sabato 19 febbraio 2011

Piz Daint 2968 m e Munt Buffalora 2630 m

    (il Piz Daint visto dal Munt Buffalora)

Ancora una gita in Svizzera, in bassa Engadina, ancora polvere (un po' meno a dire il vero) e tanto sole. L'ottimo innevamento che avevamo rilevato nel corso della gita al Piz Dora e Piz Turettas, ci hanno fatto propendere nuovamente per questa regione della vicina Svizzera, che si è rivelata con tutta la sua bellezza non appena abbiamo superato il Passo del Forno (Ofenpass) attraverso il quale si entra nella regione dell'Engadina. 
Benché la stanchezza accumulata iniziava a farsi sentire nelle gambe, ancora prima di calzare gli sci ed iniziare la gita per il Piz Daint, dopo aver osservato il vicino Munt Buffalora non abbiamo avuto dubbi: anche oggi avremmo effettuato due salite; l'occasione era troppo "ghiotta" e la bellissima giornata di sole è stato un ulteriore stimolo.
Devo dire che la bellezza dei luoghi ed i panorami straordinari sulle Alpi, mi hanno letteralmente lasciato a "bocca aperta", al punto che insieme ad Annibale abbiamo subito iniziato a fantasticare sulle possibili altre salite con gli sci che si sarebbero potute effettuare in quella zona, ammesso che le regole del Parco dell'Engadina lo avrebbero consentito. In conclusione, qui bisogna assolutamente tornare!

Relazione:
Da Tubre in Valle Venosta, dove abbiamo stabilito la nostra base, si attraversa il confine con la Svizzera, si prosegue per la Valle Monastero fino al Passo del Forno che si supera, iniziando la discesa verso l'Engadina fino a raggiungere na grande spianata che si apre sulla nostra sinistra, dove è ubicato un ampio parcheggio sulla sinistra della strada poco prima del ristorante "Buffalora" alla nostra destra.
Dal parcheggio si supera un fossato e ci sinoltra nel piano mantenendosi leggermente a sinistra (direzione sud est), puntando direttamente al tratto finale della Val Murtarol e seguendo, ora, il corso di un torrente fino ad una biforcazione. A questo punto pieghiamo decisamente a destra (direzione sud, sud ovest) ancora lungo il torrente, per poi raggiungere un altro ampio pianoro che si attraversa puntanto direttamente al crestone nord ovest del Piz Daint, che si aggira andando attaccare il meno ripido versante ovest. Si raggiunge un colle a quota 2641 m e si prosegue sulla panoramica ed ampia cresta fino a raggiungere la base della Pala sommitale del Piz Daint, dove il terreno diviene piuttosto ripido, ed in breve si perviene in vetta. 
Dopo aver effettuato la discesa per l'itinerario di salita fino al colle a quota 2641 m, abbiamo piegato in direzione ovest fino al fondo dell'ampia valle ai piedi della montagna, iniziando la risalita puntando ad un costone a nord est del Munt Buffalora, che abbiamo superato a quota 2150 m circa (o poco di più). A questo punto in direzione sud ovest si risale il pendio punteggiato da alberi isolati, fino a raggiungere un ripiano a quota 2360 m passando alla sinistra di una evidente altura arrotondata, per poi piegare a destra fino ad una sella che si supera. Mantenendosi sul lato destro della cresta, ora evidente, in breve si perviene sulla vetta del Munt Buffalora. In discesa si segue l'itinerario di salita, attraversando il bosco rado fino "all'Alp Buffalora", per poi attraversare la piana in leggera discesa fino al parcheggio.


Per le foto della gita clicca qui o sul titolo del post.   
 

venerdì 18 febbraio 2011

Piz Dora 2951 m e Piz Turettas 2958 m

Dopo che la sera precedente avevamo valuatato le diverse possibilità, materia nella quale il nostro "Annibale" si conferma un vero "condottiero", considerate anche le buone previsioni meteo, solo durante la colazione decidiamo di fare il breve viaggio nella vicina Val Monastero in Svizzera per la salita al Piz Dora, una delle più belle classiche scialpinistiche della zona. 
Per descrivere la giornata si potrebbero utilizzare una lunga serie di aggettivi, tra i quali "fantasmagorico", oppure "magnifico" e ancora "spaziale", ecc., ecc... La verità è che oggi abbiamo semplicemente goduto di luogi bellissimi, finalmente ci siamo immersi nella nostra amata polvere dall'inizio alla fine, insomma "M.C.S."  al cubo (visto che eravamo in tre). Proprio per questa ragione, avendo trovato sulla vetta una ventina di giovani  svizzeri armati di grosse tavole da polvere, mi sono affrettato a spellare  ed iniziare la discesa prima che i citati svizzeri potessero "fregarmi" il pendio che presentava solo due tracce di discesa del giorno prima. Tutto questo sotto lo sguardo perplesso di Mauro che, invece, ha sostenuto che c'era ancora molto spazio da sfruttare nonostante il passaggio dei numerosi freerider. Evidentemente Mauro non mi conosce ancora, vero Pastarella?
Viste le ottime condizioni della neve,  non ci siamo lasciati sfuggire la possibilità di effettuare una seconda salita, con conseguente discesa in powder, concatenando la gita al vicino Piz Turettas.
Per avere la conferma di quanto scrivo, basta cliccare qui o sul titolo e guardare le foto scattate durante la gita.  


Relazione:
Da Malles in Valle Venosta (dove eravamo alloggiati) ci si dirige a Tubre, si attraversa il confine con la Svizzera, si raggiunge Monastero e si risale l'omonima Valle fino a raggiungere il piccolo paesino di Tshierv. Si parcheggia l'auto nel piccolo piazzale adiacente la chiesetta a quota 1660 m, di fronte alla quale diparte un sentiero attraverso la maestosa foresta di pini cembri seguendo l'indicazione (cartello giallo) per Funtauna Grossa. In direzione sud e seguendo la segnaletica (bianco rosso) sugli alberi, si perviene all'ampia radura dove è situato il baito di Funtauna Grossa a quota 1866 m. 
Occorre evidenziare che non bisogna lasciare la traccia segnalata, anche in discesa, per evitare di danneggiare la punta degli alberelli in crescita. 
Dalla radura, in direzione sud ovest si risale ancora il bosco, ora più ripido e rado, fino a raggiungere un valloncello nel quale è ubicato un altro piccolo baito a quota 2200 m, Era de la Bescha. Ora piegando leggermente verso sinistra, pur mantenendo la direzione sud ovest, si raggiunge una marcata costola (Cap Nair a 2434 m) che si aggira a sinistra in modo da immetersi in un valloncello esposto ad est attraverso il quale si raggiunge il pendio finale, facendo attenzione ad alcuni tratti più ripidi .
Effettuata la discesa per il medesimo vallone di salita fino a quota 2400 m circa, in corrispondenza della sella dove inizia il citato valloncello, una volta ripellato si traversa l'ampio crinale in direzione sud est, fino a raggiungere un ampio ripiano dove c'è il Lago di Chazforà. Da qui in direzione sud si risalgono i pendii soprastanti attraverso i quali si perviene ad un altra spianata, caraterizzata da dossi e vallette, che si attraversa sempre in direzione sud puntando direttamente all'evidente Piz Turettas. 
Per la salita alla vetta è opportuno puntare alla dorsale est attraverso la quale si risale in cresta, mentre nel nostro caso abbiamo seguito la traccia già esistente che taglia, da ovest ad est, tutta la parte bassa della ripida parte del Turettas; scelta quest'ultima poco saggia, a mio parere...
Per la discesa si segue l'itenerario di salita.



giovedì 17 febbraio 2011

Punta di Mezzo (Mittereck) 2908 m

Prima di mercoledì 16 febbraio, ancora qualche dubbio sulle condizioni meteo  sull'arco alpino e alcuni inconvenienti tecnici, ma alla fine la saggia decisione: si parte!!  
E' così che mercoledì sera, Mauro ed il sottoscritto, raggiungiamo Annibale (già sul posto da alcuni giorni)  a Bressanone, dove ci limitiamo a trascorrere la notte e consumare la colazione al mattino seguente, per poi metterci di nuovo in viaggio fino a raggiungere l'alta Val Venosta e la Vallelunga, sempre sotto la pioggia battente e scarsa visibilità. Ciò nonostante, dopo aver individuato la località di partenza a Kapron, calziamo gli sci ed iniziamo la lunga gita fino alla vetta del Mittereck a quota 2908 m nelle alpi Venostane. 


Relazione: 
Da Kapron a quota 1700 m, in direzione sud, attraverso una strada forestale (perfettamente battuta) si risale la stretta Valle dei Buoi fino a raggiungere la Malga del Monte dei Buoi (Ochsenberger Alm) a quota 2162 m, ubicata in un'ampia conca dove, tra l'altro si trova una chiesetta dedicata a "St. Wendelin". Sempre in direzione sud si prosegue per il fondo della valle, puntanto ad una evidente strettoia superata la quale si perviene ad un ampio anfiteatro a quota 2461 m, dove c'è un crocefisso dedicato a "San Martino". Da questo punto, per  via intuitiva, attraverso una dorsale e pendii si raggiunge la vetta del Mittereck sulla quale si trova una grossa croce in metallo ed un ometto di pietre. La discesa si effettua per l'itinerario di salita, con possibili varianti.
Normalmente dalla vetta si gode di una bella vista sul Lago di Resia, ma nel nostro caso a malapena abbiamo potuto individuare il percorso di discesa rimanendo sempre sulla traccia di salita. Peccato!

Curiosità:
Una volta tornati in prossimità della Malga del Monte dei Buoi, alcuni nostri interrogativi hanno avuto puntuale risposta: a) perchè la strada forestale era battuta; b) che voleva dire uno strano cartello con scritto "stop"; c) a cosa servivano delle grosse slitte in legno che abbiamo visto trasportate fino alla malga trainate da un quad cingolato. 
Proprio davanti al cartello di "stop" erano ferme, una dietro l'altra, le quattro grosse slitte di legno tutte cariche di bambini ed un adulto al posto del "conducente". Alla mia domanda di come si riuscisse a frenare il mezzo, immaginando la discesa sulla strada battuta, uno dei "conducendi" con italiano molto stentato risponde: "niente frenare, chi frena arriva ultimo!!". E' così che sotto i nostri sguardi perplessi vediamo le quattro slitte partire verso valle in una corsa sfrenata....
Ora capiamo la ragione per la quale i campioni di slittino si chiamano "Armin Zoeggeler".

Il resto del pomeriggio lo trascorriamo, con qualche difficoltà, a trovare un alloggio in Valle Venosta per i successivi tre giorni. Solo dopo parecchie telefonate e la visita presso due centri di informazione, troviamo sistemazione presso l'hotel Grief di Malles dove, durante la cena, inizia una fitta consultazione sulle possibili gite da effettuare l'indomani.  

Per le altre foto clicca sul titolo del post

martedì 15 febbraio 2011

Domenica 13 febbraio 2011 il Cavaliere Silente aveva organizzato tutto nei minimi dettagli

Il Cavaliere Silente aveva organizzato tutto nei minimi dettagli.
Una superclassica, il Corno Grande “via Calderone”. Aveva perfino ottenuto la benedizione e la partecipazione del Pontifex. Il quale per parte sua aveva garantito il massimo impegno sulle condizioni meteo. E insomma alla fine si era pure fatto sfuggire la promessa di un meteo perfetto.
Ma alle 7.00 di domenica il Cavaliere Silente non c’era. Improrogabili impegni fisiologici lo trattenevano a casa. Anzi era trattenuto già da parecchie ore, come testimoniato da puntuali dispacci notturni che diffondeva per sms ai Cavalieri convocati.
Doveva essere successo che il Pontifex , impegnando i suoi superpoteri sul meteo, si era distratto sulla salute dei Cavalieri.
Insomma però si parte, e siamo in quattro: Cavalier Angelo, Mascherone, Pontifex e sottoscritto. Ma la distrazione del Pontifex si avverte anche sulla Teramo Mare: il nostro bar preferito è chiuso! Niente incontro con le nostre bariste predilette, le verdi vestite, allegre, scollate, dal-pontifex-preferite, e-dai-camionisti-pure, bariste della Teramo Mare.
Ripieghiamo su un bar di Villa Vomano, immerso in densi vapori di pollaio. Poi dentro va meglio, non ci sono polli, ci sono anche paste alla crema, cornetti, cappuccini, duplo, liquirizie e insomma tutto il normale corredo da bar della Val Vomano. Si corre in apnea in auto, e si riparte sollevati alla volta di Prati di Tivo.
Veloci i preparativi sul piazzale dei Prati di Tivo.
Beh, veloci i nostri. Si sa… un Pontifex non può assemblarsi in quattro e quattrotto. Infatti per un po’ il Pontifex sparisce. Ma quando riemerge alla luce non possiamo che ammirarlo: un superbo Pontifex fasciato di rosso col baffo dorato dal primo sole.
Come ogni Pontifex degno delle Sue Funzioni il nostro Pontifex è Ispettore di Fune.
Ispettore di Fune deve essere un mestiere antico, di sicuro è arcano: a noi cavalieri Egli non ha mai rivelato cosa sia. Ma una cosa l’abbiamo compresa: non paga gli impianti di risalita.
Il Pontifex incede dunque verso l’ingresso della cabinovia, con il passo che si addice ad un Pontifex/ Alto Ispettore di Fune, e chiede che si adempia la Sua Volontà (non pagare).
Ma viene respinto.
Niente paura: succede sempre.
Poi l’Ispettore si reca da solo in zona biglietteria, non sappiamo cosa faccia, comunque baccaglia spiega infine saluta già come uno di casa torna con biglietto.
Dalla Madonnina, a poco più di 2000 metri, ci avviamo verso il Franchetti seguendo le tracce sulla neve, all'incirca lungo il percorso estivo, sentiero 3.
Il Cavalier Angelo, però si avvia di più…. unico con sci, lo rivedremo sulla sella del Calderone.
C’è un bel po’ di neve. La traccia non guasta per fare il traverso del Passo delle Scalette, che insomma... richiede sempre una certa attenzione.
Arrivati al Franchetti (quota 2430) aspettiamo il Pontifex, che per tutta la salita ha salutato, benedetto, redarguito, illuminato i viandanti.
Dal Franchetti al Ghiacciaio del Calderone la traccia dobbiamo farla noi. Si punta verso sud, fino ad entrare nella conca del ghiacciaio, quindi si piega a ovest puntando su una sua ben visibile sella. E la neve sfonda ed è crostosa. Fatica per pestarla, e fatica per tirare fuori il piede incastrato…
Meno male che il paesaggio ci ripaga di tutto…

Intercettiamo il Cavalier Angelo in attesa sul ciglio del Calderone, montiamo sulla cresta, e poi tutti sulla cima.
E che sorpresa! Sulla cima c'è un party:

Qualche inquietudine serpeggia fra i Cavalieri perchè in questi casi il Pontifex chiede puntualmente di sgomberare la scena per la sua foto di cima. Ma tutto va per il meglio...Pontifex ha dimenticato la foto con croce!

Si torna quindi al Franchetti. Io e il Mascherone arriviamo un po’ prima, e ci rendiamo subito conto che sta per accadere l’inevitabile : un incontro fra il Pontifex ed un gruppo di simpatici belgi che intendono dormire per 4 notti nel locale invernale. Consci dell’eccezionalità dell’evento (non delle 4 notti... dell’incontro Pontifex/Nordeuropei !) prepariamo la troupe, e le riprese.
Il Pontifex irrompe al Franchetti, fa una decina di domande ai belgi in un linguaggio non identificato.
Poi si concentra sui lupi, in loretese i “liupe”. E spiega a gesti il concetto:



Cominciano ad accorrere molti belgi, escono dal Franchetti, ed il Pontifex proferisce un bel sermone, anche se con intermezzi animaleschi, vantando anche la sua superiorità linguistica:


E si riparte... e i belgi attoniti stanno, affacciati alla terrazza del Franchetti, a seguire con lo sguardo il Pontifex dei "liupe".

Il rientro si svolge tranquillamente: Passo delle Scalette, l'Ispettore di Fune sale con noi nella cabinovia, si riparte con l'auto del Cavalier Angelo, e infine sosta birra in un bar a valle (il Pontifex alla barista: " Mi riconosci?". La barista: "Mbeh certo, dopo decine di volte ti riconosco sì!". Il Pontifex: " Ora mi spoglio" e con fare familiare va nel retro del bar).

"LU' SANGUE SI LAGNE MA' NZARMAGNE"

CITO QUESTO DETTO POPOLARE PER COMMENTARE I RISULTATI DEL SONDAGGIO.

giovedì 10 febbraio 2011

MORRONE e COLLE della CROCE




















Regione: Abruzzo Data: 10/02/2011
Nome: Fabrizio,Mauro,Renato. E-mail: [SPAM]Fadoraf@yahoo.it
Nome gita: Morrone e Colle della Croce Partenza da: Colle delle Vacche
Quota partenza: 1066 Dislivello: 1300
Esposiz. salita: Ovest Esposiz. discesa: Sud
Difficoltà: Sciatore buono Manto nevoso: Stupendo
Tipo di neve: Trasformata Valutazione gita: Stupendo
Bibliografia: Valle partenza:
Commento gita: Dal colle delle Vacche abbiamo seguito tutta la forestale (perfettamente innevata) fino allo Iaccio Rosso (1552 m). Poi su per gli amplissimi pendii ad Ovest del Morrone.In vetta aggirando sul lato nord (neve polverosa) le rocce sottostanti la cima (2061 m).Discesa (su firn un pò duro, fantastico) per il versante Ovest fino a q.1600 circa.Ripellamento e salita in direzione Nord al Colle della Croce (1902 m). Ripida discesa finale a Sud nel Coppo Rosso su neve un pò ammollata,ma ben sciabile.Nella parte finale bassa occorre sfruttare canali ancora innevati,perchè la neve comincia un pò a scarseggiare.Attraverso una breve fascia di bosco,rientro sulla forestale a pochissima distanza dal Colle delle Vacche.
Manto nevoso: Fantastico firn duro sotto il Morrone. Firn ammollato (forse per la diversa esposizione e/o per l'orario) sotto il Colle della Croce. Sole e tempo stupendo. Poco vento,ma temperatura frizzante.

lunedì 7 febbraio 2011

5 febbraio 2011 Punta di Prato Pulito, Cima del Lago, Cima del Redentore

Obiettivo Pizzo del Diavolo. Si parte anche prima del solito. Capeggia il Pontifex, lo scortiamo in quattro: con noi Velluto, Marco medievale, una Cavaliera Cadetta ( nome d’arte in via di definizione).
L’avvicinamento è noto, ormai siamo quasi dei pendolari dei Sibillini: A14 uscita Ascoli/ sosta ad Acquasanta Terme/ irruzione nel “Bar del Corso” del Pontifex che chiede alla titolare notizie sull’innevamento, ma che lo fa con più entusiasmo se c’è la figlia/ visita nella macelleria a fianco per acquisto olive ascolane (un raro caso di macelleria notturna: è aperta a qualsiasi ora passiamo)/abbinamento olfattivo caffè-croissant-carne cruda-acque termali sulfuree/si prosegue per Arquata e lì si inizia a salire : Piedilama, Pretare, bivio per Forca di Presta.
Questa volta ci fermiamo a poco più di un chilometro da Forca di Presta, per salire dal Canale dei Mezzi Litri.
L’imbocco del sentiero è segnato sulla strada da frecce in legno con segnale bianco/rosso (l’imbocco è a circa 1 km a sud-ovest rispetto all’asse del canale).
Il canale è a vista, ed a vista è il Rifugio Zilioli. Si parte a circa 1400 metri. Si traversa a nord-est per raggiungere il canale vero e proprio. Poi il canale è una divertente direttissima per il Zilioli, con una pendenza massima di 45°. A 2000 metri si incrocia Fonte delle Ciaule, e un piccolo fabbricato (credo una captazione d’acqua). A 2230 metri si è al Rifugio Zilioli.

Io e Marco arriviamo per primi. Il drappello con il Pontifex in testa appare, scompare… Il Pontifex impartisce ai Cadetti almeno 15 o 20 lezioni di vita e una decina di montagna.
Insomma la nostra attesa è stata ben ripagata dall’elevazione spirituale dei cadetti.

Dal Zilioli iniziamo a salire per la cresta che porta in breve su Punta di Prato Pulito (quota 2373).



I Cadetti sono alle prese con la prima cresta della loro carriera, e sono molto circospetti. Ma se la cavano bene. E siamo in breve sulla cima. Poi si scende e risale un po’, sempre in cresta , e si guadagna in 10 minuti Cima del Lago (2422).
Per proseguire verso Cima del Redentore c’è un saltino di roccia. I cadetti decidono di fermarsi lì.

Ed è stato a questo punto che il Pontifex ha pronunciato il memorabile “Discorso di Cima di Lago”, che più o meno ha suonato così:
“ RAGAZZI,ASPETTATECI QUI E NON MUOVETEVI”.
Direte: “Embè…perché è memorabile?”
Beh…intanto perché l’ha proferito il Pontifex in persona. E poi...poi anche alla cena di qualche giorno or sono il Pontifex si è levato come per proferire un discorso memorabile e solenne…poi non ha detto nulla.
Insomma i discorsi memorabili del Pontifex sono così…

Proseguiamo quindi in tre fino alla Cima del Redentore (2448), ma ormai s’è fatto tardi… i Cadetti li abbiamo lasciati su una cima con obbligo di immobilità…insomma è meglio tornare indietro, e rinunciare al Pizzo del Diavolo.

Tornati su Cima del Lago, con nostra somma sorpresa, non troviamo traccia alcuna di cadetti.
I cadetti se ne sono tranquillamente infischiati del comando espresso in forma solenne dal Pontifex, e si sono incamminati da soli in discesa.
Più tardi ci invieranno un sms:

Bisogna sapere che il Valico di Pretare non esiste. Esiste Pretare ma è parecchio lontano. Insomma però…niente paura. In realtà i cadetti conoscono un solo posto da quelle parti: Forca di Presta. E poi io conosco uno dei superpoteri del nuovo Cavaliere, Velluto: se non ricorda una cosa o un nome non perde un attimo: inventa su due piedi un sostituto.

Arriviamo al Zilioli. Il Pontifex è molto impegnato nella sua consueta attività di pubbliche relazioni:
Ferma ogni viandante, a ognuno dispensa istruzioni, raccomandazioni, ordini e divieti:

“VOLETE SALIRE PER IL CANALE XY? NON E' PER DIRE...MA E' TROPPO TARDI. NIENTE CANALE: FATE LA CRESTA”

“ E VOI DA DOVE VENITE? DA ROMA? NOI DA PESCARA, ED IO SONO IL PONTIFEX!"


“ DA DOVE VENITE? DA RIETI? E VABBE' CHE CI POSSIAMO FARE...? IO VENGO DA PESCARA E SONO IL PONTIFEX"

“ LEI PERCHE' VA VESTITO COSI'? MA LO SA CHE QUI FA FREDDO?"


"SIGNORA, SUO MARITO DOV'E'? LEI COSA FA QUI? DOVE ABITA? AH...A TRISUNGO! IO A TRISUNGO CONOSCO MARIO, NINO, FILIPPO, ECC."

Visti gli impegni della nostra illustre guida, io e Marco decidiamo di anticiparci un po’, e in una mezzora scendiamo per il Canale dei Mezzi Litri, anche per preparare adeguatamente il rientro trionfale del Pontifex a Forca di Presta, dal sentiero normale.
Ci si ritrova infine tutti al Valico di Pretare…Forca di Presta!

Ora il Pontifex si esibisce in una delle cerimonie di vestizione/rivestizione più straordinarie che ci sia mai capitata. Il terreno è un po’ infangato e innevato, quindi LUI decide di allungarsi sull’asfalto asciutto, praticamente in mezzo alla strada. Si allunga, e si contorce, si cambia, stando un po’ seduto, un po’ allungato, un po’ divincolandosi, e poi d’improvviso fermo. Biancheria varia, micropile, calzette roteano e s’ammatassano tutt’intorno.


Arriva una prima macchina. Si ferma a 20 metri dal Pontifex e non osa proseguire. Probabilmente riflettono se sia il caso di avvertire le Autorità sulla presenza a Forca di Presta di un “tarantolato”.
Poi però il Pontifex d’un tratto si erge, tutto riassettato e solenne come non mai. E il traffico riprende a scorrere, ma il ricordo degli attoniti spettatori, quello no, non trascorrerà mai.

venerdì 4 febbraio 2011

"MMBACCIA ME' NCHI LI PIPP' DI CAN', CI' VO' QUILLE DI QUECCHIE"

COSI' RIPETEVA SOVENTE MIO ZIO UMBERTO PER DESCRIVERE LA VALENZA DELL'AVVERSARIO. "AI VOGLIA" AD INDIRE SONDAGGI E REFERENDUM!!!

mercoledì 2 febbraio 2011

APRE'S MOI LE DE'LUGE.

SOLEVA RIPETERE LE ROI SOLEIL (LUIGI XIV).NONOSTANTE I RIPETUTI TENTATIVI DI PRENDERE IL MIO POSTO, SIA CON LE BUONE CHE CON LE CATTIVE, CON CAVALIERI COME VOI (TIMIDI, IMPACCIATI, PROVINCIALOTTI),POSSO DORMIRE SONNI TRANQUILLI.L'UNICO DI LIVELLO INTERNAZIONALE SONO IO, COME RIBADITO DAL CAVALIER SILVIO NEL SUO COMMENTO AL POST PRECEDENTE.TUTTA LA SITUAZIONE SI RACCHIUDE BENISSIMO IN UN DETTO POPOLARE CHE RECITA:" LI FUSERE E' DI PRITURE".

venerdì 28 gennaio 2011

Se ci sei batti un colpo.....

Ammettiamolo, Signori Cavalieri. La gradevolissima cena di ieri sera ha consolidato la leadership del Pontifex. Ormai da tempo si sussurrava che era forse giunto il momento di ridisegnare il ruolo del Gran Maestro e alcuni Cavalieri avevano osato proporre un cambio generazionale e di mentalità. Dal loretese autentico alla comunicazione virtuale, dai proverbi dei nostri montanari agli editoriali del Sole 24 ore. Il Melograno era stato scelto come ideale luogo per una "resa dei conti"; defilato e, soprattutto, riservato. La rinvigorita componente scialpinistica spingeva prepotentemente per un ruolo di primissimo piano annoverando uno dei fondatori (o il fondatore) dell'Ordine, la storica e tradizionale componente escursionistica estate/inverno irrobustita da qualche inaspettato "rientro" e da nuovi adepti spingeva a sua volta per il giusto riconoscimento del mitico duemilista, anche in considerazione del fatto che la sua notorietà va aumentando. Lui nel mezzo, apparentemente ignaro ma attento a ogni sguardo di intesa, vigile, sornione. Ebbene, già con il discorso iniziale (che però non è terminato..) ha segnato il territorio e, lo avrete notato, ha cercato di aprire una breccia nel fronte scialpinistico esaltando e riconoscendo pubblicamente le grandi doti di un nuovo pericolosissimo alleato del Cavaliere Angelo. Ha sapientemente condotto la serata neutralizzando progressivamente la componente escursionistica, già giunta molto provata a causa di una condotta di guida piuttosto prudente......Non ha vacillato e credo, invece, abbia consolidato il Suo ruolo al punto tale che gli è stato conferito il diritto di scrivere i post non solo in maiuscolo ma anche in neretto. So che cresce l'attesa per il primo post in grassetto e sono sicuro che non ci deluderà.....Grazie a tutti i Cavalieri per la piacevolissima compagnia!!!! P.S. Mi sa che è tempo di cambiare nome.......

giovedì 27 gennaio 2011

Monte Rapina da san Nicolao

So benissimo che postando queste poche righe mi attirerò le ire di qualcuno (se non di tutti). Ma prima di tutto il dovere.
E' un po di tempo che un gruppo di rivoluzionari sta seminanado il seme della discordia gettando fango su alcuni Cavalieri rei, a loro dire, di non lavorare mai. Falso! e ve lo dimostro.
Il fatto è che questi personaggi del sottobosco (non di PL!) della menzogna non sanno che lavoro in realtà noi facciamo.
Oggi, ad esempio, essendo arrivata una segnalazione che alcuni ciaspolatori avevano violato (calpestandole) alcune tracce di ignari ski-alper sul monte Rapina immediatamente ci siamo attivati e in barba ad ogni regola contrattuale, sacrificandoci (in silenzio, come sempre), già alle 7.45 eravamo sul posto di lavoro. Nonostante a San Nicolao ci siamo dovuti femare con le auto, siamo andati avanti, incuranti del fatto che da li a poco un forte sole ci avrebbe avvolto!
In effetti lungo il percorso abbiamo rilevato numerose prove che la notizia era fondata. Per fortuna i ciaspolatori si sono fermati al rifugio Barrasso.
Una volta giunti in vetta e constatato che, almeno li, tutto era regolare, siamo riscesi.
Detta così sembra facile, provate voi a scendere dal monte Rapina con circa un metro di neve farinosa, un sole fortissimo tanto da stare senza cappello per il caldo! E poi ci si accusa di non lavorare! Ma! come direbbe qualcuno "... è un complotto internazionale..."
Seguono alcune foto a testimonianza del lavoro svolto. Per non irritare alcuni Cavalieri i visi dei componeneti della odierna pattuglia sono stati oscurati in modo da renderli irriconoscibili (sic!)






Prima di chiudere una comunicazione di servizio: dallo ore 10.00 odierne la strada per l'attacco del monte Rapina è stata ottimamente pulita dalla neve.
ndr: sciata f a n t a s t i c a!
Ah dimenticavo, Grazie!

martedì 25 gennaio 2011

... aratura!

cercherò di essere breve:
nella mattinata odierna i boschi limitrofi alle piste di Passo Lanciano sono stati oggetto di una massiccia opera di "aratura" da parte di tre membri dell'Ordine (Angelo, Ufetto e Pastarella) atteso il loro stato di "polvere plasmatica" (del bosco). Il morale è altissimo.
Dopo questa "goliardica" parentesi si preannuncia un ritorno allo ski-alp in ambinete.

UN GRAZIE DI CUORE A TUTTI QUELLI CHE QUESTA MATTINA SI SONO ASTENUTI DA VENIRE A SCIARE ops! volevo dire ARARE!


IL MONTE VETTORE E....IL BATTESIMO DEL CAVALIERE DI VELLUTO.






ERAVAMO INTENZIONATI AD EFFETTUARE TUTTA LA TRAVERSATA DELLE CRESTE CHE SOVRASTANO IL LAGO DI PILATO FINO AL PIZZO DEL DIAVOLO INVECE, CAUSA IL FORTE VENTO A VOLTE PROPRIO "PATAGONICO", ABBIAMO DOVUTO, COME SI SUOL DIRE, RIPIEGARE SUL MONTE VETTORE.SIAMO PARTITI DA FORCA DI PRESTA CON UN VENTO FORTISSIMO E GELIDO ED, INOLTRE, CON UNA VISIBILTA' SCARSISSIMA CI SIAMO INCAMMINATI LUNGO IL SENTIERO CHE CONDUCE AL RIFUGIO ZILIOLI.PRATICAMENTE IL SENTIERO ERA QUASI TUTTO INNEVATO E PER SUPERARE L'ULTIMO TRATTO RIPIDO CHE CONDUCE AL RIFUGIO ABBIAMO DOVUTO CALZARE I RAMPONI.DOPO UNA BREVE SOSTA AL RIFUGIO ABBIAMO RIPRESO IL CAMMINO, SEMPRE CON I RAMPONI AI PIEDI, DIRIGENDOCI VERSO IL MONTE VETTORE E, MENTRE, IL CAVALIER SILVIO, IL MASCHERONE E NICOLA (FUTURO CAVALIERE DI VELLUTO)HANNO PROSEGUITO LUNGO IL SENTIERO ESTIVO IO HO PREFERITO RISALIRE LA CRESTA OVEST ATTRAVERSANDO DALLA SELLA DELLE CIAOLE PERCHE' PIU' INNEVATA E PIU' PANORAMICA.DOPO AVER RAGGIUNTO LA VETTA DEL MONTE VETTORE ABBIAMO FATTO UNA SOSTA PIU' LUNGA AL RIFUGIO.IO E IL CAVALIER SILVIO ABBIAMO DECISO DI SCENDERE PER IL CLASSICO CANALE DEI MEZZI LITRI MENTRE IL MASCHERONE E NICOLA PER LA VIA DI SALITA AL FINE DI RIPRENDERE L'AUTO.IL MOMENTO PIU' TOCCANTE DELLA GIORNATA E' STATO IL BATTESIMO DI NICOLA CON IL NOME D'ARTE "CAVALIERE DI VELLUTO" PERCHE' NELLE ESCURSIONI INDOSSA SEMPRE UN PAIO DI PANTALONI DI VELLUTO STILE "WANGLER" CHE SI USAVANO NELLA MIA GIOVENTU'.LA CERIMONIA E' STATA CELEBRATA IN UN BAR DI ARQUATA DEL TRONTO,INNAFFIATA CON UNO CHAMPAGNE "POMMERY", E PER RENDERLA PIU' SOLENNE ABBIAMO INVITATO IL TITOLARE DEL BAR IL QUALE HA PARTECIPATO VOLENTIERI.PER LA CRONACA:L'ESCURSIONE, COME SI PUO' VISIONARE NELLE GALLERIE DEL CAVALIER SILVIO E MASCHERONE, E' STATA EFFETTUATA PRIMA DELLA ULTIMA FORTE NEVICATA.SCUSATE IL RITARDO!!!!

sabato 22 gennaio 2011

Neve in Abruzzo (finalmente)



Volevate la polvere? E polvere sia

Ecco come si presentava la strada di accesso al mio garage a metà pomeriggio di oggi. Dopo aver "ravanato" traccia in salita e pure in discesa (circa 10 km), mi è toccato pure spalare per rientrare in casa.

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