giovedì 29 settembre 2011

PALA de MESDI' (Catinaccio-Dirupi di Larsec)

dal passo delle Pope:in rosso salita,in verde discesa

dalle Porte Neigre:rif Preuss e Pala de Mesdì


il canalone detritico

ingresso nel canalino dei Bepo de Medil

uscita dal canalino

il c.d. "anfiteatro"


verso la sella caratterizzata da tipiche rocce

lungo la cresta (con la freccia rossa è indicata l'uscita dal canalino di Bepo de Medil)

ultima difficoltà :una paretina sopra un forcellino con rocce vulcaniche


verso la vetta


pendii finali (a sx il Gran Cront)


vetta (Panorama da sx:Catinaccio,croda di Re Laurino,Torre Winkler,torri Nord,le Pope)

Pala de Mesdì

Sentiero bellissimo e panoramico, tracciato nel 1930 dalla guida alpina e gestore del Rifugio Gardeccia, Giuseppe Desilvestro, detto Bepo de Medil .
Itinerario molto bello, ma da non sottovalutare: la presenza di neve ghiacciata all'interno del canalino (passaggio chiave) può aumentare molto le difficoltà (necessari piccozza e ramponi).
Attenzione anche all'orientamento, anche se in genere la traccia è ovunque piuttosto evidente. Informarsi al Rifugio Gardeccia sullo stato delle corde fisse.

L’itinerario parte alle spalle del Rifugio Gardeccia e attraversando il Ruf de Soal, si inerpica tra i mughi per infilarsi in un canale molto accidentato, quindi si gira a destra per un canalino stretto e selvaggio dove esiste un tratto attrezzato. Sbucati al sole si procede per roccette , che alla fine presentano due passaggini un po' delicati; si risale infine per una cresta fino alla cima chiamata Pala de Mesdì (m 2.758), dove c'è una croce in legno benedetta da don Tita Soraruf in memoria dei Caduti di tutte le guerre.


Tempo di percorrenza: ore 5.30.
Periodo consigliato: luglio - fine settembre
Dislivello: 850mt in salita e discesa.
Punto di appoggio: Rifugio Gardeccia.


Nel 1930 la guida Giuseppe De Silvestro, per molti anni gestore del rifugio Gardeccia, aprì ed attrezzò questo bellissimo itinerario che consente di raggiungere il cuore del Larsec con un percorso alternativo al classico Sentiero delle Scalette.
Negli anni gli infissi sono stati gravemente danneggiati, soprattutto per la presenza di neve e ghiaccio fino a stagione inoltrata, e non ripristinati in quanto l’itinerario non costituiva una delle mete classiche del gruppo; fino a poco tempo fa gli infissi erano diventati praticamente inservibili e solo da qualche anno le attrezzature sono state rinnovate.
L’antico “Sentiero Gardeccia” e’ ora denominato, in ricordo del suo ideatore, “Sentiero Bepo de Medil” come indicato sul cartello, posto immediatamente sul retro del rifugio Gardeccia, che indica l’inizio del percorso.
Il rifugio Gardeccia (1948mt) è raggiungibile in circa 20' coi minibus che partono da Pera di Fassa in corrispondenza della stazione a valle delle seggiovie del Vaiolet (prima corsa in piena estate alle 7.30 circa, in agosto la frequenza delle corse è ottima, ma in alcuni momenti di punta fatica a smaltire rapidamente l'afflusso di escursionisti).
ITINERARIO
sul retro del rifugio si attraversa immediatamente il devastato letto del rio Soial,quasi sempre asciutto in estate;
salendo subito decisamente verso N (a destra si stacca il sentiero del Larsec che porta al passo delle Scalette),si risale la Val Vaiolet mantenendosi sotto i selvaggi dirupi di Larsec;zigzagando tra i prati il sentiero porta a montare su di una spalla erbosa dove,da sinistra,si innesta il sentiero che proviene dai rifugi Vaiolet e Preuss).
Si perviene alla base di un torrione squadrato,che si aggira sul retro.
Traversando in piano verso destra, il sentiero raggiunge la base di un grande canalone, racchiuso tra ardite quinte rocciose, dominato in alto a sx dalla bella e liscia parete SE della Palaccia (2602 m) e a destra dalla cresta O della Pala di Mesdì.
Si risale faticosamente, a causa della ripidezza e delle ghiaie mobili, su un fondo molto accidentato di massi,rocce rotte e ghiaie, il largo canalone per circa un centinaio di metri, finchè questo diventa una stretta gola e si divide in diversi rami: trascurati i due più evidenti, che si indirizzano verso sinistra, si raggiunge sulla destra un angusto, stretto e selvaggio canalino incassato tra altissime pareti (l'imbocco non è evidentissimo), il cui fondo può presentarsi, a seconda del periodo e della stagione, detritico o ghiacciato:qui inizia il tratto attrezzato dell’itinerario.

Si imbocca il canale incontrando quasi subito il cavo metallico; si sale mantenendosi prevalentemente al centro o sulle placche di destra, facendo attenzione alla roccia a tratti piuttosto friabile; non è infrequente,soprattutto ad inizio stagione,la presenza di neve e ghiaccio che potrebbero anche richiedere l’uso di piccozza e ramponi;alcuni passaggi richiedono inoltre qualche dote di arrampicata,soprattutto dove il cavo è un po’ lasco e potrebbe muoversi eccessivamente per effetto delle trazioni di braccia.
Si raggiunge alla fine del canalino, la base di un diedrino alto 5 metri; lo si risale con bella spaccata affrontando un passaggio un po' delicato (corda e pioli, ma è richiesta una certa forza) per uscire nuovamente alla luce del sole e guadagnare il filo della cresta (fine del tratto attrezzato) toccando l'orlo di una vasta conca detritica sospesa (c.d. "Anfiteatro") che scende ripida dalla Pala di Mesdì e che in basso si interrompe bruscamente con verticali risalti.
Da qui si prende la cresta verso sinistra e tagliando sempre sul versante di Gardeccia per ghiaie e roccette, si supera un umido canalino (passo leggermente esposto) e si sale per facili serpentine,si attraversa un primo passaggio delicato ed un secondo,in corrispondenza di una zona di scure rocce vulcaniche,per oltrepassare il quale occorre chinarsi per passare sotto un soffitto; da qui un tratto di facili (ma friabili) roccette conduce ad una caratteristica insellatura , un'ampia forcella ghiaiosa tra alcuni inconfondibili gendarmi , dalla quale si vede per la prima volta la Conca del Larsec,e da dove la traccia scende decisamente verso la medesima Valle del Larsec (crocevia di cartelli).
Proseguendo invece lungo la traccia che segue la cresta, si supera un'altra forcellina con affioramenti di roccia scura vulcanica e, risalendo dall'altra parte con un passo un po' delicato (I° grado), si prosegue lungo la dorsale,qui costituita da pendii ghiaiosi la cui ripidità si attenua gradualmente,si lascia sulla sinistra un caratteristico dente roccioso e si raggiunge la cima,caratterizzata da una croce di legno che fu installata il giorno dell’inaugurazione ufficiale del percorso e benedetta da Don Tita Soraruf,uno dei massimi esponenti di sempre dell’alpinismo nel gruppo del Larsec,in memoria dei caduti di tutte le guerre (2758mt).
Dalla cima e dalla parte terminale della cresta si possono godere meravigliose viste sulla conca del Gartl,sulle Torri del Vaiolet e sul Catinaccio,oltre che spaziare su gran parte delle Dolomiti Fassane.
DISCESA
Per la discesa,si torna indietro fino alla caratteristica insellatura descritta nella salita,e da qui si prende il pendio ghiaioso sulla destra (fianco nord) che,con stretti e ripidi tornanti,porta in pochi minuti alla erbosa Conca del Larsec (l'itinerario di discesa ripercorre la via Normann-Neruda-Wagner del 1885).
Da qui due soluzioni:
1) Raggiunto il fondo della valle ,proseguendo verso sx ,si risale alla vicina Forcella delle Pope e si continua poi per l'omonimo passo.Da lì in discesa lungo il Sentiero Don Guido (proveniente dalla vetta della Scalieret) si discende alla valle di S. Lorenzo ed al Rif Vaiolet.
2) Se al contrario si prosegue verso la destra, si scende nell'ampia e verdeggiante conca erbosa posta all'imbocco della Valle del Larsec. Seguendo gli ometti di pietre, si raggiunge il bacino che raccoglie le acque del fantomatico Lago Secco, dominato dall'arditissimo sperone del Cogolo del Larsec. Si incontra qui il sentiero segnato n° 583 proveniente dal Passo di Lausa e che, seguito verso destra, porta in breve al Passo delle Scalette (2400 m, h 1,00 dalla forcella di cresta). Da qui,per l'omonimo sentiero attrezzato si discende dapprima il severo canalone detritico (qualche facile roccetta ed un breve tratto di corde metalliche,preceduto da uno strapiombino ben attrezzato con qualche gradino metallico);si raggiunge la fascia dei mughi e ,con un lungo traverso a mezza costa lungo la Val Vaiolet, si aggira a meridione il Gruppo di Larsec per ritornare al Rifugio Gardeccia (1949) (h 1,30 dal Passo delle Scalette).

CONSIDERAZIONI
Non adatto a tutti, terreno selvaggio e poco frequentato. Da fare in salita e con tempo bello e stabile. Può presentare neve nel canalino ad inizio stagione. Chiedere informazioni sulle condizioni e sul tracciato prima di partire.
Un passaggio di primo grado superiore nella salita attrezzata lungo il canalone;altri passaggi di I°
Attenzione alle rocce friabili (è una caratteristica del Larsec);
Quest’anno totale assenza di neve e ghiaccio nel canalone; l'ultimo chiodo sull'intaglio che sbuca sulla cresta risulta staccato lasciando pertanto penzolare una parte della fune metallica.
Informarsi comunque al Gardeccia sullo stato degli infissi e sulle condizioni di innevamento.

CONSIDERAZIONE FINALE
A mio pare itinerario entusiasmante!

mercoledì 28 settembre 2011

Risposta a Fausto in tema di zona Vaèl (Catinaccio)

Per rispondere a Fausto,poichè non è possibile inserire foto nel testo di risposta,inserisco qui due vie della parete ovest della zona Vaèl.
Ci sono anche però la via Maestri e la Moulin Rouge.



Le vie delle difficoltà che indichi tu ,invece,non esistono in assoluto!

Tanto per chiarirci meglio,queste sono le pareti della zona Ovest di Vaèl.

martedì 27 settembre 2011

TeufelsWand (Roda del Diavolo)


Roda del Diavolo (a sx) e Croz di S. Giuliana (a dx)


Roda del Diavolo dai pressi della Forcella delle Rode


Rif Pederiva e Rif Roda de Vael


Roda de Vael vista dalla vetta della Roda del Diavolo


alcuni alpinisti sull'ultimo tiro della normale del Croz di S. Giuliana


l'itinerario da me seguito,visto dalla vetta della Roda de Vael


Roda del Diavolo (TeufelsWand) dal passo di Costalunga
quota vetta (m): 2723
dislivello complessivo (m): 900
difficoltà: PD- ::
esposizione prevalente: Varie
località partenza: Passo Costalunga (Vigo di Fassa, TN)
punti appoggio: Rif Pederiva e Rif Roda de Vael

cartografia:TABACCO N. 06 - Val di Fassa 1:25000

Cima poco frequentata del Catinaccio (sottogruppo Vael). Il punto di partenza è il rifugio Roda di Vael, facilmente raggiungibile da Ciampedie per il sentiero n. 545 o dal rifugio Paolina per i sentieri n. 539 e 549.
Cima molto bella ed appartata, fuori dal carosello della ferrata del Masaré. Bellissimo colpo d’occhio sulla Roda di Vael, sulle torri del Masaré e sulla Torre Finestra.
descrizione:
Dal Rifugio Roda di Vael si sale verso la breve via ferrata che da accesso alla ferrata del Masaré ed al catino superiore tra la Torre Finestra e la stessa Roda del Diavolo (seguire indicazioni per Torre Finestra). In poco più di un’ora si sbuca (passo del Ciaval) nel catino tra il Croz di S.Giuliana a dx e la Roda del Diavolo a sx, dopo aver superato la via ferrata attrezzata con funi, scale e fittoni, che permette di risalire uno stretto camino. Successivamente si mira verso la Forcella delle Rode (posta tra la Roda di Vael e la Roda del Diavolo) ma non si scende la paretina attrezzata; viceversa qui comincia la vera e propria via normale (20 minuti dall’uscita della via ferrata).

Descrizione della salita:
Dal margine più alto del catino ci si alza per la parete Est della Roda del Diavolo seguendo i rari ometti. Si sta abbastanza vicino al lato Nord della montagna senza però rasentarlo. Vari zig-zag, stando attenti a non perdere la flebile traccia di sentiero, portano in cresta, seguendo la quale,con un tratto più esposto, si perviene velocemente alla vetta (30 minuti dall’attacco).
Difficoltà I° (con due passaggi di I+°)
Discesa:
Come per la salita.

lunedì 26 settembre 2011

ANTICIMA NORD DELLA VETTA ORIENTALE:PARETE EST (La Nebbia del Paretone)








SU QUESTA PARETE NON AVEVO MAI ARRAMPICATO TRANNE CHE SULLO SPIGOLO NORD, IN PASSATO, UN PAIO DI VOLTE NEGLI ANNI 1982 e 1986.APPROFITTANDO DEL BEL TEMPO, DELLA FORMA ACQUISITA, MA SOPRATTUTTO L'AFFIATAMENTO CON ANDREA, DECIDIAMO DI EFFETTUATE LA SALITA DELLA VIA (LA NEBBIA DEL PARETONE)APERTA NEL 1983 DALL'INDIMENTACATO TIZIANO CANTALAMESSA.ENTRAMBI NON L'AVEVAMO MAI FATTA PRIMA.SICURAMENTE E' LA PARETE MENO FREQUENTATA DEL GRAN SASSO DOPO LA NORD DEL CAMICIA, PER ECCESSO SI CONTANO 5/6 VISITE L'ANNO,VUOI PER L'AVVICINAMENTO COMPLICATO CON IL PERCORSO DELLA CENGIA DEI FIORI, LA QUALITA' DELLA ROCCIA CHE VA DA OTTIMA A MEDIOCRE,L'ISOLAMENTO MA SOPRATTUTTO IL POCO MATERIALE PRESENTE SULLE VIE.LA NOSTRA VIA HA UNO SVILUPPO DI CIRCA MT.700 DI CUI META' AUTONOMI E L'ALTRA META' IN COMUNE CON LO SPIGOLO NORD.LE DIFFICOLTA' NON SUPERANO MAI IL 5°.IL PRIMO E L'ULTIMO TIRO NON SONO BANALI E SONO SU ROCCIA OTTIMA.PARTITI ALLE 7,30 DA CIMA ALTA ALLE 4 SIAMO ARRIVATI AL RIFUGIO FRANCHETTI DOVE, PER RICORDARE IL CARO TIZIANO, ABBIAMO MANGIATO UN BUON PANINO AL FORMAGGIO, BIRRA, CAFFE' E UNA SIGARETTA, TUTTE COSE CHE LUI PREDILIGEVA.AMPIO SERVIZIO FOTOGRAFICO SUL SITO DI ANDREA DI DONATO (WWW.WILDWORLD.IT (PHOTOGALLERY (ESPLORANDO L'ANTICIMA) E GALLERIA FOTOGRAFICA DEL PONTIFEX.

venerdì 23 settembre 2011

Ascensione semiseria alle cime del Costone (Velino)

 
Poteva essere una tranquilla passeggiata sul fiume Vomano in sandali e pantaloncini corti. Partenza comoda alle 7,30 e camminata breve con Polveronzola e Marco. L'idea invece non ci convince affatto: tutto troppo facile. Per noi, superstite manipolo di cavalieri erranti, c'è bisogno di qualcosa di più avventuroso. Soprattutto nel giorno in cui Silvio e il Pontifex lanciano l'attacco finale al Dente del Lupo, l'ultimo vero ostacolo al traguardo dei 2000. Su proposta di Mascherone si decide per un trek sulle creste della cima del Costone, sul Velino, facendo tappa al rifugio Sebastiani dove Mascherone ha festeggiato i suoi migliori 50. Nulla d'impegnativo per carità, ma almeno qualcosa che sa di montagna.

Il Costone


Partenza al solito posto e alla solita ora. Alle 8 e passa siamo ai Piani di Pezza, un altipiano attraversato da una strada sterrata divorata senza fatica dal suzuki vitara del Mascherone. Gran fuoristrada il Vitara di Mascherone: 14 anni portati bene, a gas in autostrada e a benzina dove c'è bisogno del ruggito di tutti i suoi 100 cavalli. Da 6000€ in su per chi è interessato ad acquistarla. Non credo interessi a Velluto che al Sebastiani è venuto non per provare la macchina di Mascherone, ma per fare bird watching.



Velluto ci indica la strada


Io vedo aquile dappertutto, Velluto evita di dire fregnacce e parla vigliaccamente di rapaci. Uno stormo di Grifoni Reali lo vediamo sul serio. In primo piano davanti a noi, ali spiegate, testa insaccata nel corpo e becco affilato come una lancia.


In cerca di uccelli rapaci



Sullo sfondo il lago della Duchessa. Quello dove le BR avrebbero gettato il corpo di Moro, ricorda Velluto. A vederlo così sembra uno stagnetto d'acqua piovana, dico io. Da una ricerca su internet risulta che potrebbe essere lui. Ha ragione Mascherone.

Velluto e Mascherone sulla cima del Costone

Dal Costone Orientale raggiungiamo il Costone Occidentale camminando in cresta. Ci fermiamo per una sosta mangereccia. Ho solo delle pesche asfittiche. Mascherone mi propone il suo panino alla mortadella. Velluto ingolosito improvvisa il gioco delle tre carte e in cambio della mortadella mi rifila un panino stopposo al prosciutto che mi si pianta in gola. Passato mezzogiorno, ormai  satolli, decidiamo di scendere a valle.


Mascherone e il suo berretto. La sua eleganza è un tratto distintivo

Prendiamo la strada verso Campo Felice e completiamo in un paio d'ore il giro di rientro al rifugio. Birra o non birra, l’esitazione si dissolve nel sorriso dell’oste che saluta amichevolmente Mascherone. E’ la brunetta dagli occhi blu che ha organizzato la sua festa. Mascherone è raggiante: il Grande Assente qui ci è venuto 2-3 volte ma lei non se l'è mai filato di pezza! Di birre ne prendiamo 2. Bevo e fumo con Mascherone. Velluto guarda nel vuoto: è entrato in fase rem.

Io e Velluto dopo la bevuta

S’è fatta una certa ed è tempo di rientrare. Giusto il tempo di far mangiare un po’ di polvere ad una patetica renault scenic che procede a tentoni sulla breccia. A metà pomeriggio siamo di ritorno a Pescara per l’ultimo bagno a 31°.


giovedì 22 settembre 2011

Intorno a Passo Rolle 21/09/2011

CASTELLAZ


Castellaz

Colbricon Grande e Piccolo

Verso la vetta del Castellaz

il Cristo pensante

vetta

Bureloni,Vezzana e Cimon della Pala


CAVALLAZZA PICCOLA





postazioni di guerra

postazioni di guerra

vetta

Forcella Cavallazza

CAVALLAZZA GRANDE

vetta

Laghi Colbricon

lunedì 19 settembre 2011

Il Dente del Lupo (2297 m) per la cresta Nord - Est

Possiamo certamente affermare che si tratta di una delle cime dell'Appennino che presenta le maggiori difficoltà ambientali, per cui l'ascensione alla vetta risulta piuttosto impegnativa ed occorre conoscere molto bene il terreno per non correre il rischio di trovarsi in guai seri. Per questa ragione ci siamo fatti accompagnare dalla Guida Alpina Andrea Di Donato, che quella parte dell'Appennino la conosce molto bene, il quale ha saputo individuare l'itinerario di salita che presenta le minori difficoltà tecniche, sebbene il terreno si presenta sempre infido e con grande  rischio di caduta massi.
Non nascondo che durante la salita avevo una certa apprensione, peraltro condivisa con Silvio, considerato che la linea di salita non era affatto scontata e "sospettavamo" che la vetta sarebbe rimasta ancora una volta irrangiugibile. In effetti avevamo già tentato nello scorso mese di luglio la salita al Dente del Lupo per la c.d. "normale" descritta sulla guida TCI - CAI, ma avevamo rinunciato a causa dell'evidente discrasia tra le difficoltà riportate sulla guida in questione e quelle effettivamente riscontrate sul luogo. E non avevamo affatto torto!!
Questa volta, il sapiente ed esperto Andrea Di Donato ci ha condotto egregiamente per la via da salita c.d. "invernale", mettendo insieme una serie di canali che alla fine ci hanno condotto al forcellino poco sotto la vetta che aabbiamo potuto raggiungere facilmente con un ultimo tiro di corda in arrampicata su una placca con difficoltà di II/III grado.
L'ambiente severo di questo versante della montagna è superlativo! L'alpinista che vi si trova, come è accaduto a noi, sente di trovarsi dentro la montagna a contatto diretto con essa, quasi inghiottito al suo interno; il panorama sulla vicina parete nord del Monte Camicia accresce questa sensazione di isolamento e di straordinaria bellezza.
Ma veniamo alla salita, effettuata sabato 17 settembre 2011 e alla quale hanno preso parte Gabriele (il Pontifex), Marco, Silvio ed il sottoscritto, oltre al citato Andrea.
Si Percorre la strada che unisce Rigopiano a Castelli fino a superare la galleria ed una piccola area attrezzata per il pic-nic, a quota 770 m  dove si prende il sentiero che attraverso un costone boscoso risale alla Fonte dei Canali (895 m), per poi proseguire fino ad uscire dal bosco. Poco sopra gli ultimi alberi si segue la traccia di sentiero verso destra fino a giungere poco sopra la caratteristica "Scaglia" a quota 1600 m. Qui si piega decisamente verso sinistra (SO) puntando all'imbocco di una canale proprio sulla perpendicolare della citata Scaglia. Si risale il canale, interrotto da qualche breve saltino roccioso, fino a raggiungere una grande cengia erbosa alla base di una parete triangolare, dove si piega decisamente verso destra fino ad intercettare (poco prima dello spigolo che si affaccia sul Fondo della Salsa) un secondo canale inclinato da destra verso sinistra, alla cui base si trova un piccolo deposito detritico. Si risale anche questo canale, dove le difficoltà aumentano (II e III) e superando alcuni salti di roccia rotta e poco stabile ed aggirata sulla sinistra una piccola grotta sovrastata da un grosso masso arrotondato, si perviene ad una cengia caratterizzata da grossi massi instabili che si risale traversando ancora verso destra, fino a raggiungere una evidente sella dalla quale si gode un panorama incredibile su gran parte del versante nord della catena orientale del Gran Sasso e sul lontano Corno Grande.
Dalla sella, aggirando sulla destra il contrafforte roccioso che caratterizza la cresta, in leggera discesa verso destra e poi piegando a sinistra sul pendio erboso, si perviene alla "forchetta Castelli" dalla quale, oltre ad una vista magnifica sul sottostante Gravone e l'intero versante nord del Monte Tremoggia, si può ammirare finalmente la vetta del Dente del Lupo. Dalla Sella, anziche proseguire sulla cresta, si scende sul pendio erboso alla nostra sinistra (versante Gravone) in leggera diagonale verso destra, fino ad intercettare un evidente canale sulla nostra destra,  risalito il quale (II grado) si perviene ad un forcellino che separa la vetta dall'anticima nord del Dente del Lupo. Pochi metri più in alto del forcellino si sosta (attrezzata) alla base della placca attraverso la quale con altri 40 metri ca. si perviene in vetta (sosta con chiodo e spit). 
Per la discesa, dalla sosta attrezzata poco sotto l'ometto di vetta, si effettua una prima doppia fino alla sosta poco sopra il forcellino e da questa, attraverso la parete del versante NO (lato opposto al canale di salita), si effettua una seconda doppia di 60 metri fino alla base della parete che si trova nell'intaglio NO del Dente del Lupo. Si scende attraverso il conoide detritico e, alla base della parete,  si risalgono i ghiaioni fino alla Forchetta Penne. Da qui si risale il canale roccioso (II grado) alla cui base si trova una scritta rossa "Cai Penne, Lucki ..." fino ad un forcellino attraverso il quale si scende (a sx) sui ripidi prati ed in breve si risale alla cresta delle "balconate" del Monte Camicia a quota 2470 m. Da questo punto in poi per sentiero si scende fino a Fonte Vetica, dove occorre aver lasciato una seconda auto.     
La placca che conduce in vetta



Finalmente in vetta 


                       
                       Inizia la discesa lungo la parete NO



                      la "benidizione" del Pontifex (il grande ispiratore) sulle balcona del Camicia, quasi a suggellare la buona riuscita dell'ascensione ... e anche della discesa, per nulla banale a causa della continua caduta dei sassi che hanno martoriato le nostre gambe!



Per guardare tutte le foto dell'ascensione clicca qui o sul titolo del post.

Per le informazioni ulteriori e/o richieste di accompagnamento rivolgersi ad Andrea Di Donato:  www.wildworld.it dove nella sezione dedicata - www.wildworld.it/index.php?option=com_content&view=article&id=140:dente-del-lupo&catid=55:2011&Itemid=61 - vi sono altre prezione informazioni ed un personale reportage fotografico; contatto e-mail: didoguida@gmail.com 

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