulla Ricci, dove procede di conserva col padre, che lo ha legato con una grossa corda da 60 metri! Infine li vedrò arrivare in cima, il padre un po’ disfatto ed il figlio soddisfatto. Beh…Federico è ora un Cavaliere a tutti gli effetti. Invece dovremmo aprire una procedura d’infrazione a carico del Cavalier Fausto, reo di aver dimenticato una corda adeguata…

La via Ricci è un gran bella via, su ambiente selvaggio, su cui si aprono squarci bellissimi sia lato Calderone che sul versante opposto.
Sulla cima dove sto stravaccato da un po’ ad aspettare, mi raggiunge un signore in t-shirt rossa e pantaloncini corti. Comincia a parlare, ha un forte accento straniero. Molto simpatico, viene da New York, vive a Roma da anni, dove era più bello vivere prima…
Temo molto l’arrivo del Pontifex.
E il Pontifex arriva. E’ molto rallegrato dalla presenza del “Mmericano”. A più riprese raggruppa tutti “Dai, facciamo le foto col “mmericano”. All’americano, che in realtà è piuttosto italiano, visto che i genitori sono campani, dice “ Beh, però co’ stà faccia mi pari più nù sioux che nù mmericano”.
P.s. Se i nostri simpatici amici della Vetta Orientale leggeranno per caso il blog, e mi autorizzeranno, pubblicherò qualche foto della cima.
Ad un certo punto il Pontifex avvista una tavoletta di cioccolato in mano ad uno dei due compagni del simpatico “americano”, che nel frattempo sono arrivati:
“E’ cioccolata quella? Dammela un po’…”
“Ahh…gradisce un pezzo di cioccolata?”
“ Mbè certo!” (risposta sottintesa: Ma che c…di domande fai?)
Il Pontifex estrae dallo zaino il suo pranzo. Suscita molto interesse un suo nuovo materiale, che viene debitamente offerto a tutti i presenti, e che i più coraggiosi accettano di assaggiare. Molto probabilmente si tratta di materiale edile, qualcuno suggerisce che sia stato comprato alla Vemac. La discussione si sviluppa. Una delle ipotesi più accreditate è che si tratti di pannelli da controsoffitto. In effetti Federico sposa appieno questa tesi, e chiede a Gabriele “del controsoffitto”. Forse però ha ragione il nostro americano che sostiene che questo materiale, seppur biasimevole-aggiungo io, è da utilizzare come base per tartine e simili. Ma è molto pericoloso se ingerito da solo!
Scendendo dal Franchetti sul sentiero mi capita quello che a noi dovrebbe capitare spesso, essendo un preciso obbligo istituzionale del Cavaliere: salvare una donzella!
Ella si è bloccata sul tratto di sentiero protetto da corrimano. E il compagno pare non disporre di mezzi per prestarle soccorso. Mi chiede aiuto. Io la vesto della mia imbracatura, gli consegno il mio kit da ferrata. Procedo all’indietro sul tratto periglioso, aziono per lei il kit da ferrata, e passo passo la…salvo! Finita l’operazione sono veramente un Cavaliere soddisfatto.
Le foto delle nostre gite
- Album fotografico di Frederick Der Roten
- Album fotografico del Pontifex
- Album fotografico del "Mascherone" Vincenzo Odoardi
- Album fotografico di Polveronzola
- Album fotografico di Claudio
- Album fotografico di Bambi
- Album fotografico di Pier
- Album fotografico di Marco
- Album fotografico di Fausto
- Album fotografico di Walter
- Album fotografico di Antonio
- Album fotografico di Silvio
- Album fotografico di Angelo
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