lunedì 11 aprile 2011

Intermesoli (Canale dei PILASTRI)

Itinerario grandioso con un dislivello importante (1700 m.).
Salita per la Val Maone,Sella dei Grilli (solito caldo africano),pendio sud dell'Intermesoli (ultimi 200 m. di dislivello sci in spalla causa mancanza di neve). Discesa dalla vetta alla sella di Q.2438 tra le vette Meridionale e Settentrionale dell'Intermesoli,poi nella conca del Sambuco fino al suo fondo (q.2010).Ripellaggio e salita alla larga sella tra Intermesoli Sud e Picco Pio XI (q.2300 circa). Discesa finale prima per un ripido pendio in direzione Est.Si raggiunge così una specie di altopiano sbilenco pendente verso est,soprastante le strutture ed i Pilastri dell'Intermesoli.Da qui si traversa in direzione Nord per entrare nel largo canale che in direzione ENE scende verso la Val Maone,avendo a sx le alte strutture rocciose del Picco Pio XI.Il largo canale diventa uno stretto canale che termina su di un salto di roccia.Occorre allora traversare a sx per entrare in un altro canalino stretto e ripido che conduce infine sui ghiaioni della sx orografica della Val Maone.Una lingua di neve permette di raggiungere trionfalmente il fondo della Val Maone a q.1660 circa.Di qui un'autostrada tracciata da decine di altri scialpinisti,riporta alle Cascata del Rio Arno.Riposti gli sci sullo zaino si ritorna a Prati di Tivo mediante la pista di collegamento.
Manto nevoso: Neve dura dalla vetta alla sella tra le due cime dell'Intermesoli. Neve marcia nella conca del Sambuco:tenendosi sulla linea delle svalangate,neve abbastanza buona. Neve molto marcia nel pendio che adduce all'altopiano soprastante i pilastri dell'Intermesoli (numerose colate di neve umida). Neve discreta nel canalone dei Pilastri (slavinamento centrale di neve umida). Neve buona (firn) nei canalini sotto la strettoia fino al fondo della Val Maone. Pericolo valanghe 1-2 NB:itinerario impossibile da effettuare con il benchè minimo sospetto di instabilità del manto nevoso.



L'Intermesoli alla partenza




salita alla sella dei Grilli



vetta Da sx:Mauro,Rinaldinho,Cristyano,io,Gino Perini (incontrato casualmente in vetta)



inizio discesa



verso la sella



il cavalier Mauro



verso il Sambuco



si scia al cospetto di scenari grandiosi



ambiente bellissimo



verso la sella tra Intermesoli e Picco Pio XI



qualcuno ha problemi con le pelli



discesa verso est sopra i Pilastri dell'Intermesoli



traverso sul pendio inclinato



nel canalone dei Pilastri



si scia sotto le pareti del Picco Pio XI



Stop:il canalone finisce su salti di roccia



traverso a sx per sentierino e roccette per intercettare un canale parallelo



nel canalino curve saltate obbligatorie



sul fondo della val Maone si riprende l'autostrada tracciata da decine e decine di altri scialpinisti

venerdì 8 aprile 2011

Cevedale e dintorni

Inizierei il racconto con una battuta, che fa pure rima: "dal cevedale all'ospedale". Sì, perchè poche ore dopo essere rientrati a casa da una "tre giorni" sul gruppo del Cevedale, una banale, ma violenta caduta sulle scale di un parcheggio comunale, mi hanno costretto ad un breve ricovero ospedaliero e ora mi trovo convalescente con due costole fratturate.Naturalmente (e giustamente aggiungo io) in molti mi hanno preso in giro per  la rocambolesca e poco "onorevole" caduta, ma purtroppo non sono riuscito a mantenere il segreto su quanto accaduto.
Colgo l'occasione per ringrazie gli amici che mi hanno soccorso, in particolare "Pastarella?" al quale ho fatto prendere uno spavento terribile, e tutti coloro che mi sono stati vicino mostrandomi tutto il loro affetto. Grazie!!
Insomma la mia stagione scialpinistica è finita parecchio in anticipo, rispetto a quanto avevo previsto. E sono maggiormente dipiaciuto per non aver concluso la stagione con le classiche sulle montagne di casa che tanto amiamo, ma ora torniamo alla "tre giorni" sul Cevedale.
Come spesso accade, insiema a Luca partiamo da casa alle ore 22,30 di venerdì 1° aprile con destinazione Cogolo di Pejo (TN) dove arriviamo verso le 5,00 del mattino seguente. Il tempo di prepararci ed attendere un poco di luce del giorno, verso le 6,00 siamo già in cammino da località Malga Mare con destinazione Monte Cevedale. Questa volta, però, i 1800 metri di dislivello e 15,7 km di sviluppo, sommati alla notte passata alla guida ed una scarsa e poco piacevole colazione in autogrill, si sono rivelati fatali per la mia performance. Difatti, superata la quota 2900 m circa, quando ormai eravamo sotto un sole cocente, ho dovuto lottare con tutte le mie forze residue per raggiungere la vetta sulla quale, in ogni caso, siamo giunti dopo appena cinque ore di cammino.
Stanchezza e fatica indicibile a parte, è stata una gita fantastica, che ci ha permesso di godere di un magnifico sole ed una visibilità sulle alpi quasi sconfinata, come dimostrano le foto (poche a dire il vero: ero troppo stanco per fare foto) pubblicate sul mio album

Relazione:
Dal parcheggio adiacente la centrale Enel, nei pressi di Malga Mare a quota 1972 m, che si raggiunge attraverso una stretta strada asfaltata che inizia dal centro abitato di Cogolo di Pejo (indicazione turistica),  si seguono le indicazioni per il rifugio "Larcher" (cartello di legno). Si transita alla destra di Malga Mare, avanzando fin sotto ad una bastionata rocciosa, che si aggira andando verso destra sulle tracce del sentiero estivo, fino a raggiungere un pianoro a quota 2200 m. dal quale proseguiamo verso sinistra lungo un dorso. Si supera sulla sinistra un cocuzzolo e, leggermente in discesa, si raggiunge la stazione intermedia di una teleferica in località "Pian Venezia" a quota 2283 m. Ora si prosegue al centro dell'ampia valle, praticamnete pianeggiante, e la percorriamo fino alla fine transitando alcune decine di metri al di sotto del rifugio "Larcher", che ci lasciamo alla nostra destra. Al termine della valle, piegando a sinistra, si risale un ripido canale attraverso il quale si perviene sulla morena glaciale a quota 2700 m. A questo punto, traversando a sinistra (segnavia bianco rossi sulle rocce), si raggiunge il grande avvallamento tra le rocce, risalendo il quale si perviene nel grande catino glaciale a quota 3050 m. Ora la vetta del Monte Cevedale è ben visibile. Si prosegue l'ascesa piegando leggermente a destra, transitando alla sinistra di alcuni serracchi fino a raggiungere un colle ai piedi del ripido pendio di vetta, che si raggiunge lungo il margine sinistro del pendio stesso.
La discesa per l'itinerario di salita, tenendo sempre ben presente che si tratta di un ambiente glaciale, fino a raggiungere il rifugio "Larcher" (affollatissimo) dove abbiamo trascrorso le due notti successive. 
Presso il citato rifugio, in maniera del tutto casuale ed indipendente dalle nostre scelte, ci raggiunge anche "Annibale" con un gruppo di amici trentini, insieme ai quali era salito dalla Val Martello. Ecco svelato anche l'indovinello del post precedente. 
Recuperate le forze, poco prima delle 7,00 del 3 aprile u.s. siamo di nuovo in marcia sotto un magnifico cielo terso ed una temperatura poco più fresca della giornata precedente. Dopo aver fatto un breve tratto della salita insieme ad "Annibale" ed i suoi amici trentini (loro erano diretti sulla Zufallspitze), ci dirigiamo verso la nostra meta: Palon de la Mare 3703 m, seconda cima più alta del Trentino dopo il Cevedale.
Relazione:
Dal rifugio "Larcher" ci si abbassa fino al fondo della valle sottostante, al termine della quale, piegando a sinistra, si risale un ripido canale attraverso il quale si perviene sulla morena glaciale a quota 2700 m. A questo punto, traversando a sinistra (segnavia bianco rossi sulle rocce), si raggiunge il grande avvallamento tra le rocce, risalendo il quale si perviene nel grande catino glaciale a quota 3050 m. Fino a questo punto l'itenerario è in comune con quello percorso il giorno precedente per la salita al Monte Cevedale.
Da questo punto, piegando costantemente a sinistra, si entra nella Vedretta de la Mare che si risale dolcemente puntanto al Col de la Mare (poco distante alla nostra destra è visibile il bivacco Colombo a quota 3485 m). Continuando in semicurva verso sinistra, si rimonta il grande crestone nord che scende dal Palon de la Mare dove si perviene sci ai piedi, potendo godere del grandioso ed emozionante panorama sul ghiacciaio dei Forni e le montagne circostanti, come la imponente piramide del Gran Zebrù. Guardare le foto per credere.
La discesa per l'itinerario di salita.
 
Per la terza giornata, dovendo fare il viaggio di ritorno a casa, abbiamo previsto una salita più breve, che però si è rivelata molto più ostica di quanto avessimo previsto. Difatti le nostre buone intenzioni di salita a Cima delle Marmotte 3330 m, sono naufragate a quota 3100 m. circa sotto una cresta che nulla aveva a che vedere con una salita scialpinistica.
Dal rifugio "Larcher" a quota 2607 m si traversa il pendio sovrastante, seguendo il segnavia n. 104 in direzione est, fino a raggiungere un colle dal quale, prima in direzione sud-est e poi in direzione nord-est, si raggiunge località "le Pozze" a quota 2785 m circa. Da questo punto, in direzione nord, bisognerebbe raggiungere prima Cima Lagolungo e poi, attraverso la Vedretta di Careser, la Cima Marmotta. 
Evidentemente noi, seguendo alcune tracce di salita (anche di discesa) abbiamo risalito un canale piuttosto ripido, in parte occupato anche da slavine spontanee cadute nei giorni antecendenti, al termine del quale ci siamo trovati su una cresta rocciosa che adduceva ad un'altra cresta sovrastata da poco rassicuranti cornici. Non riuscendo a capire dove fossimo finiti e non potendo vedere nessuna delle cime sovrastanti, siamo stati costretti a rinunciare alla nostra meta. Tuttavia abbiamo potuto godere di una magnifica sciata, su terreno ripido e neve ancora ghiacciata, fino al "Pian Venezia" a quota 2283 m. Da questo punto in poi il rientro a Malga Mare è stato un vero incubo, a causa del manto nevoso ancora abbondante ma completamente collassato che faceva sprofondare completamente gli sci sotto la neve.
Clicca qui per le foto di quest'ultima gita.

giovedì 31 marzo 2011

Cresta NordEst Dente del Lupo 31.03.11

3-31-2011_anticima_nord_del_camicia_120.jpg Cresta Nord Est al Dente del Lupo (31 marzo 2011).

L' ambiente severo, l'impegno fisico, le difficoltà tecnichecontenute ma la progressione non banale, fanno di questa salita una classica alpinistica invernale.




Personalmente una delle più belle ascensioni, nello scenario più impervio, costeggiando la "mitica NORD del CAMICIA" !





La partenza da Pescara è alle 04:30 e forse un po' assonnati non riusciamo bene a capire come raggiungere Castelli o quantomeno quale sia la via più breve... ma è solo l'inizio...torneremo a casa alle 20:45 !





Ad ogni modo, l'appuntamento con Andrea Di Donato (Figlio d'arte ed aspirante Guida) ed una sua amica, viene rispettato ad alle 06:45 si parte: siamo in 5 Gabriele, Silvio, Andrea, Esmeralda ed il sottoscritto.


Partenza dalla strada che da Castelli unisce (??!!)rigopiano, da circa mt. 1.200 , temperatura fresca, tempo buono (nel tragitto si coprirà leggermente, ma niente di serio,come previsto).

Dopo circa un'ora e con il sole che ormai si alzato all'orizzontesiamo sopra la "Scaglia" (mt.1.600) ed è lì che ci attrezziamo con ramponi,piccozza e casco. Predisponiamo inoltre una "conserva corta" per 5, il cuicapocordata è Andrea, che aveva promesso a Gabriele di "fare qualcosa insieme"e "si è prestato" per condurci su tale itinerario, vista la sua conoscenza ottimaledei luoghi (tra le sue "varie" la prima solitaria invernale della NORD delCAMICIA !)


3-31-2011_anticima_nord_del_camicia_75.jpg


















La progressione è ottima, date anche le condizioni dellaneve, il gruppo è ben affiatato e si sale con il sorriso "stampato" sul viso.... Le pause sono necessarie solo per scattare qualche centinaio di foto !!!




Qui dentro non ci si viene spesso e la soddisfazione di esserci ed i panorami "mozzafiato" vanno documentati ampiamente !


Dopo circa 3 ore siamo in prossimità del Dente del Lupo e in un'atmosfera quasi irreale, siamo quasi all'altezza della NORD, mentre allanostra sinistra si intravvede quella che dovrebbe essere la meta finale e cioèla vetta del Dente. Quando perveniamo in cima (mt.2.240 circa) ci si accorge che la cuspide terminale è invece ancora da raggiungere... ci costringerebbe ad un "giro ulteriore" e date le difficoltà ulteriori che si intravvedono esserci, probabilmente anche il materiale di cui si dispone, visto che siamo anche in 5 non basterebbe !3-31-2011_anticima_nord_del_camicia_155.jpg



















E da qui... abbiamo ancora almeno 4 ore per uscire dalla via e2 per scendere a Fonte Vetica dal Vradda.




Va bene così, con questa "anticima del dente".... e iniziamo una discesa (mt.200 circa) che ci porterà dentro un canale (primo tratto a circa 75°) che percorriamo fino ad aggirare il costone su cui eravamo saliti,per poi risalire alla Forchetta di Penne (mt. 2.245)







Breve pausa e si riprende l'ultimo tratto, più "aperto" ma sempre interessante e "delicato", fino a raggiungere verso le 14:00 la cresta che proviene dal Tremoggia poco prima delle "balconate", con nitida visione delCamicia assolato ed ancora abbondantemente innevato ! 3-31-2011_anticima_nord_del_camicia_139.jpg



















E' finita...dopo circa 8 ore e oltre 1500 mt. di dislivello èfatta ! convenevoli e congratulazioni di rito anticipano il "monotono" ritorno nella "pappa" del Vradda.








3-31-2011_anticima_nord_del_camicia_257.jpg

















Un ringraziamento oltre che ad Andrea e ad i compagni, ancheall'amico Sandro, di Castelli, che ci viene a riprendere per portarci all'auto,raggiunta dopo quasi un'ora di viaggio ed un breve brindisi al Bar.

Fausto
(Clicca sul titolo per la galleria fotografica)









Chiedo ospitalità al Cavalier Fausto (sono Silvio), e aggiungo la relazione preparata da me ed il Pontifex:


Uscita diciamo…odontotecnica. Obiettivo era il Dente del Lupo, abbiamo invece raggiunto un dente vicino, ma toccato anche la Gengiva (del lupo). La via prescelta era la cresta nord-est di Monte Camicia, che delimita ad est la parete nord del Monte Camicia.


La compagnia era composta da tre cavalieri: il Pontifex, Fausto ed il sottoscritto; da una Donzella, Esmeralda e guidata da Andrea, il “Re della Nord del Camicia”, per dirla nei termini del Pontifex. In uno schietto discorso fra sovrani il Pontifex ha messo subito in chiaro col Re del Camicia le Sue prerogative base:


1. Il Pontifex è il Pontifex. Egli è di Loreto;


2.Il Pontifex affascina le donne, quindi declina ogni responsabilità su presenze femminili;


3. Il Pontifex viaggia sul sedile anteriore di ogni genere di automezzo: Donzelle, Re e Cavalieri si accomodino pure dietro.


Siamo partiti sulla strada che congiunge Castelli a Rigopiano. Provenendo da Castelli ci si ferma poco prima della galleria. Sulla destra, a quota 1220, parte un sentiero ben segnato che conduce alla “Scaglia”, caratteristico roccione che emerge isolato, indicato sulla carta IGM. A monte della Scaglia si diparte un canalino molto evidente, che con una pendenza di 40-45° conduce ad una selletta posta alla destra della sua uscita. Si continua a salire costeggiando fedelmente la cresta e superando piccoli salti di misto. Dove il canale si allarga si prosegue a destra imboccando un canale più ripido (tratti a 55°) che porta ad una sella. Si traversano quindi i pendii che insistono sul Fondo della Salsa, fino a raggiungere la “Forchetta Castelli”. Da qui con una pendenza limitata ci si porta in breve all’Anticima nord del Dente del Lupo.


Le difficoltà tecniche per raggiungere il Dente ci sono parse eccessive, e non abbiamo neanche tentato…


Dalla vetta quindi siamo tornati alla Forchetta Castelli e diretti ad un canalone orientato verso ovest delimitato da una cresta dentellata. Una paretina di una ventina di metri quasi del tutto coperta da neve ghiacciata, con pendenza intorno a 75°, ci ha consentito di portarci dalla cresta al canalone. Abbiamo ridisceso il canalone fino a quota 1900, quindi piegato a sinistra sul canale che risale a “Forchetta Penne” (quota 2245). Infine proseguito fino ad uscire all’inizio delle balconate di Monte Camicia, a quota 2470. La discesa l’abbiamo fatta lungo il Canalone di Vradda fino a Fonte Vetica.


A parte l’insuccesso odontecnico è stata una straordinaria uscita, in ambiente selvaggio, isolato e bellissimo, incrociando la grandiosa parete nord del Camicia, su percorsi di certo poco battuti e con l’ottima guida di Andrea. Il dislivello di 1600 metri ne ha fatto un percorso anche fisicamente impegnativo.


Posso dire senza tema di smentita che anche il Pontifex è stato soddisfatto. Tanto che ha dispensato moltissimi et pretiosissimi consigli di vita e lavoro ad Andrea, che hanno spaziato dalla politica di marketing che deve seguire una ”Guida Alpina”, all’approccio esistenziale più corretto per guide alpine e non, alla tenacia, lo spirito di sacrificio, ed ogni altro ben di Dio.


A Fonte Vetica ci aspettava un simpatico amico di Andrea, ed essendo chiusa la strada Rigopiano-Castelli abbiamo dovuto attraversare l’Abruzzo per tornare alla base. La compagnia era piacevole, ed anche affamata se gli argomenti principali sono stati ravioli, timballi e “virtù teramane”. Sosta birra in una contrada sconosciuta, e dopo appena un’ora e mezza eravamo di nuovo a Castelli. Fortunatamente abbiamo attraversato zone franche e mai viste, altrimenti i Tutori della Legge avrebbe avuto da ridire sui tassi alcolemici e sul numero di occupanti dell’automezzo, anche se il Pontifex troneggiava sul sedile anteriore…

lunedì 28 marzo 2011

UNA GIORNATA SPECIALE A POPOLI.





COME PREANNUNCIATO IN UN POST PRECEDENTE SONO STATO OSPITE AD UN PRANZO PARTICOLARE (UN GRAZIE DI CUORE A MIMMO DI BARTOLOMEO AMBASCIATORE D'ALTA QUOTA) ALLA PRESENZA DI FAUSTO DE STEFANI, ALPINISTA DI ALTISSIMO LIVELLO NONCHE' BENEFATTORE IN QUANTO DA UN SUO PROGETTO IN NEPAL SONO NATI RAGAZZI CHE STUDIANO IN INDIA ED A HARVARD!!CON FAUSTO DE STEFANI,DOPO MESSNER, SILVIO MONDINELLI,SERGIO MARTINI HO CONCLUSO LA CONOSCENZA DI TUTTI GLI ALPINISTI ITALIANI CHE HANNO SALITO , A TUTT'OGGI, I QUATTORDICI OTTOMILA DELLA TERRA.LA MIA PROSSIMA AMBIZIONE E' QUELLA DI CONOSCERE I CONQUISTATORI DI TUTTI I DUEMILA DELL'APPENNINO AI QUALI SPERO SI AGGIUNGA PRESTO ANCHE UN NOSTRO CAVALIERE.

domenica 27 marzo 2011

Traversata M.Porrara per cresta 27.03.11


Classica escursione di matrice invernale che ci ha portato a percorrere integralmente la cresta sulla direttrice NORD – SUD da “Guado di Coccia” (Campo di Giove) a “Inghiottitoio in quarto S.Chiara” (Staz.di Palena).

L’itinerario è stato coperto in 7,5 ore, compresa lo sosta in vetta (mt.2137), per uno sviluppo all’incirca di Km.12 ed un dislivello complessivo di circa mt.1200.

Il percorso non è difficile, ma necessita di buona dimestichezza con l’ambiente montano invernale (Ramponi e Piccozza) , buon allenamento e nella sua parte più aerea , di sicurezza nella progressione e molta attenzione !

Il bel risultato dell’uscita è stato determinato anche da una buona pianificazione dell’evento:


In termini logistici è stato necessario l’utilizzo di 2 auto, di cui una lasciata all’arrivo del percorso ed utilizzata poi per ritornar e a Campo Di Giove (la soluzione treno è stata scartata per via dell’orario avanzato..19:30 !).

In termini di meteo, era previsto tempo discreto fino a oltre metà giornata con vento in aumento, ma mai eccessivo (cosa che se fosse risultata, ci avrebbe costretto all’abbandono !)

La partenza è avvenuta quindi dagli impianti di Campo di Giove, per poi proseguire per “Guado di Coccia” ed infine guadagnare la cresta, a volte affilata che ci ha condotto sulla cima più alta.

Il percorso è altamente remunerativo, sia per i paesaggi e la vista di cui si gode, ma anche per il gusto di muoversi a volte sul filo di cresta in ambiente abbastanza impegnativo.

La neve si è presentata in condizioni mutevoli, in quanto è iniziata attorno ai mt. 1600 trasformata e molle, per poi fortunatamente guadagnare maggiore compattezza dai mt. 1900 in su, e poi riperdere consistenza in discesa verso l’arrivo.

Temperatura ideale per la progressione, leggermente calda in qualche attimo data anche la componente abbastanza meridionale/occ.le che aveva il vento !

Compagni di cavalcata (termine quanto mai appropriato, visto a volte il procedere a “cavallo” della cresta) sono stati alcuni amici del “cosidetto Gruppo Gran Sasso” del CAI Pescara:

Giovanni, Marcello, Maria.

Grazie a loro per aver condiviso con me una bella idea !

(cliccare sul titolo per il reportage fotografico completo !)

mercoledì 23 marzo 2011

lunedì 21 marzo 2011

ANGOLO CULTURALE : FAUSTO DE STEFANI


FAUSTO DE STEFANI E' STATO UNO DEI PRECURSORI DELL'ALPINISMO HIMALAIANO. HA SALITO TUTTI I QUATTORDICI OTTOMILA DELLA TERRA SENZA OSSIGENO TRANNE L'EVEREST.IL PONTIFEX NON MANCHERA' ALL'APPUNTAMENTO E FA PRESENTE CHE, PER L'OCCASIONE, E' STATO INVITATO A PRANZO COME OSPITE D'ONORE IN RAPPRESENTANZA DELL'ORDINE. .

domenica 20 marzo 2011

Monte SERRONE















Monte Serrone (1974 m)
Vallelonga
Prati d'Angro
Ambienti belli e deserti per questo interessante itinerario.
Salita per il Vallone Tasseto (prima mezz' ora a piedi) e l' anfiteatro glaciale della Portella (piuttosto delicata oggi l' uscita da quest' ultimo, in diagonale a sinistra, per guadagnare la cresta finale).
Discesa per lo stesso percorso.
P.S. : la sterrata per i Prati presenta intorno a quota 1100 (a circa 2 km dall' inizio della gita) un marcato avvallamento sassoso che è superabile solo con un fuoristrada, un suv o una macchina piuttosto alta da terra (noi siamo passati con la gloriosa Fiat Uno prima serie).
Manto nevoso: A tutto firn; quota neve sciabile 1270 m.

sabato 12 marzo 2011

CAVALIERI ALL'ACETO.

DA UN PO' DI TEMPO ALCUNI CAVALIERI, IN PRIMIS IL MASCHERONE, SONO LATITANTI ANCHE SE CHIAMATI IN CAUSA. DALLE MIE PARTI SI DICE CHE SONO ANDATI ALL'ACETO.E PENSARE CHE UNA VOLTA ERANO VINI D0C O CREDEVANO DI ESSERLO!!!

mercoledì 9 marzo 2011

Cima di Scarpe 2802 m.

Approfittando dei preparativi dei bagagli, mi concedo un'ultima breve fuga. Lasciata l'auto in albergo a disposizione del resto della famiglia, con la prima corsa della funivia raggiungo la stazione a monte de "La Rosetta" posto poco sotto la vetta dalla quale ci si affaccia sul grande altopiano delle Pale di San Martino. Calzati gli sci, ci si abbassa in direzione est poco sotto il Rifugio Rosetta (Pedrotti) a quota 2581 m circa. Qui montate le pelli, ancora in direzione est, si punta direttamente ad un evidente costone che si risale direttamente, procedendo nettamente in direzione sud fino a raggiungere Cima delle Scarpe (paletto in legno) dalla quale si gode di una vertiginosa vista sulla Pala di San Martino e la sottostante Valle Praditali.   
Non nascondo che durante questa breve gita sull'altopiano della Pale, più volte ho preso in considerazione l'idea di trasferirmi per qualche anno da queste parti.

Per le altre foto clicca qui, oppure sul titolo del post.

martedì 8 marzo 2011

Cima Bocche 2754 m.


La consultazione delle due nuove guide, più una terza che avevo già, diviene una delle mie principali occupazioni "aprés-ski". E' così che dopo aver trascorso una seconda giornata "pistaiola", inizia a prendere corpo l'idea di effettuare la salita al Monte Mulaz. Tuttavia alcune informazioni negative circa le condizioni del manto nevoso raccolte sul luogo ed il suggerimento di Annibale, mi hanno fatto desistere da questa intenzione e ripiegare sulla più "tranquilla" Cima Bocche.  

Durante la salita, in totale solitudine, più volte mi giro a scrutare le pieghe del citato Monte Mulaz,  finché non scopro la presenza di una evidente traccia di salita e parecchie tracce di discesa; scoperta che fa aumentare notevolmente la mia delusione (per la precedente rinuncia) che si placa solo quando, superato un primo colletto al di sopra della Malga Bocche, il panorama che si para davanti ai miei occhi è assolutamente straordinario. 


Relazione:
Lasciata l'auto ad un piccolo parcheggio posto in prossimità del ponte sul Torrente Juribrutto a quota 1757 m., sulla strada che da Passo Rolle conduce a Passo Valles, seguendo le indicazioni per Malga Juribrutto si percorre una strada forestale che prende avvio proprio in corrispondenza del ponticello. Raggiunta la radura nella quale sono ubicate le due costruzioni della citata malga, si piega decisamente a sinistra e seguendo le indicazioni per "Malga Bocche"  si guadagna l'ampio crinale di Cima Bocche, digradante dalla vetta (non visibile) fino al Piano dei Casoni. Proseguendo a lungo in direzione nord, si risale il dorso della montagna, superando alcuni lievi avvallamenti, transitando poco più a monte del bivacco Jelici ed un obelisco in memoria ai caduti, fino a raggiungere la croce in legno posta sulla vetta arrotondata, dalla quale si gode di una vista magnifica. La discesa per l'itinerario di salita.

Per le altre foto della gita clicca qui, oppure sul titolo del post.
   

8 MARZO 2011 - FESTA DELLA DONNA.

UN AUGURIO DI CUORE ALLE DONNE DEL NOSTRO ORDINE DA PARTE DEL PONTIFEX.COME POSSO ESSERE DEPOSTO DA UNA MASSA DI VOCCAPERTI CHE PENSANO SOLO A CIME, GOBBETTE, SCI, BICICLETTE,ED ALTRO TRASCURANDO IL GENTIL SESSO.ORMAI QUESTO E' DIVENTATO UN BLOG DOVE VIGE LA FAMOSA FRASE DI AL CAPONE (FUORICLASSE DEL CRIMINE DEGLI ANNI 30):"TUTTE CHIACCHERE E DISTINTIVI".QUESTO PERCHE'OGNI CAVALIERE INSEGUE UN PRIMATO.CHI FESTEGGIA IL RAGGIUNGIMENTO DI UN CERTO NUMERO DI 2000 ED AGGIORNA LA CLASSIFICA,CHI VA A SCIARE MATTINA E SERA,CHI IMPIEGA MINOR TEMPO A RAGGIUNGERE LA CIMA DI UNA MONTAGNA, CHI VA PIU' VOLTE A MONTE RAPINA, CHI HA PIU' DITINTIVI DELL'ORDINE ED ORA ANCHE LA DIVISA.DOPO VI LAMENTATE CHE MANCANO LE CAVALIERE!!!!CHIUDO CON UN DETTO POPOLARE:"CHI NE BONE PI LU RE NE BONE MANCH' PI LA REGINE".

Carnevale...

Incredulo e convinto che Pastarella (o affini...) abbia "gigioneggiato" con il demenziale avviso, pubblico un insignificante post per avere conferma dello scherzo carnevalesco....!

domenica 6 marzo 2011

Colbricòn 2602 m

Vacanza in famiglia, per cui niente skialp... Queste erano le miei intenzioni quando ci siamo messi in viaggio verso San Martino di Castrozza, ma quando in prossimità di Passo Rolle ho avvistato questa magnifica montagna, ho subito informato mia moglie (santa donna) che avrei fatto almeno una fuga. 
Non sapendo neanche quale fosse il nome del monte che avevo adocchiato, dopo aver trascorso una prima giornata sulle piste di Punta Ces insieme a mio figlio, ho subito cercato una libreria dove ho acquistato un paio di guide ed un paio di carte Tabacco, attraverso le quali ho potuto constatare che la montagna in questione era il "Colbricon" ed era una classica gita scialpinistica in quella zona. 
Considerato che "Bambi" (mio figlio Marco) era piuttosto "cotto" dopo l'intera giornata trascorsa a sciare, organizzo subito la fuga solitaria, nel senso che ero solo a bordo della mia autovettura. Sì, perché già al parcheggio ho dovuto constatare una massiccia presenza di auto e parecchi skialper pronti alla partenza e con i quali, sostanzialmente, ho condiviso la salita.  
Naturalmente la presenza di tutte quelle auto ha generato la solita "agitazione", così che ho iniziato a forzare l'andatura fino a raggiungere e superare tutti gli skialper che mi avevano preceduto alla partenza, tranne due tizi (uno dei quali una guardia forestale provinciale) che, evidentemente, erano agitati almeno quanto lo ero io. 
Al contrario della salita, la discesa l'ho effettuata in perfetta solitudine, accompagnato solo dal fruscio della magnifica polvere soffice che ancora copriva i pendii a nord del Colbricon. Insomma una gita grandiosa, che regala un panorama stupefacente sulle vicine Pale di San Martino.

Relazione:
Dal parcheggio ubicato sulla strada che da Predazzo conduce a Passo Rolle, poco più a monte del crocevia per Passo Valles, parte una strada forestale (cartello indicatore) che si percorre seguendo l'indicazione per la Malga Colbricon. Raggiunta la radura nella quale è ubicata la malga, si prosegue in direzione sud-est in piano attraverso un bosco rado. Proseguendo a mezza costa, in leggera discesa, si raggiunge una piana dalla quale, superata una costola rocciosa alla nostra destra, si inizia a salire verso destra per un avvallamento (quota 1870 m. circa). Continuando a salire in obliquo verso destra su terreno ondulato, si raggiunge la Forcella Colbricon a quota 2420 m, dalla quale si raggiunge una spalla a sinistra che si risale, transitando sotto un breve e ripido pendio. Dalla spalla, in obliquo verso destra, si raggiunge la vetta (paletto di legno)  superando un ultimo tratto ripido. La discesa si effettua per l'itinerario di salita.

perle foto della gita clicca qui, oppure sul titolo del post

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